Addio Holer Togni, lo stuntman che entrò nel Guinness dei Primati

1 Novembre 2022

MILANO. Di piloti bravi ce ne sono tanti, ma «mio padre aveva qualcosa di più, era un animale da palco». Nelle parole della figlia Ledya c’è il motivo per cui il nome di Holer Togni – il re degli...

MILANO. Di piloti bravi ce ne sono tanti, ma «mio padre aveva qualcosa di più, era un animale da palco». Nelle parole della figlia Ledya c’è il motivo per cui il nome di Holer Togni – il re degli stuntman, morto ieri a Milano – per una generazione e più è stato sinonimo di guida spericolata.
Quella che lui, nato nella celebre famiglia di circensi, ha importato dall’America a inizio anni '70, con il fratello Divier. Insieme hanno lasciato il circo e dato vita allo show “Stunt Cars”, che ha girato Italia e Europa per oltre tre decenni, attirando fino a un milione di spettatori all’anno, dai grandi stadi all’autodromo di Monza, riproducendo dal vivo le spericolate imprese possibili solo al cinema. Numeri spettacolari come le due ruote su auto, camion e persino trattori, in spettacoli dal ritmo incessante, costruiti intorno a temi come il film Blues Brothers, il preferito del pilota. La fama è stata poi amplificata dalla tv e dal cinema, con Togni e la sua sagoma dal cranio rasato protagonisti delle scene più acrobatiche su 4 ruote. Icona popolare, i suoi show riempiono gli stadi e diventano il momento più atteso di grandi appuntamenti come il Motor Show di Bologna. Coinvolse perfino Gianni Agnelli in un’evoluzione su una Fiat 131, convincendolo a diventare sponsor dei suoi show. Senza limiti a rischi e creatività, Togni nel’95 entra nel Guinness dei Primati per aver guidato un tir inclinato su tre ruote. «Papà», dice la figlia, «vuole essere ricordato per quello che ha fatto, ha lavorato fino all’ultimo perché era un uomo di spettacolo, ce l’aveva nel sangue. Ci sono pochi personaggi come lui, forse solo zio Darix, il domatore di tigri: erano i più carismatici della famiglia. Mio padre era avanti in tutto, fu il primo a introdurre il pc nel circo, era curioso. Mi ha insegnato a vivere: oggi posso parlare e trovarmi di fronte a chiunque senza paura, perché so di cosa parlo. Stare con lui è stata una grande lezione di vita, papà mancherà tanto perché è tanta roba». Ai fan che dopo gli show si ritrovavano con motorini o apecar per tentare il numero su 2 ruote diceva che «per fare certe cose non c’è bisogno di spavalderia ma di testa, devi avere coraggio ma soprattutto essere tanto lucido».