Al Campiello trionfa la faina del giovane Bernardo Zannoni

4 Settembre 2022

“I miei stupidi intenti” racimola 101 voti. Quarto l’abruzzese Fabio Bacà E Diodato, tra gli altri, omaggia il grande Ivan Graziani cantando “Lugano addio” 

VENEZIA. Con i 101 voti per il suo primo romanzo, I miei stupidi intenti (Sellerio), in cui la faina orfana Archy riesce a guadagnare la coscienza, il giovane Bernardo Zannoni ha trionfato a sorpresa al Premio Campiello 2022.
Non ce l’ha fatta invece lo scrittore di Alba Adriatica, Fabio Bacà, con il suo Nova (Adelphi), che con 43 voti si ferma al quarto posto.
«È la mia prima opera pubblicata e ha già fatto un casino», ha commentato a caldo Zannoni, 27 anni, di Sarzana, sul palco del Teatro La Fenice. «Non me lo aspettavo, non mi sono nemmeno preparato un discorso. Grazie a chi ha creduto in me, vengo dal nulla, ho girato l'angolo giusto ieri». Emozionatissimo: «La coscienza è una dannazione, un vantaggio, ma bisogna salvare il salvabile prima di scomparire. Ho cominciato il libro a 21 anni. Volevo fare un romanzo su una volpe, le faine sono un po’ come le volpi, ma meno conosciute e così ho pensato: “perché non una faina”? È più originale, meno scontata», ha raccontato lo scrittore.
Ha vinto «un ragazzo di 27 anni che ha cominciato a scrivere a 21 anni un libro che parla di un animale in un Paese che, si sa, non è un Paese per giovani» ha commentato il presidente della giuria dei Letterati Walter Veltroni. «Il Campiello e la letteratura sono la saga della libertà di essere se stessi, di avere le proprie convinzioni politiche», ha spiegato Veltroni nell'edizione in cui si sono festeggiati i 60 anni del Campiello. E per l'occasione è arrivato “Il Campiello dei Campielli”, assegnato a La Tregua di Primo Levi, vincitore della prima edizione nel 1963, «per l'importante testimonianza civile e per la straordinaria qualità letteraria dei suoi testi». Levi, che vinse anche nel 1982 con Se non ora quando, è l'autore «in cui c'è lo spirito del racconto del Campiello, che è la libertà» ha affermato Veltroni. In collegamento video è stata emozionante la testimonianza della senatrice Liliana Segre. «Io ho sempre detto le stesse parole di Levi: “non dimentico nulla, cerco di ricordarmi i volti, le parole, i colori. Non perdono perché non posso perdonare un delitto simile. Se avessi odiato sarei diventata come i miei aguzzini, ma io sono diversa da loro, scelgo l'amore».
Al secondo posto, La foglia di fico. Storie di alberi, donne, uomini (Einaudi) di Antonio Pascale, 54 voti, in cui lo scrittore si affida alle piante e dedica ogni capitolo a un albero per raccontare il desiderio di vivere e amare, la forza, la compassione. Al terzo Elena Stancanelli con Il tuffatore (La nave di Teseo), 46 voti, in cui racconta la parabola di Raul Gardini che diventa il simbolo di una generazione scomparsa. Al quarto, come detto, Fabio Bacà con Nova (Adelphi), 43 voti e al quinto Daniela Ranieri con Stradario aggiornato di tutti i miei baci (Ponte alle Grazie), 31 voti.
Le preferenze arrivate dalla Giuria Popolare di Trecento Lettori Anonimi sono state 270. La serata finale, tornata nella sede storica del Gran Teatro La Fenice che aveva lasciato a causa della pandemia, spostandosi nel 2020 in piazza San Marco e nel 2021 all'Arsenale, è stata condotta da Francesca Fialdini e ha visto la partecipazione di circa 1000 invitati, tra cui il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D'Incà e il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro.
La cerimonia ha visto Lodo Guenzi, frontman di Lo Stato Sociale e attore Premio Biraghi 2021, scegliere con grande empatia una parola, “porta”, per i 60 anni del premio. E per ogni libro: per Antonio Pascale “ramo”, per Fabio Bacà “rabbia”, per Elena Stancanelli “paura”, per Daniela Ranieri “segmento” e per Bernardo Zannoni “inchiostro”. Diodato ha cantato sei canzoni tra cui Lugano addio di Ivan Graziani e L'isola che non c'è di Edoardo Bennato. Nel corso della serata sono stati consegnati il Premio Fondazione Il Campiello alla Carriera a Corrado Stajano, 91 anni, che ha svelato in diretta che il suo libro più amato è Il sovversivo, la storia di un ragazzo anarchico ammazzato sul lungarno di Pisa. Il Campiello Giovani 2022 ad Alberto Bartolo Varsalona per La spartenza, mentre il Premio Campiello Opera Prima a Francesca Valente con Altro nulla da segnalare (Einaudi).