Amelia Monti: porto sul palco storie vere di adozioni e paure

14 Aprile 2023

“La lavatrice del cuore” chiude la rassegna della Factory di Cirilli a San Salvo  L’attrice: «Leggo lettere non buoniste di figli abbandonati e genitori del cuore»

SAN SALVO. Storie di adozioni raccontate attraverso «lettere d’amore che arrivano al cuore di tutti». Andrà in scena domani alle 21, al teatro Aldo Moro di San Salvo, “La lavatrice del cuore – Lettere di genitori e figli adottivi” con protagonista Maria Amelia Monti, tra le attrici più poliedriche del panorama nazionale. Lo spettacolo, scritto per lei dal drammaturgo Edoardo Erba, è il terzo e ultimo appuntamento della rassegna organizzata dalla Factory di Gabriele Cirilli con il patrocinio del Comune. “La lavatrice del cuore” nasce da testimonianze di genitori e figli adottivi narrate al Festival delle Lettere di Milano nel 2013 nella categoria “Lettera di un’adozione”, cui si aggiunge quella di Maria Amelia Monti ed Edoardo Erba, coppia anche nella vita, genitori di tre figli di cui uno adottivo.
«Al Festival delle Lettere, nel 2013, sono arrivate circa 500 lettere da tutta Italia su questo tema, una più bella dell’altra» racconta Maria Amelia Monti al Centro. «Lettere molto vere, non buoniste, non retoriche, molto sincere: si va dalla signora adottata nel Dopoguerra alla bambina ucraina che immagina di scrivere alla mamma che l’ha abbandonata, dalla maestra alle adozioni apparentemente andate storte. Mi hanno chiesto di leggerle e ne abbiamo selezionate dieci, ma io non ce la facevo perché mi emozionavo troppo. Mio marito Edoardo Erba ha provato, così, a scrivere la trafila burocratica che abbiamo fatto come famiglia per adottare il nostro terzo figlio. Ed è nato questo spettacolo in cui leggo, alternando, una lettera e un pezzo di diario sulla trafila che abbiamo affrontato, tra assistenti sociali che piombavano in casa, psicologi, documenti... la nostra storia fa anche ridere per quanto complicata. Con me sul palco c’è Federico Hodling che suona il violoncello».
Tra le lettere selezionate, ce n’è una che l’ha colpita di più?
Mi colpiscono tutte molto, ognuna per una frase diversa. C’è la lettera di una ragazza che scrive una lettera immaginaria alla mamma che l’ha abbandonata, raccontandole che è incinta e che la cercherà negli occhi del bambino o bambina che cresce dentro di lei e che solo nel momento in cui è rimasta incinta ha cominciato ad accettare il fatto di essere stata abbandonata da una mamma e cresciuta da un’altra. C’è la lettera finale, la storia di una famiglia con sei figli adottivi. C’è quella della maestra che ha adottato una bambina. “La lavatrice del cuore” è il titolo di una lettera in cui una mamma, per consolare la sua bambina, le dice: “Sai che quando diventiamo mamme riceviamo in dono una lavatrice? Tu apri il mio oblò, ci butti dentro tutti i tuoi pensieri, le tue paure, io le sciacquo, le centrifugo ed escono serenità e gioia”. Però, mentre la bambina inizia a raccontare i suoi pensieri e le sue paure, la madre inizia a piangere. La bambina le dice: “Vedi? Ho fatto piangere anche te”, ma lei le risponde che è l’acqua di scarico della lavatrice.
Lo spettacolo ha anche un lato più leggero…
La lettura del mio diario fa anche sorridere. È uno spettacolo che faccio da tanti anni, quando mi chiamano lo propongo volentieri. Pensavo potesse interessare solo a genitori con esperienze di adozione o a coppie che provano ad adottare, invece sono lettere d’amore che piacciono a tutti, arrivano al cuore di tutti, anche a chi non ha nessuna intenzione di avere figli o di adottare.
Lei ha due figli naturali e un figlio adottivo. Cosa significa essere “mamma di cuore”?
Esattamente essere “mamma di pancia”. Non è un gesto di bontà, l’adozione è un gesto di generosità verso la vita. Lo vedo come un gesto di fiducia nella vita, come quando si decide di fare un figlio.
Quanto è complicato adottare in Italia?
C’è una trafila lunga. In certi Paesi dopo il Covid non si può più adottare, come l’Etiopia, da dove viene mio figlio. Se non si potesse adottare perché si è risolto il problema dell’abbandono sarebbe bellissimo, ma non è così. I bambini che si trovano negli orfanotrofi sono già salvi in qualche modo perché poi scatta l’adottabilità, ma in giro ci sono tanti bambini abbandonati.
Ci sono molti single e coppie gay che vorrebbero adottare, ma la strada per loro è in salita. Cosa ne pensa?
L’adozione dei single, l’adozione dei gay…siamo indietro mille anni. Pian piano ci civilizzeremo.