«Amo l’Abruzzo qui il cibo e l’arte sono autentici»

Happening col critico a Montesilvano e Spoltore sul tema “Tentazioni artistiche culinarie”
di Jolanda Ferrara
PESCARA
«C. osa mi piace del cibo abruzzese? Tutto. Anch'io provengo da una cucina legata alla civiltà contadina, quella del Cilento, mi piacciono la sopressata e la salsiccia. Eppoi ho una radice abruzzese, mia madre è discendente dalla famiglia di Papa Celestino V, Pietro da Morrone eremita a Sulmona...». Achille Bonito Oliva è di buona vena anche all'indomani del bagno nelle acque apparentemente ferme della cultura in riva all'Adriatico. E' ancora incantato dalla visita lampo all'ex colonia Stella Maris («bellissima architettura con cui ho voluto dialogare, un matrimonio morganatico tra arte e architettura») sulla riviera di Montesilvano, dove con Mario e Dora Pieroni e il sindaco Maragno mercoledì è andato ad ammirare l'Albero della Cuccagna, l'elegante installazione dell'artista romano Felice Levini. Uno dei quaranta Alberi della Cuccagna che il critico d'arte ha voluto installati in altrettanti luoghi della Penisola ad opera di quaranta artisti da lui indicati.
Una mostra diffusa sul territorio in sintonia con Expo 2015, partner del progetto, ispirato al valore del cibo e alla necessaria fatica quotidiana per conquistarlo. Di qui l'idea dell'albero della cuccagna, il mito dell'abbondanza da sempre vivo nell'immaginario collettivo. Una riflessione sul cibo e la sua relazione con il prossimo, la tavola luogo di incontro, convivialità, aggregazione, confronto. Valori che l'arte non ha mai perduto e più che mai oggi invocati. Un concetto rimbalzato nel corso della serata-happening organizzata da Gino e Mario Di Paolo nel loro Spazio interdisciplinare a Spoltore . “Tentazioni artistiche culinarie” il tema svolto con l'apporto gastronomico della chef abruzzese Cinzia Mancini e la sua idea di minestrone “osmotico” come una zuppa thai, il colto intervento dell'architetto Francesco Moschini, il regista Ferdinando Vicentini Orgnani (“Vinodentro”), l'artista Felice Levini. Su tutti il discorso di Bonito Oliva, accolto con affetto dalla selezionata platea. Tra i molti Lucia Spadano e Umberto Sala della storica rivista “Segno”, che l'autorevole critico salernitano ha salutato con parole di elogio: «Segno è la dimostrazione che dall'arte si può mutuare il carattere della resistenza».
Il ricordo di un Fuori Uso di Cesare Manzo negli spazi della Stella Maris, e il saluto a Mario e Dora Pieroni dell'associazione Zerynthia «che molto ha fatto per l'arte contemporanea». Per tutti l'affettuoso augurio di buon Natale.
Professore, tanti amici , tanto affetto. Porta l'Abruzzo nel cuore?
«L'Abruzzo è una regione che ha dato molto alla cultura contemporanea. Per due anni, 1969-'70, sono stato vicedirettore dell'Accademia di belle arti appena fondata all'Aquila. In quell'accademia interdisciplinare e innovativa ho diretto un progetto pilota con corsi speciali. Con me Renato Castellani, Mario Ceroli, Furio Colombo, Carmelo Bene... Niente male, no? Ho anche curato mostre a Termoli, ma lì non è Abruzzo, vero?»
E' Molise, provincia di Campobasso. Che ne pensa del ventilato riaccorpamento tra le due regioni?
«Benissimo. Sono territori fluidi, simili, complementari. Li vedo bene insieme».
Il tema del nutrimento proposto da Expò nel suo progetto diventa arte come nutrimento della mente e del corpo prendendo le forme dell'Albero della cuccagna.
«Ho voluto trattare un tema universale, quello del cibo, legandolo alla fiaba, all'immaginario collettivo: il cibo che non cade dal cielo ma va conquistato. Questo esprime il mio Albero della Cuccagna. A cui aggiungo i seguenti sottotitoli: se il cibo nutre il corpo, l'arte nutre la mente. Così, come un coltivatore diretto, ho pensato a quaranta artisti che potessero esprimere questo concetto. Tutti, con grande slancio, hanno prodotto un'opera inedita. Qualcuna resterà, altri sono disponibili a lasciare l'installazione. Mi piace osservare che questa mostra non è vietata ai minori, è rivolta a tutti ed è interattiva. E' una mostra che buca l'immaginario universale dell'umanità. Mi piace vedere le reazioni di studenti e adulti davanti al tema della cuccagna. Nella storia dell'arte un riferimento obbligato è il Paese della cuccagna di Bruegel il Vecchio».
L'arte è l'albero della cuccagna?
«Proprio così. Tra il pubblico e l'arte avviene un'osmosi, c'è uno sforzo dell'uomo per comprendere l'arte, in modo particolare l'arte contemporanea. Per essere compresa l'arte stimola il muscolo atrofizzato della sensibilità collettiva. Così l'arte si oppone alla crisi, all'ottundimento dei valori, al clima attuale in cui si naviga nell'indifferenza e nel cinismo. L'arte chiede comunicazione, attenzione, scambio. Il pubblico non può rimanere fermo e attonito. Prendiamo ad esempio Guernica, che fa riferimento storico a una tragedia. Guernica è un esempio di autonomia dell'arte. In quel grande quadro Picasso ha elaborato una controrealtà, ha fondato una nuova realtà recintandola con una cornice».
Qual è la differenza tra mangiare e convivialità?
«L'arte è convivialità per definizione: chiede e richiede uno scambio dialettico. Mangiare, invece, si dovrebbe a bocca chiusa. La convivialità è tutto ciò che viene nel tempo, è una lunga masticazione».
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