Anna Rita Vitolo: «In tv e sul palco racconto donne forti»

L’attrice campana dopo “L’amica geniale” torna a teatro Sarà a Treglio con “Il Fiore che ti mando l’ho baciato”
LANCIANO. L'attrice salernitana Anna Rita Vitolo, protagonista in tv nella serie “L'amica geniale”, porta in scena Stamura Segarioli, originaria di Orvieto, maestra elementare ai tempi della Grande Guerra, che racconta di sé e dell’amore meraviglioso e sfortunato con Francesco Fusco, nativo di Carano di Sessa Aurunca, tenente medico richiamato al fronte mentre lei è incinta del loro bambino. Una storia vera, un carteggio originale, un monologo toccante, “Il Fiore che ti mando l’ho baciato”. Il lavoro, regia di Antonio Grimaldi, produzione Centro studi Teatro napoletano, meridionale ed europeo e Teatro Grimaldello, è nato per la ricorrenza dei cento anni dalla prima guerra mondiale e continua ad andare in scena con grande successo. Sabato 2 aprile, alle 21, al Teatro Studio Lanciano, in Via Abbazia a Treglio, ospite della stagione Teatro contemporaneo 2022/Primo tempo diretta da Stefano Angelucci Marino e Rossella Gesini. Anna Rita Vitolo, con Elvira Buonocore e il regista Grimaldi ha curato scrittura scenica e drammaturgia del monologo. «Ho lavorato alla trascrizione delle lettere che poi abbiamo selezionato cercando di fare un lavoro di riscrittura con una certa originalità, rendendo cioè moderna la lingua di Stamura. Io, nella parte di Stamura, interpreto le lettere sopravvissute che lui inviava a lei, un carteggio intriso di lontananza, difficoltà, censura, guerra. Al centro dello spettacolo è una donna che può rappresentare tutte le donne in qualsiasi epoca».
Con quale stato d'animo interpreta il testo nella drammatica coincidenza con la guerra in Europa?
«Stamura può incarnare tutte le donne ucraine costrette a andare via dal proprio mondo, perdere tutto, dover salvaguardare i figli e accettare che i propri uomini restino in patria a resistere. Anche Stamura cento anni fa si è ritrovata abbandonata dalla propria famiglia e da sola con un bambino, ha trovato lavoro, ha imparato a guidare, a rimboccarsi le maniche e inventarsi una nuova vita, una donna molto vicina a quella di oggi».
La sua consapevolezza nella scelta di ruoli femminili che debbono “esondare”, per usare la sua espressione in occasione dell’8 marzo scorso al Senato, “straripare” come Elena Greco nella fiction “L'Amica geniale”.
«Gli uomini sono quelli che da sempre per condizione maschile prendono decisioni, portano i soldi a casa e provvedono alla famiglia, ma sappiamo bene che la donna è una presenza importante nella costruzione della famiglia. Le donne lavorano, mantengono la casa, allevano i figli, li fanno crescere. Però per tanto tempo si sono annullate, sono state mogli-madri-figlie mettendo da parte la loro condizione femminile. Attraverso il cambiamento anche fisico di Stamura abbiamo cercato di portare alla massima espressione il suo ruolo di donna, che pur conservando le proprie responsabilità vuole affermare se stessa con il lavoro, la passione per il teatro, per le piante, i fiori. Pur rinunciando all’amore per scelta personale, Stamura continua a nutrire la sua essenza femminile. Un esempio fortie, lo straripare è proprio questo, capire che si vive in una condizione che però non ci deve ingabbiare ma farci sentire più libere per raccontare la nostra personale essenza, conoscersi ed essere qualcosa per se stesse e per la società.
Fino a che punto oggi la donna è consapevole del suo ruolo?
«Grandi passi avanti li abbiamo fatti ma come per ogni cosa importante bisogna continuare a lottare ed essere decise. La donna deve avere consapevolezza del proprio ruolo nel mondo e soprattutto verso se stessa, avere la possibilità di esprimersi. Nell'ammirazione verso altre donne, per ciò che ci accade, verso la vita, la donna deve trovare il senso di ciò che siamo. La nostra vittoria di donne sarà riuscire a mantenere un grande equilibrio tra l'antico e il moderno».
Quanto le è costato trasformarsi fisicamente in Immacolata Greco, la madre di Lenù ne “L'amica geniale”?
«Mi è piaciuto tanto costruire il personaggio di Immacolata proprio perché aveva quella difficoltà fisica e anche emotiva di comunicare. La sua è una claudicanza anche interiore, lavorare sul corpo mi ha portato a lavorare anche interiormente, un bellissimo viaggio».