Addio Mago Zurlì, ultimo eroe della televisione anni Sessanta

24 Marzo 2017

È morto a 90 anni Cino Tortorella inventore del festival di canzoni per bambini Dal palco dell’Antoniano raccontò un Paese povero di beni ma ricco di speranze

di Giuliano Di Tanna

Che il suo costume da mago immaginario fosse azzurro lo appredemmo solo sfogliando le prime pagine a colori del Radio Corriere Tv. Era un eroe della televisione in bianco e nero, Cino Tortorella in arte Mago Zurlì, morto ieri all’età di 90 anni, nella sua casa di Milano. Con lui se ne va forse l’ultimo personaggio della tv dei primordi, quella del maestro Manzi e di padre Mariano, del professor Cutolo e di Ugo Zatterin, degli sceneggiati di Bolchi e del Maigret di Gino Cervi. E quella dello Zecchino d’oro presentato da Tortorella nella calzamaglia e con i capelli spruzzati di brillantini di Mago Zurlì, un Festival di Sanremo in sedicesimo che sopravvive oggi lontano dalla popolarità di quello condotto da Tortorella, che fermava davanti ai televisori gonfi come donne incinte, bambini e genitori ipnotizzati da Topo Gigio e da canzoni piene di animali antropomorfi e pistoleri immaginari.

Cino Tortorella, nato a Ventimiglia, aveva inventato lo Zecchino d'oro, nel 1959. La rassegna di canzoni per l'infanzia, dal 1961 in onda all’Antoniano di Bologna, fu ideata in realtà da Tortorella due anni prima, su richiesta del Salone del bambino, alla Triennale di Milano, ma ebbe il lancio quando nacque la collaborazione con la Rai e con i frati bolognesi. Lo Zecchino fece entrare Tortorella nel Guinness dei primati nel 2002, perché aveva presentato lo stesso programma per il maggior numero di anni. La collaborazione con l’Antoniano si interruppe alla fine degli anni Duemila per un contenzioso che lo vide contrapposto in particolare all’allora nuovo direttore dell’Antoniano, fra’ Alessandro Caspoli.

Ma il nome di Tortorella è legato anche a un altro programma classico della tv degli anni Sessanta: “Chissà chi lo sa?”, la trasmissione a quiz per ragazzi della scuola media inferiore andata in onda per 12 anni e portata al successo da Febo Conti. Con la nascita delle tv private, a metà degli anni Settanta, Tortorella lasciò la Rai per approdare a Telealtomilanese e Antenna 3. Tortorella ha collaborato anche con periodici per ragazzi, come Topolino e Il Corriere dei Piccoli. Nel suo nome è nata pure un’associazione onlus, Gli Amici di Mago Zurlì, che persegue finalità di solidarietà operando nell’informazione e nella didattica, a tutela della salute e dei diritti civili dei bambini.

Il mondo dell’infanzia e i bambini sono sempre stati al centro dei suoi interessi. A partire da quelli degli anni Sessanta, i piccoli interpreti di canzoni come Quarantaquattro gatti, o Popoff che, grazie alle vittorie allo Zecchino d’oro, conoscevano i loro 15 minuti warholiani di fama nazionale, o che – come nel caso di Cristina D’Avena – da adulti si riciclavano interpretando sigle per cartoni animati.

Era un’Italia ingenua e sentimentale, quella che arrivava nelle case in diretta dall’Antoniano di Bologna. Un’Italia che non si vergognava del proprio sentimentalismo ma che, anzi, lo esibiva come una sorta di antidoto alle bruttezze del mondo, come la guerra che s’era lasciata alle spalle solo da un paio di decenni. L’Italia che Tortorella-Zurlì raccontava attraverso le faccine ingenue dei piccoli cantanti dello Zecchino era un Paese infinitamente più povero di quello attuale, ma più ricco di speranze. Sogni che, però, erano solidamente piantati nella realtà. Era una comunità in cui i bambini sapevano ancora le tabelline a memoria e lo dimostravano spiegando come 44 gatti possono stare in fila per sei solo a patto di ricordarsi che ne restano due spaiati. Complice anche una povertà ancora molto diffusa, i conti si imparavano a fare bene fin da piccoli, forse presagendo che, a non saperli fare, dei 44 gatti ne sarebbero rimasti vivi solo 2. E poco avrebbe potuto fare quel ragazzone con i capelli da fata turchina e il mantello con tante stelline appiccicate sopra. Non che Mago Zurlì avesse mai vantato poteri paranormali. No, non faceva trucchi o incantesimi, il mago di Tortorella. E più che sulle stelline magiche del suo costume, faceva probabilmente affidamento (anche lui) sullo Stellone d’Italia. Tramontato da tempo quello, erano rimaste nei ricordi degli ex bambini di mezzo secolo fa solo le stelline del Mago Zurlì. Ora, con la morte di Cino Tortorella, si sono spente anche quelle.

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