Addio al “merlo” Lando Buzzanca ironico simbolo del maschio latino

19 Dicembre 2022

Ben centodieci i film girati in una carriera lunghissima, ma anche tanto teatro, fiction e televisione Ricoverato da tempo in una Rsa, 87 anni, ha lavorato con registi come Germi, Faenza e Pietrangeli

ROMA. Se ne è andato in punta di piedi uno dei volti più conosciuti del cinema e della tv italiana. Lui che dell'esuberanza e della simpatia aveva in parte fatto la sua cifra creativa. Un anno trascorso in un Rsa, seguito da un ricovero in ospedale e poi in un centro di riabilitazione. Acciacchi, cadute, malattie, e uno strascico di polemiche finale che lascia un senso di nostalgia. Lando Buzzanca aveva 87 anni e una lunghissima carriera alle spalle. Famoso soprattutto per aver incarnato meglio di chiunque altro lo stereotipo dell'uomo siciliano passionale e geloso, anche per grandi registi come Pietro Germi e Antonio Pietrangeli.
«Ho interpretato centodieci film», raccontava, «ma fin dall'inizio ho sempre voluto fare l'attore. Anche quando non ero nessuno ed ero al verde. Avevo 500 mila lire in tasca che mi aveva dato di nascosto mia madre, ma sono finiti in fretta, ho dormito per strada, ho mangiato alla Caritas, facevo piccole comparsate». Gerlando Buzzanca, detto Lando, nasce a Palermo il 24 agosto 1935 da una famiglia di attori. Studia recitazione alla celebre Accademia Sharoff tra un lavoro saltuario e l'altro. Fa il cameriere ma anche il gigolò. A 17 anni si trasferisce a Roma. L'esordio al cinema arriva nel 1959 in un film storico, non solo per l'ambientazione. Si tratta del kolossal Ben Hur, dove l'attore appare nella piccola parte di uno schiavo. L'occasione giusta arriva nel 1961 con Pietro Germi che lo sceglie per il ruolo di Rosario Mulè in Divorzio all'italiana. L'anno dopo è ancora Pietro Germi a regalargli una grande parte, quella del fratello di Stefania Sandrelli in Sedotta e abbandonata. Nel 1956 Lando si sposa con Lucia, donna con cui è rimasto per 57 anni. Buzzanca, dopo i film di Germi, decide di non trascurare la televisione e partecipa a diversi sceneggiati come La trincea.
Piano piano l'attore inizia a crearsi un suo personaggio, quello del provinciale amante delle donne e spesso poco furbo. Questa maschera ricorrente lo porterà a collaborare anche con grandi registi. Nel 1963 appare al fianco di Catherine Spaak in La parmigiana di Antonio Pietrangeli, in cui interpreta l'ottuso fidanzato della protagonista. Un'altra grande svolta nella sua carriera arriva nel 1971 con la commedia Il merlo maschio di Pasquale Festa Campanile, con Laura Antonelli.
Ma gli anni '70 sono anche quelli del successo televisivo in coppia con Delia Scala in Signore e signora con il tormentone “mi vien che ridere”, del quale Buzzanca ha parlato come di una «delle cose più belle della mia vita». Nel film L'arbitro del 1974, l’attore dà prova della capacità di entrare nei panni altrui. Tra la fine degli anni Sessanta e i Settanta, Lando collabora più volte con un altro grande regista: Lucio Fulci. Insieme i due girano tre film: Operazione San Pietro, Nonostante le apparenze e Purché la nazione non lo sappia.
Gli anni Ottanta gli regalano poco spazio al cinema, anche perché per i gusti di Buzzanca la deriva che stava prendendo la commedia sexy italiana era ormai eccessiva. Si rifà con il successo in radio e in teatro e con il film Secondo Ponzio Pilato di Luigi Magni. Buzzanca torna alla ribalta in tv nel 2005 con il trionfo della miniserie di Rai1 Mio figlio, nata da un'idea dello stesso Buzzanca che interpreta un poliziotto, il Commissario Vivaldi, padre di un ragazzo gay (oltre 8 milioni di spettatori e 30%). Lui che è sempre stato apertamente di destra desta sorprese nella parte, ma è un trionfo.
Nel 2007 raccoglie il plauso anche della critica per la sua interpretazione nel bellissimo I Viceré di Roberto Faenza. La partecipazione al film gli garantisce la vittoria di un Globo d'oro e la nomination al David di Donatello come miglior attore protagonista. Dopo i successi de Lo scandalo della Banca Romana e La Baronessa di Carini, torna di nuovo in tv con Il Restauratore, dove è il sensitivo Basilio. Nel 2016 prende parte a Ballando con le stelle e nel 2017 interpreta con Carlo Delle Piane una coppia di anziani omosessuali nel toccante film Chi salverà le rose?
Buzzanca aveva due figli, Massimiliano e Mario. Dopo la morte della moglie, avvenuta nel 2010, aveva perso la forza e la voglia di vivere tanto che nel 2013 tentò anche di togliersi la vita, non riuscendoci. A salvarlo dal baratro fu l'incontro con la sua nuova compagna Francesca Della Valle di 35 anni più giovane. L'ultima fase della sua vita è però segnata da ricoveri e polemiche.
Tante le reazioni alla scomparsa del grande attore, a partire dal ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, che scrive su Twitter: «Un protagonista della nostra cultura nazionale. Vicinanza e condoglianze alla famiglia».