Addio al musicista greco Vangelis che vestì di note il cinema mondiale

20 Maggio 2022

Non c'è persona, amante di cinema, semplice appassionato di musica, perfino spettatore televisivo o frequentatore di grande sport che non abbia conosciuto e amato Vangelis, magari senza nemmeno che...

Non c'è persona, amante di cinema, semplice appassionato di musica, perfino spettatore televisivo o frequentatore di grande sport che non abbia conosciuto e amato Vangelis, magari senza nemmeno che il suo nome gli fosse familiare. La generazione degli anni '60 ha ballato e si è innamorata sulle note di Rain and tears con la voce rotta di Demis Roussos o di It's five o’clock; chi è cresciuto negli anni '80 ha palpitato seguendo la corsa verso la vittoria di Momenti di gloria, scandita dal crescendo epico di una musica che ha fatto il giro del mondo finendo perfino in più di uno spot commerciale. Chi si è commosso vedendo la solitudine disperata del replicante di Blade runner ha ancora in testa la straziante melodia che lo connota. E chi ha partecipato o visto in tv il mondiale di calcio in Corea/Giappone non dimenticherà più la sigla ufficiale di quella sfortunata (per l'Italia di Totti) spedizione.
Evángelos Odysséas Papathanassío, morto ieri a Parigi all'età di 79 anni, era nato ad Agria, in Tessaglia, il 29 marzo 1943. In una delle sue rarissime interviste attribuiva al padre la sua passione per la musica: il suo primo concertino casalingo ad appena 4 anni, usando radio, pentole e bicchieri. Autodidatta, diceva che le sue radici rimanevano nella musica greca tradizionale e poi nel jazz. Ma quando, diciottenne, gli fu regalato il primo organo Hammond, fu contagiato dall'esplosione del pop e del rock e diede vita al primo complesso, Formynx, nel ’63. Il successo gli sarebbe letteralmente piovuto sulla testa cinque anni dopo con la progressive band Aphrodites Child, nata fuori dalla Grecia perché Vangelis si era auto-esiliato nel' 67, sconvolto dalla presa del potere dei Colonnelli e dalla successiva dittatura. Con Demis Roussos e gli altri rimase appena tre anni, scanditi però da un successo senza pari. Intanto aveva trovato casa a Londra dopo un lungo soggiorno parigino e le due culture, oltre all'adesione ai movimenti del Maggio francese, lo segnarono profondamente. Vangelis è stato tra i grandi pionieri della musica elettronica, ma senza la sua immediata consonanza per il cinema, oggi scriveremmo una storia diversa. A Londra aprì negli anni '70 il suo studio di incisione («il laboratorio»), diede un taglio netto alla vita da rocker, rigettandone abitudini come droghe e alcool e cominciò un'intensa fase di ricerca che poi avrebbe trovato in Jon Anderson degli Yes il perfetto complice. Nel frattempo aveva rispolverato la passione per le colonne sonore coltivata in gioventù, quando aveva collaborato a film greci dei primi anni '60 e anche in questo caso ebbe la fortuna di incrociare l'occasione irripetibile. In Francia aveva scoperto sonorità e modelli culturali diversi con Rossif, Chapier e Fitoussi. Ma fu a Londra che il destino bussò alla sua porta, quando il regista Hugh Hudson lo cercò per Momenti di gloria, nel 1980. «C'erano davvero pochi soldi, ma Hugh mi piaceva», raccontò più tardi. «Nessuno avrebbe scommesso un penny sul risultato finale». Invece, milioni di dischi venduti, un Oscar e i maggiori riconoscimenti del cinema inglese gli aprirono le porte di Hollywood. Prima la collaborazione con Ridley Scott per Blade runner» e 1492), poi quella con un altro esule come Costa Gavras per Missing. La sua patria artistica rimase però sempre l'Europa, dove lavorò con Roman Polanski per Luna di fiele. La sua ultima colonna sonora di successo fu Alexander, epico ritratto della cultura greca classica di Oliver Stone nel 2004.
Adorava la fantascienza e cercava le sonorità dello spazio, considerava Stephen Hawkins il più grande genio della nuova era. «La mitologia, la scienza, l'esplorazione dello spazio», ha detto, «sono soggetti che mi affascinano e si ritrovano sempre, insieme alle sonorità della mia patria, nella musica che scrivo». Oggi se ne va alla ricerca di un altro viaggio: lo accoglierà quel cosmo fitto di sonorità arcane a cui guardava anche nell'ultimo album che ci ha lasciato, Juno to Jupiter, ispirato alla missione spaziale verso Giove.