Altosannio, come un romanzo l’antico destino comune della storia di Abruzzo e Molise

1 Novembre 2015

Lo scrittore Nicola Mastronardi autore di “Viteliù” racconta le origini del popolo dell’era preromana: «I sanniti mai smisero di battersi per la propria libertà»

di Jolanda Ferrara

«Sentirsi figli di una storia importante è un fenomeno scatenante, un bisogno recondito che “Viteliù” ha saputo ben interpretare. I lettori si sono appropriati della vicenda romanzata di Viteliù e col passaparola sono diventati il miglior veicolo pubblicitario, comprano il libro anche per regalarlo. In due anni e mezzo diecimila copie vendute, oltre 150 presentazioni in Italia e in Europa e l'adozione già in 15 licei di cui 11 in Abruzzo. Un fenomeno esordito in Abruzzo e Molise e che ora si va espandendo a macchia d'olio nella penisola».

Nicola Mastronardi, lo studioso di Agnone (la città in provincia di Isernia dove risiede e dirige la biblioteca Labanca) con la passione della storia, è l'autore di "Viteliu. Il nome della Libertà" (488 pagine, 18 euro), viaggio avvincente alle radici dell'identità nazionale nell'Altosannio, in modo particolare sui monti degli Abruzzi, precisa l'autore. Viteliú è un termine osco da cui derivò la parola latina Italia, è un viaggio nel mondo nascosto dei popoli italici. E sono proprio gli Italici i protagonisti di questo romanzo d’esordio: i Sanniti, i Marsi, i Peligni, i Piceni, i valorosi dodici popoli dell’Appennino centrale che si unirono per costruire il loro sogno di libertà contro la prepotenza romana. Un sogno temporaneamente infranto da Lucio Cornelio Silla che operò un vero massacro dell’etnia sannita. Una storia mai raccontata, quella del libro di Mastronardi, in un romanzo e che, a quasi tre anni dall'uscita, per i tipi di una casa editrice italiana fuori dai grandi circuiti distributivi, la Itaca,sta diventando un caso letterario.

«Viteliú si va imponendo all’attenzione del grande pubblico grazie allo straordinario successo decretato dai lettori», ripete affascinato Mastronardi, in attesa di volare a New York dove il 12 novembre, su invito dell'associazione pescarese Paesaggi d'Abruzzo, presenterà il libro al Westchester Italian Cultural Center. Un'occasione per lui elettrizzante

«Far conoscere la storia dei nostri padri il più possibile negli ambienti dei nostri concittadini nella prima città degli Stati Uniti», scrive “da sannita a sannita” in una email ad Alfredo Brunetti, operatore culturale di origini molisane residente a New York. Non pago, aggiunge: «Durante la trasferta oltreoceano vorrei tentare l'approccio con una casa editrice americana cui proporre la pubblicazione del romanzo in lingua inglese».

Mastronardi confida nel nuovo successo che l'attende.

Come spiega la presa immediata di un romanzo storico, il primo, che racconta l'epopea sannita?

«Viteliu risponde a un bisogno che era nell'aria. Quella storia romanzata ha avuto l'effetto di recupero dell'identità antica, la voglia di sentirsi qualcuno, di cercare l'appartenenza alla propria cultura di stirpe italica. Sentimento molto vivo nei giovani che incontro nelle scuole in Abruzzo. Peligni, Marsi, Frentani, Sanniti, tutti figli di una storia importante».

Quale lo scopo conclamato nell'ideazione del suo libro? «Quello di scoperchiare il velo dal periodo preromano che la storia sembra aver dimenticato, secoli che sconfinano nella protostoria, l'età del bronzo, prima che romani e sanniti si scontrassero. Un periodo altamente evocativo. Di quei secoli non si sa nulla ma è li che risiedono le fondamenta dell'italianità, che spiega chi siamo oggi, tutto ciò che Roma ha appreso dagli italici, cosa le popolazioni italiche hanno dato all'Italia preromana».

«Dal punto di vista antropologico, linguistico, culturale i popoli italici hanno dato l'impronta a gran parte della Penisola. Un incontro-scontro con Roma durato secoli, con le guerre sannitiche, la Guerra sociale, vera cerniera nella storia di Roma. I fieri sanniti non si arrendevano mai, mai smettevano di battersi per la propria libertà, per avere la stessa dignità dei romani. Questo ha segnato profondamente la stessa Roma antica».

La storia da lei narrata è ambientata prevalentemente nei territori straordinari dell'Abruzzo centro-meridionale e dell'Alto Molise. I due protagonisti nel loro viaggio verso il Sannio attraversano la Valle del Fucino, quindi la Marsica, la Valle Peligna, l'Altopiano delle Cinquemiglia, la Val di Sangro, il Parco nazionale d'Abruzzo e l'alto Molise...

«Uno dei motivi del viaggio di Viteliu è stato raccontare il territorio dell'Altosannio, quella regione che riuniva Abruzzo inferiore e Molise superiore nei secoli in cui erano un unico territorio. Il Sannio è protagonista della storia d'Italia. E' stato una nazione e va rivalutato per quello che ha rappresentato. A livello di marketing territoriale e turistico occorre puntare su concetti forti: il Sannio lo è, il Molise è parola anonima, non ha riscontro nell'immaginario collettivo. Il Molise deve recuperare il Sannio come identità profonda».

Oltre ai seguitissimi tour nei luoghi di “Viteliù”, di sua ideazione è anche il parco archeologico dell'Altosannio, che avrà sede ad Agnone, il cui primo nucleo è costituito dal patto tra i cinque comuni aderenti (Alfedena, Schiavi d'Abruzzo, Agnone, Pescopennataro e Pietrabbondante). La prima realizzazione è la mostra sulla Tavola Osca (attualmente allestita a Palazzo Bonanni fino al 31 agosto 2016) nel nascente Centro studi sulle antichità italiche.

«Stiamo per chiedere il finanziamento all'Unione Europea e alle due Regioni, Abruzzo e Molise. L'Altosannio deve diventare patrimonio culturale e poi turistico. Il Molise ha un territorio straordinario pur non avendo alcun parco naturale, solo l'area Mab Collemeluccio- Montedimezzo e l'oasi WwFGuardiaregia- Campochiaro».

«Il Parco archeologico nasce con l'idea di offrire l'intero territorio a partire dalle aree archeologiche sannite, quelle note e quelle nascoste. Scenari di natura selvaggia e straordinaria bellezza, non ancora contaminati dal turismo di massa. Altopiani incastonati tra Parco nazionale d'Abruzzo e Parco della Maiella attraversati da tre dei grandi tratturi della civiltà della transumanza. Tutto», conclude Nicola Mastrinardi, «a meno di due ore dalla Città eterna».

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