«Amo l’Abruzzo Il Tsa mi ha aperto la via del teatro»

5 Marzo 2018

L’attrice a Teramo con “Il segreto della vita” «Interpretare Rosalind Franklin mi affascina »

TERAMO. «Il personaggio di Rosalind Franklin è affascinante, sento la responsabilità di raccontare una storia vera. È emozionante restituire la maternità di una scoperta scientifica fondamentale. L’arte ha il potere di compiere azioni importanti, e questa idea mi commuove. Rosalind ha dato la vita alla ricerca. Pronunciare il suo nome è un atto giusto. Anche per tante altre storie invisibili».
Lucia Mascino parla con passione del personaggio che proporrà alla platea teramana, la scienziata britannica (1920-58) scopritrice della struttura del Dna. Scoperta usurpata da colleghi maschi che vinsero il Nobel. “Il segreto della vita - Rosalind Franklin” è al PalaSanNicolò oggi (ore 21) e domani (ore 17 e ore 21) per la stagione della Riccitelli. Con Mascino in scena Filippo Dini, anche regista, Giulio Della Monica, Dario Iubatti, Aleph Viola, Paolo Zuccari. Lo spettacolo ha debuttato un anno fa all’Eliseo con Asia Argento, la cui assenza in questa ripresa 2018 non va connessa al putiferio legato al caso Weinstein. «In realtà Asia si era già ritirata un mese prima, per altri motivi», precisa Lucia Mascino al Centro «Con Filippo Dini e la compagnia abbiamo costruito daccapo le scene con Rosalind. Dopo 18 giorni di prove abbiamo debuttato il 28 febbraio a Perugia. È uno spettacolo corale, che funziona perché funziona il gruppo. La regia di Filippo fa fruire in semplicità anche il discorso scientifico. Il teatro in questo è grandioso, veicola energia anche nel pubblico».
La talentosa attrice anconetana, un percorso teatrale di spessore e una più recente carriera sul grande e piccolo schermo, ha incrociato spesso l’Abruzzo: ha lavorato con lo Stabile aquilano nella “Passione di Cristo” firmata Antonio Calenda, è stata Minerva e Aretusa, da Ovidio, è stata diretta dalla santomerese Caterina Carone e dall’avezzanese Stefano Chiantini, ha recitato con la teramana Elisa Di Eusanio nel film “Good as You”. Il suo racconto parte proprio dall’esperienza col Teatro Stabile dell’Aquila.
«Con la “Passione” ho conosciuto tutto l’Abruzzo. Il Tsa è stato il primo teatro importante con cui ho lavorato. Con lo Stabile ho fatto anche “Cronache italiane” da Stendhal. Prima non ero mai stata a L’Aquila, ricordo quando arrivai da Ancona col pullman per il provino per il ruolo di Maria Maddalena. Fui colpita da questa città bellissima, che poi ha sofferto molto». Nella “Passione” era al fianco di Piera Degli Esposti. «Piera è una donna meravigliosa. C’era una grande distanza, non per l’età, ma perché lei era un’icona. Noi, ragazzi alle prime armi. Non c’era confidenza nel dopo spettacolo, però c’era intesa sulla scena. Da allora sono passati anni, ma nel 2014 ci siamo ritrovate a un festival a Castiglioncello ed è scattata una grande amicizia. Abbiamo lavorato di nuovo insieme, nella serie “Delitti del BarLume” e nel film “Favola”».
A teatro ha avuto registi importanti, Calenda, Cobelli, Barberio Corsetti. Chi considera suo maestro?
«Alla fine prendi un po’ da tutti. Cobelli è stato un maestro, aveva qualcosa nelle sue intuizioni, capacità e durezze che ti lasciava a bocca aperta».
Altra figura importante Filippo Timi, regista e compagno di scena.
«Con Filippo invece c’è stato uno scambio reciproco e una conoscenza viscerale. La sua scrittura dei personaggi, addosso alle persone, mi ha permesso di mostrare più corde e variazioni».
Un sodalizio artistico, il vostro, di vecchia data. Come funziona un rapporto così lungo?
«Credo nelle storie lunghe. Ci vuole tempo per assestarsi. Il rapporto con Filippo si trasforma sempre. Eravamo colleghi attori negli spettacoli di Corsetti, ci siamo staccati un periodo per poi ritrovarci. A teatro siamo cresciuti insieme, in uno spazio altro, diverso dall’amicizia fuori dal lavoro. Abbiamo iniziato da ventenni irrequieti, lui già un grandissimo talento. L’amicizia ci ha sorpreso negli anni. Amo le lunghe storie di amicizia e lavoro, la conoscenza profonda e non il flash».
È arrivata al cinema e alla tv solo una decina di anni fa.
«È per questo mio passo da diesel. Fino a trent’anni non avevo nemmeno immaginato di fare altro. Invece è interessante migrare da un linguaggio all’altro. Il teatro, certo, dà una struttura, un legame con la parola, una grande resistenza alla fatica. Gli attori di teatro si adattano bene al cinema, più raro il contrario. Pian piano mi sono capitate delle cose. La serie web “Una mamma imperfetta”, scritta da Ivan Cotroneo e diretta da Stefano Chiantini, poi arrivata al cinema, mi ha fatto conoscere. Poi sono arrivati due ruoli da protagonista, con “Fräulein” di Caterina Carone e “Amori che non sanno stare al mondo” di Francesca Comencini, e “Favola” di Sebastiano Mauri (dall’omonima pièce di Timi, suo compagno, ndc), presentato al Torino Film Festival».
Il rapporto con Caterina Carone?
«Molto bello. È una ragazza rispettosa, seria, preparata. Ha talento e immaginazione. Con Regina ha scritto un bel personaggio femminile, insolito, brusco, respingente. Poi però ne capivi le ragioni. Sul set mi sono trovata benissimo. Con Christian De Sica una bella alchimia. Era affettuoso e dava consigli anche a Caterina, ma lei aveva le idee chiare e molto meditate».
Claudia, nel film di Comencini, vive visceralmente il rapporto di coppia. Le è capitato un amore così forsennato?
«Per brevi periodi sì, sono stata travolta. Ho conosciuto quel tipo di totalità e insicurezza, ma non avrei potuto reggere una storia simile per 7-8 anni come Claudia. Sono spaventata dalle furie interiori».
In quale, tra i suoi tanti personaggi, si riconosce?
«Se prendiamo i più noti, tra Chiara la mamma imperfetta, calda e fragile insieme, e il commissario Fusco del “BarLume”, tutta d’un pezzo, fredda e irraggiungibile, mi sento costantemente oscillante tra questi opposti. Sono cangiante».
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