Al Florian Espace due date per la pièce di Agota Kristóf

9 Marzo 2024

PESCARA. Una scrittrice unica e amata, Ágota Kristóf, e un’attrice di talento e intensità, Anna Paola Vellaccio, per il terzo appuntamento a Pescara con la rassegna Femminile Plurale, dedicata dal...

PESCARA. Una scrittrice unica e amata, Ágota Kristóf, e un’attrice di talento e intensità, Anna Paola Vellaccio, per il terzo appuntamento a Pescara con la rassegna Femminile Plurale, dedicata dal Florian Metateatro alla creatività femminile e ai temi della disparità di genere. Il programma curato da Giulia Basel e Chiara Sanvitale propone, oggi alle 20.45 e domani alle 17.30 al Florian Espace, La chiave dell’ascensore, regia del pluripremiato Fabrizio Arcuri. Produzione del Florian Metateatro con Accademia degli Artefatti, l’allestimento dopo le date pescaresi andrà in tournée, a partire da Torino per la rassegna Terreni Fertili il 14 e 15 marzo. Nota soprattutto per la Trilogia della città di K. (il cui primo romanzo, Il grande quaderno del 1986, è diventato un altrettanto perturbante film di Jànos Szàsz), la scrittrice e drammaturga ungherese naturalizzata svizzera Ágota Kristóf (1935-2011) pubblicò in francese nel 1977 il testo La Clé de l'ascenseur, qui riproposto nella traduzione di Elisabetta Rasy per l’edizione Einaudi di una ventina di anni più tardi. Tra immaginazione e linguaggio, spesso al centro dell’indagine di Kristóf, si muove lo spettacolo con Anna Paola Vellaccio e la partecipazione di Umberto Marchesani. Dalle note di regia, «Una stanza che gli spettatori sbirciano da una finestra. Avvolta dalle volute della nebbia e dal vento che le muove i capelli... la donna racconta la storia a se stessa, per l'ennesima volta. Tutto è reale e simbolico allo stesso tempo, luci, rumori, la voce che le fa eco e le rimbomba nella testa, mentre accetta ogni privazione, di non muoversi più, non sentire più, non vedere più, fino a che non arriva la minaccia. Piuttosto la vita ma non la voce. Perdere la voce significa perdere la possibilità di esprimersi. Allo spettatore non resta che cadere lentamente dentro le maglie di questa tragedia che da favola pian piano svela il suo risvolto fino ad arrivare a essere baratro... Frasi brevi, sintassi cruda, dialoghi ridotti all’essenziale: il fascino di questo testo sta proprio nell'economia di mezzi e nella loro intensità». Nel teatro, luogo dell’incontro per eccellenza, l’autrice trova il mezzo ideale per esprimere il suo messaggio: la speranza è nella parola, nella comunicazione con gli altri».
La prima di stasera sarà seguita da postPlay, con Giulia Basel e Paolo Verlengia per approfondire i temi dello spettacolo con ospiti e pubblico.