Almamegretta, nel nuovo Lp un sound tra Napoli e l’Africa

6 Giugno 2022

L’uscita venerdì, poi il tour che ad agosto arriva in Abruzzo al Festival Pinetnie

Esce venerdì prossimo il nuovo album di inediti degli Almamegretta, lavoro che segna il ritorno della band a un lavoro in studio dopo gli undici album all’attivo. Il gruppo arriva in tour in Abruzzo l’11 agosto, precisamente a Pineto, dove parteciperanno all’appuntamento ormai classico con il Festival Pinetnie Moderne.
Intitolato Senghe, in napoletano “fessure”, l’album è anticipato dall’uscita del singolo Figlio, brano che vede la produzione artistica di Paolo Baldini, uno dei professionisti più richiesti del dub / reggae europeo che vanta collaborazioni con artisti del calibro di Jovanotti e Tre Allegri Ragazzi Morti, che è anche entrato ufficialmente nella band come bassista. Un incontro che ha segnato in maniera significativa il processo creativo di questo nuovo lavoro degli Almamegretta.
«Abbiamo incontrato Paolo Baldini qualche anno fa a un festival reggae», racconta Raiz, frontman della band, che vanta tre Targhe Tenco e una partecipazione in gara tra i big a Sanremo nel 2013. «Eravamo alla ricerca di un “altro orecchio” per produrre un nuovo disco; qualcuno che conoscesse bene la nostra storia musicale e condividesse con noi la passione per il dub». Baldini, più giovane degli altri di un decennio, conferma il feeling, candidamente confessando che gli Almamegretta sono una delle ragioni per le quali ha imbracciato lo strumento.
Il risultato del sodalizio, spiega ancora Raiz, cantante dalla voce potente e originale, «è un disco dal suono molto solido. Undici episodi tra canzoni vere e proprie e “materiale da sound system” che girano intorno all’ecologia, al domandarsi che tipo mondo stiamo lasciando in eredità ai nostri figli, al ritrovare un posto dove tornare a essere umani, specie tra le specie: stiamo giocando con un giocattolo che una volta rotto, non sapremo riparare».
Il titolo dell’album, Senghe, cioè “fessure”, rappresenta un muro all’apparenza compatto, ma che in realtà presenta delle crepe. «Un muro può dividere gli ambienti ma anche le persone all’interno della stessa casa», racconta il cantante partenopeo, «può essere un ostacolo alla comunicazione. Un muro può separare gli Stati, i popoli. Le crepe in un muro sono quindi una possibilità di far passare la luce, ma anche di parlarsi, di confrontarsi. Ecco, forse abbiamo bisogno di meno muri e più fessure da cui far passare la luce e le parole». Chiaro il riferimento al testo della canzone Anthem, del grande cantante-poeta Leonard Cohen: There is a crack / A crack in everything / That's how the light gets in (C’è una crepa / Una crepa in ogni cosa / È così che entra la luce).
Testi impegnati e il sound diretto, efficace e coinvolgente a cui la band ha sempre fatto ricorso nella propria lunga attività, sono il frutto di collaborazioni che fanno di Senghe un lavoro dal respiro internazionale. Reggae ed elettronica si fondono con melodie mediterranee, sound napoletano anni ’70, dell’Africa e del Levante. I testi sono stati scritti e composti in napoletano, inglese ed ebraico da Almamegretta e Paolo Baldini, ad eccezione di tre canzoni composte per loro da Danilo Turco (Figlio, Senghe e Sulo, più la cover di ’Na stella, del grande Fausto Mesolella.
Con album come “Animamigrante”, “Sanacore”, “Lingo” gli Almamegretta hanno segnato la scena musicale italiana con il loro sound che spazia dal beat al rhythm‘n’blues, dal reggae al funk, fino all’elettronica, alla world music e al pop senza ovviamente dimenticare la matrice dub.
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