Adriatico racconta la vita di Tondelli, set all’Aquila

4 Gennaio 2022

Il regista abruzzese gira “La solitudine è questa”, la storia dello scrittore morto nel 1991 a 36 anni

L’AQUILA. «Nessuno ha saputo raccontare gli anni Ottanta meglio di lui. Pier Vittorio Tondelli è stato un grandissimo scrittore, epocale, che i trentenni di oggi purtroppo non conoscono. Ha raccontato una stagione complicata con un linguaggio nuovissimo e personaggi al limite». Aiuterà a (ri)scoprire l’autore di “Altri libertini”, “Pao Pao”, “Rimini” il nuovo film di Andrea Adriatico “La solitudine è questa”, a cui il regista aquilano ha dato il primo ciak in una data simbolica, trentennale della morte di Tondelli, avvenuta il 16 dicembre 1991 a soli 36 anni.
Il lungometraggio (il titolo è una frase dall’ultimo romanzo “Camere separate”, che Adriatico anni fa ha trasposto in teatro), tra documentario e fiction, è sceneggiato da Adriatico con Grazia Verasani e Stefano Casi, che insieme hanno scritto il biopic su Mario Mieli “Gli anni amari” (2019). Produce Cinemare.
Anche L’Aquila sarà set per “La solitudine è questa”, in primavera. «Abbiamo iniziato a girare a Bologna e ora stiamo facendo la parte in studio, l’unica condizione col set controllabile, in una bolla anti contagio. Speriamo che in primavera la situazione sanitaria sia migliorata», dice Adriatico. «Il film ripercorre in sette città le tappe chiave della storia umana e professionale di Tondelli, il suo girovagare. Il viaggio era uno dei temi chiave della sua scrittura. Il film è un viaggio nei suoi libri e nelle sue città». Il viaggio inizia da Correggio (dov’era nato il 14 settembre 1955), e prosegue per Bologna dove il giovane Tondelli si trasferì per gli studi, Orvieto dove fece il servizio militare, Rimini, la città simbolo del divertimento anni Ottanta, Milano, dove visse e lavorò negli ultimi anni, Berlino, città emblematica del suo rapporto con l’Europa. In mezzo L’Aquila, «la città del suo “terremoto” esistenziale, simboleggiato dal sequestro e processo del suo primo libro “Altri libertini”», sottolinea il regista abruzzese «Mi sono accorto di “Altri Libertini” a 14 anni al liceo grazie a un professore di lettere molto acuto che ci sollecitava con queste letture “strane”. Sono stato folgorato dalla scrittura di altissima qualità e non solo perché le pagine di Tondelli mi portavano in un altrove. È stato scrittore e giornalista di grandissimo livello, un autore la cui complessità non può essere ridotta né alla sola dimensione di scrittore cattolico né solo a quella di scrittore gay».
Partendo dai romanzi e dalle invenzioni linguistiche dello scrittore emiliano e dalle parole di tanti testimoni, i due personaggi interpretati da Lorenzo Balducci e Tobia De Angelis vanno alla scoperta di un autore “del passato”, confrontando la loro solitudine con quella raccontata e vissuta da Tondelli.