Anita Ekberg, 90 anni fa nasceva la musa di Fellini bellissima e di ghiaccio

26 Settembre 2021

La scena nella Fontana di Trevi della Dolce Vita ne fece un’icona  Poi tante commedie sexy, la tv, gli amori nel jet set, la solitudine

Il suo «Marcello, come here» (cioè dentro la Fontana di Trevi) ha fatto epoca, quella de La dolce vita, film di Federico Fellini che nel 1960 rese un’icona l’allora sconosciuta Kerstin Anita Marianne Ekberg. Era nata una star, era nata Anita Ekberg.
Svedese di Malmö, della Ekberg, morta a Rocca di Papa vicino Roma nel 2015, il 29 settembre ricorre il 90° dalla nascita. Anita crebbe in una famiglia numerosa di 8 fratelli, ma la sua bellezza prorompente la fece emergere: vinto il titolo di Miss Svezia nel 1950, si trasferì negli Stati Uniti dove il produttore Howard Hughes la introdusse nel mondo del cinema.
Dopo un ruolo minore in Viaggio al pianeta Venere (1953) di Charles Lamont, con protagonisti Gianni e Pinotto, le venne assegnata una parte più importante accanto a Jerry Lewis e Dean Martin in Artisti e modelle (1955) di Frank Tashlin. In questi anni a Hollywood si guadagnò il soprannome The Iceberg, per il colore degli occhi e l’indole caratteriale. Nel 1956 ebbe un ruolo da comprimaria nell’ultimo film della coppia Lewis-Martin, Hollywood o morte!, diretta ancora da Tashlin, che le valse un Golden Globe come miglior attrice emergente.Sempre nello stesso anno King Vidor le affidò una parte nel colossal Guerra e pace (1956), cui seguirono, tra gli altri, La donna del ranchero (1957) di Gerd Oswald e Paris Holiday (1958) di Gerd Oswald, al fianco del comico Bob Hope. Dopo aver girato Nel segno di Roma (1959), diretto da Guido Brignone, in cui vestì i panni della regina Zenobia che si ribella all’Impero Romano, la Ekberg interpretò il ruolo di Sylvia nel film La dolce vita.
Nel 1961 apparve ne I Mongoli di Andrè De Toth e in A porte chiuse di Dino Risi, con il quale fu brevemente fidanzata. Fellini tornò a dirigerla nello straordinario episodio Le tentazioni del dottor Antonio in Boccaccio ’70 (1962), dove la sua provocante bellezza diventa un vero incubo per le notti del Dottor Antonio, un petulante moralista interpretato da Peppino De Filippo, e nella parte di se stessa in I clowns (1970) e Intervista (1987), quest’ultimo insieme al suo partner di un tempo Marcello Mastroianni.
Nel 1963 l’attrice fece temporaneo ritorno ad Hollywood, dove recitò in I 4 del Texas di Robert Aldrich, accanto a Dean Martin, Frank Sinatra e Ursula Andress; lo stesso anno affiancò nuovamente Bob Hope in Chiamami Buana di Gordon Douglas. Dalla seconda metà degli anni sessanta Anita spostò definitivamente la propria residenza in Italia, dove rimase fino alla morte, a Rocca di Papa l’11 gennaio 2015.
I film interpretati negli anni Settanta da Anita sono commedie sexy come Il debito coniugale (1970) di Franco Prosperi, con Lando Buzzanca, e Casa d’appuntamento (1972) di Ferdinando Merighi, con Barbara Bouchet, lo spaghetti western La lunga cavalcata della vendetta (1972) di Tanio Boccia, con Richard Harrison, e il thriller Suor Omicidi (1979) di Giulio Berruti. E così arrivarono anche i giornali sexy: nel 1978 la sua copertina nella rivista maschile americana Playboy fece storia, poco dopo posò per una copertina di Playmen Italia, molto più morbida nel corpi ma ancora seducente. Ma era già iniziato il declino, ed era sotto gli occhi di tutti. Anita passò quindi dai ruoli di sex symbol a quelli di caratterista, prendendo parte negli anni Ottanta e 90 film di vario genere ma scarso successo. Nel 2002 apparve in due episodi della seconda stagione della serie tv di Canale 5 Il bello delle donne. Il 5 novembre 2010 l’attrice fece la sua ultima apparizione pubblica nella trasmissione televisiva I migliori anni condotta da Carlo Conti, dove fu ospite in occasione del 50° anniversario de La dolce vita (1960) e raccontò di come venne realizzata la memorabile scena della Fontana di Trevi. L’attrice si presentò in trasmissione zoppicante e sostenuta da una stampella per i postumi di una caduta avvenuta il 20 luglio dello stesso anno all’interno della sua villa a Genzano di Roma, che le aveva provocato la frattura del femore sinistro, e dalla quale si stava ristabilendo.
Nel settembre del 2011, vicina al compimento degli ottant’anni, le sue condizioni di salute peggiorarono: una frattura all’altro femore, nonostante la buona riuscita dell’operazione, non le permise più di camminare e fu così che l’attrice, sola e senza parenti, venne ricoverata in una clinica a lunga degenza situata a Nemi, dove visse per due anni, e in seguito trasferita a Rocca di Papa, ove rimase fino alla morte che la colse a 83 anni, per le conseguenze di un cancro al fegato. Le sue esequie si svolsero il 14 gennaio nella chiesa evangelica luterana di Roma. La salma fu poi cremata e le ceneri vennero collocate nel cimitero della chiesa di Skanör in Svezia. Morì sola Anita, nonostante due matrimoni alle spalle: dal 1956 al 1959 infatti fu sposata con l’attore britannico Anthony Steel, e dal 1963 al 1975 con l’attore statunitense Rik Van Nutter. E nonostante i tanti flirt attributi, i più importanti con Frank Sinatra, Dino Risi e Gianni Agnelli che lei stessa, molti anni dopo, indicò come dell’uomo più importante della sua vita.