Al Florian c’è “Arturo”, spettacolo che fa del dolore un atto creativo

PESCARA. Torna al Florian dopo l’apprezzatissimo “Pezzi” presentato in dicembre la giovane regista e autrice pescarese, sempre più lanciata a livello nazionale, Laura Nardinocchi con il suo ultimo...
PESCARA. Torna al Florian dopo l’apprezzatissimo “Pezzi” presentato in dicembre la giovane regista e autrice pescarese, sempre più lanciata a livello nazionale, Laura Nardinocchi con il suo ultimo lavoro realizzato in coppia con Niccolò Matcovich. “Arturo” il titolo della pièce di e con Laura Nardinocchi e Niccolò Matcovich, che sarà in scena nel teatro off di via Valle Roveto a Pescara domani sera alle ore 20,45 e sabato 25 alle ore 19.
Pluripremiato in tutta Italia, produzione Florian Metateatro e Rueda/Habitas, lo spettacolo nasce dall’incontro di due registi/autori che condividono lo stesso dolore: la perdita del padre. Da qui l’esigenza di trasformare le autobiografie da memorie private ad atto collettivo e universale. I due piani si invertono, si intersecano, si mischiano e a volte si confondono. Sul palco si costruisce un puzzle della memoria i cui pezzi sono disposti nello spazio in maniera casuale. Ciò permette al lavoro di avere una struttura mutevole, non replicabile e dalle “infinite” combinazioni, proprio come l’andamento della memoria.
L’intento è di trattare la morte con la voglia non di compatirsi o cercare conforto, bensì trasformando il dolore in atto creativo. Laura Nardinocchi, dopo la vittoria nel 2019 con “Pezzi” al Roma Fringe Festival 2019, è stata la prima artista abruzzese a vincere il Premio Scenario Infanzia, proprio con “Arturo”. La giuria ha così motivato la sua scelta: «Arturo affronta in modo sobrio e composto il dolore per la morte del padre senza mai scadere nella retorica e riunendo in un’emozione autentica le nuove generazioni e il pubblico adulto. Lo spettacolo ci invita a riflettere sulla figura del padre e a confrontarci col tema della morte, spesso tabù sulla scena e nella vita. Utilizzando un interessante dispositivo drammaturgico, lo spettacolo si modula diversamente grazie all’interazione con gli spettatori e chiede ogni volta ai due interpreti di rendere unica e irripetibile la loro performance. Un teatro di verità che, grazie all’autenticità dei due protagonisti, rende incerto il confine della rappresentazione». Per la grazia del lavoro e per la modalità innovativa della relazione col pubblico, lo spettacolo è consigliato per un pubblico adulto e di ragazzi a partire dai 12 anni. Niccolò Matcovich (Roma 1989) diplomato alla Civica Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano, è tra i fondatori della compagnia Habitas e, dall’estate del 2018, cura la direzione artistica di CastellinAria – Festival