Alfabeto Greenaway con il teramano Luca D’Alberto

25 Giugno 2019

TERAMO. La 30esima edizione di Alternativa Cinema, rassegna d’essai della multisala Smeraldo di Teramo curata da Anna Fusaro, si conclude domani con “L’Alfabeto di Peter Greenaway”. Il film,...

TERAMO. La 30esima edizione di Alternativa Cinema, rassegna d’essai della multisala Smeraldo di Teramo curata da Anna Fusaro, si conclude domani con “L’Alfabeto di Peter Greenaway”. Il film, testimonianza poetica sul grande regista britannico, è ideato e diretto dalla moglie, l’artista multimediale olandese Saskia Boddeke, e musicato dal compositore e viPolista teramano Luca D’Alberto. Proiezioni alle 18 e alle 21.30. Biglietto 5 euro.
«Art is life and life is art» è il motto del pittore, regista e sceneggiatore gallese Peter Greenaway (1942), autore fra i più visionari, intellettuali, eclettici e sperimentatori: da “I misteri del giardino di Compton House” a “Goltzius and the Pelican Company” e “Eisenstein in Messico”, passando per “Lo zoo di Venere”, “Giochi nell’acqua”, “Il ventre dell’architetto”, “Il cuoco, il ladro, sua moglie e l’amante”, “L’ultima Tempesta”, “I racconti del cuscino”, “Nightwatching” (sulla genesi de “La ronda di notte” di Rembrandt), i suoi film sono segnati dall'interesse per la pittura e da temi forti come eros e thanatos. Progetto durato tre anni, “L’Alfabeto di Peter Greenaway” vede Saskia Boddeke dietro la macchina da presa per raccontare il marito. Creatività e poetica di Greenaway sono incorniciate in una conversazione con la loro figlia 17enne Zoë, detta Pip, che in un ironico dialogo col padre ne organizza in ordine alfabetico, come in un dizionario, il punto di vista sulla vita e sull’arte. “A come Amsterdam” dice Greenaway, “A come Autismo” ribatte Pip. “B, birds”, “C, children”, “D, death”, e così via, seguendo un ordine compilatorio che ricalca l’ossessione di Greenaway per le catalogazioni, per mettere ordine nel caos. Ma a metà film la struttura alfabetica si arresta per lasciare spazio allo sguardo originale della regista, al suo modo di creare più associativo che compilativo. Proiettato al Biografilm Festival di Bologna, “L’alfabeto di Peter Greenaway” riflette sul significato profondo della creazione artistica e sul rapporto tra vita e morte, ma è anche una dichiarazione d’amore della regista per il marito e la figlia.
Le musiche sono firmate dal polistrumentista e autore teramano Luca D'Alberto, classe 1983, che dal 2014 ha collaborato più volte con Saskia Boddeke e Peter Greenaway nelle loro grandiose creazioni multimediali. A Berlino (Museo Ebraico), Parigi (Fondazione Louis Vuitton), Sidney (Art Gallery of New South Wales), Spoleto (Festival dei Due Mondi) D’Alberto ha composto le musiche per le installazioni della coppia. Stretto collaboratore anche del Pina Bausch Tanztheater di Wüppertal, D'Alberto vive tra Roma e Berlino, pubblica i suoi album con l’etichetta berlinese !K7, che ha aperto per lui la divisione neoclassica, tiene concerti soprattutto in nord Europa, scrive musica per il teatro e per il cinema (per Michele Placido, Miguel Cohan, Pippo Delbono, Costanza Quatriglio, Alessio Boni) e per serie tv statunitensi (“Salvation”, “Weediquette”). Ha firmato le musiche degli spot ufficiali di Wimbledon e della Apple.
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