Al Torino Film Festival arriva “Anche io”: l’inchiesta che innescò il caso Weinstein

28 Novembre 2022

Furono due giornaliste del New York Times a far scoppiare lo scandalo nel 2017 La regista Maria Schrader: «Non ho voluto immagini delle violenze sessuali»

TORINO. Tutti gli uomini del presidente? No, nel caso di Anche io, in inglese She said, passato ieri al Torino Film Festival, che arriverà in sala a metà gennaio con Universal. Si tratterebbe semmai di “Tutte le donne del presidente” perché nel film di Maria Schrader c'è la storia delle due reporter del New York Times, Megan Twohey e Jodi Kantor, che con la loro inchiesta hanno svelato gli abusi di una parte di Hollywood e spinto molte donne a denunciare quello che avevano subito. E questo fino al caso Weinstein.
A interpretare le due croniste americane, Carey Mulligan (Una donna promettente e An education) e Zoe Kazan (serie Il Complotto contro l'America, The big sick. Il matrimonio si può evitare, l'amore no). «Pur raccogliendo le varie testimonianze, non ho mai voluto mostrare le violenze sessuali. Con un tema cosi delicato, fin dall'inizio ci siamo chiesti come dovevamo comportarci. Dopo un’attenta valutazione, abbiamo stabilito che non era giusto aggiungere altra violenza alla violenza. E poi non volevamo che l'attenzione si concentrasse, anche solo per un momento, sull'autore di queste sordide violenze. Questo non sarebbe stato giusto, meglio lasciare spazio all'immaginazione, ognuno si farà la propria idea di quello che era successo in quelle situazioni».
Il film è prodotto dai premi Oscar Brad Pitt, Dede Gardner e Jeremy Kleiner per Plan B Entertainment e tratto dal bestseller She Said: breaking the sexual harassment story that helped ignite a movement (“Lei ha detto: l’inchiesta sugli abusi sessuali che aiutò a far nascere un movimento”), scritto a due mani da Jodi Kantor e Megan Twohey (Penguin Press).
Come spiega la regista, il compito di fare il film «è stato facilitato anche dal mio passato di attrice, cosa che mi ha aiutato molto a scrivere la sceneggiatura, visto che conosco molto bene i rapporti che a volte si instaurano tra il regista e gli attori».
Per quanto riguarda le due attrici Carey Mulligan e Zoe Kazan, prosegue la regista, «il rischio che correvano era che, visto che stavano raccontando una storia vera, si sarebbero potute sentire molto responsabilizzate e, allo stesso tempo, molto intimidite dal compito. Per superare questa cosa hanno passato tanto tempo con le vere giornaliste che stavano interpretando sullo schermo, Megan Twohey e Jodi Kantor, anche per documentarsi il più possibile sulle loro vite e sui loro caratteri».
Comunque continua Schrader: «Non si era mai visto un film giornalistico d'inchiesta tutta volta al femminile. Un'inchiesta che ha portato a mostrare in modo chiaro una realtà che era sotto gli occhi di tutti, ma che nessuno voleva vedere. Parlando di personaggi come Harvey Weinstein, fino a quel momento se ne considerava solo l'aspetto pubblico e non certo quello privato. Infine. va anche considerato il modo in cui queste due giornaliste sono riuscite a creare quella giusta fiducia con le loro testimoni, anche grazie alla complicità che nasceva tra loro e che era dato dal fatto che anche quello dell'editoria è tutt’ora un mondo dominato prevalentemente dagli uomini». Come mai nel film non compare Gwyneth Paltrow, all’epoca compagna del produttore Brad Pitt, che ha denunciato di essere stata molestata da Weinstein? «Nel caso della Paltrow sentiamo solo la sua voce, ha voluto così».