Al Bano: «Musica e fede mi hanno salvato la vita...»
Il cantante in concerto a Pescara il 5 agosto: con Romina ho recuperato ciò che era stato distrutto in vent’anni
PESCARA. «Abruzzesi e pugliesi hanno la stessa radice, lo stesso sapore di terra e mare addosso». Quello di Albano Carrisi con l’Abruzzo è un rapporto ancestrale, fatto di cose non dette ma sentite sulla propria pelle. E nella città di Pescara, questo artista internazionale conosciuto col nome d’arte di Al Bano, torna ad esibirsi dopo più di quarant’anni. «Era una serata del 1969», racconta, «poi la vita mi ha portato altrove, ma l’importante è tornare».
E così, mercoledì 5 agosto, il cantautore si esibirà a Les Paillotes, proprio di fronte al mare. Il concerto rientra nella rassegna “Palco d’autore” e sarà preceduto da una cena in spiaggia. Una doppia formula: cena spettacolo a 110 euro, solo concerto a 40 euro (prevendite allo 085/61809).
Gli ingredienti per una serata unica ci sono tutti, ma quali sono per Al Bano i momenti indimenticabili?
«Tantissimi. La mia vita è intensa, interessante, piena di imprevisti. Una vita che spesso è stata un mare in tempesta, ma il marinaio ha tenuto testa a tutte le intemperie».
In mezzo, sempre la musica.
«Non mi è mai passata la voglia per ciò che non considero un lavoro, ma un misto di passione e missione. Da ragazzino, la musica mi aiutava a sognare: mentre raccoglievo olive o zappavo i filari di vigna, mi permetteva di volare con la fantasia. Al Nord poi, quando mi sono trovato davanti ad un’Italia che non immaginavo, la musica mi ha aiutato a vivere. Ho sentito una nostalgia canaglia della famiglia, ma sono andato avanti. Poi è arrivato il successo e mi sono goduto quel periodo incredibile. Gli anni ’90 invece sono stati tremendi, ma lei, la musica, era sempre lì a farmi compagnia, insieme alla fede».
Manovale, cameriere, operaio metalmeccanico… lei è l’icona del sogno che diventa realtà?
«Ho fatto tutti i mestieri, fin da piccolo. Grazie a due genitori straordinari che mi hanno insegnato umiltà e onestà, e anche determinazione e decisionismo. Alcuni miei amici sono più fragili, io grazie a Dio non sono così, nemmeno nei periodi duri. Mi ricordo quando il dottore mi disse: “Lei ha un cancro”. Mi è caduta addosso la saracinesca della vita, ma nello stesso attimo ho deciso di affrontare la situazione e reagire. La prima domanda che ho fatto al medico è stata: “Mi lasciate il tempo di fare Sanremo?”. E così è stato. La musica è un’ottima medicina».
Quale tra le sue canzoni ama di più?
«Sono state tutte interessanti, perché l’una ha preparato l’altra. Sono pagine della mia vita, cantate. E poi, canto solo ciò che mi piace, senza accettare imposizioni da nessuno».
E con i suoi figli come si comporta?
«Sono un papà normale, attento alla crescita. Non sono un padre padrone, ma insieme alla dolcezza uso anche la fermezza. I vizi sono banditi da casa mia, da sempre. E il pianto deve essere giustificato, niente capricci».
Nella sua vita, un altro posto importante è occupato dall’amore per la terra e per i suoi frutti.
«E’ dal 1973 che faccio vino. E’ una passione figlia di mio padre, che me l’ha trasmessa alla grande. Ma quando stavo con lui, c’ero e non c’ero nella terra. Fino a quando, da cantante famoso, ho voluto aiutare il contadino. Ora coltivo ortaggi nelle serre, gli stessi che serviamo nel mio ristorante a Cellino San Marco».
Gira il mondo ma torni sempre a casa. Cosa pensa della politica italiana?
«La politica ha rovinato gli italiani. C’è molta gente che lavora contro il bene del nostro Paese. Contro questo patrimonio mondiale che è l’Italia. Poi vai in Austria e in Germania e vedi cos’è il rispetto per la natura e per la civiltà. È possibile che stiamo diventando la culla dell’inciviltà e siamo passivi di fronte a questo scempio?».
Ha detto di aver chiuso con il matrimonio. Eppure sul palco dell’Arena di Verona, lei e Romina Power avete riportato indietro le lancette del tempo.
«Abbiamo recuperato tutto quello che in venti anni è stato distrutto. Rimango un solista, ma se ci chiedono serate speciali, io dico di sì».
Parlando di serate speciali, cosa sentiranno coloro che il 5 agosto verranno a Les Paillotes?
«Non bisogna mai anticipare ciò che si fa. L’unico copione per me è il pubblico».
(d.s.m.)
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