“Anonimie”, la fede e la vita nella nuova raccolta di versi del poeta Massimo Pamio

8 Aprile 2023

PESCARA. Con “Anonimie” (edizioni Mondo Nuovo), che comprende versi scritti tra il 2010 e il 2020, Massimo Pamio, intellettuale di punta della cultura abruzzese e cavaliere della Repubblica per...

PESCARA. Con “Anonimie” (edizioni Mondo Nuovo), che comprende versi scritti tra il 2010 e il 2020, Massimo Pamio, intellettuale di punta della cultura abruzzese e cavaliere della Repubblica per meriti culturali, ha probabilmente raggiunto l’apice della sua potenza espressiva. Direttore del Museo della Lettera d’amore di Torrevecchia Teatina, autore di saggi, scrittore ed editore, Pamio è una figura centrale del panorama abruzzese e non solo, tra l’altro promotore a Capestrano della Casa d’Autore, centro di incontro e ricerca tra scrittori e intellettuali. Il suo libro, fresco di pubblicazione, rappresenta una lettura individuale dello stato della civiltà condotta con un linguaggio sempre al limite della reinvenzione, lingua poetica creativa ma anche espressiva, con una tendenza a ristabilire antichi ma mai tramontati orientamenti spirituali, come l’investigazione su Dio e il mistero della vita e dell’universo. Un’opera religiosa, dunque, ma in un senso vero, spiritualmente profondissima, oltre che coraggiosa in certe vertigini di pensiero ed emozione.
Con “Anonimie”, alla lettera “mancanze di nomi”, titolo che potrebbe rovesciare l’idea di Pascoli che vede nel poeta «l’Adamo che dà per primo il nome alle cose», si è di fronte ad un capolavoro della poesia contemporanea, per giunta introdotta da interventi critici, tra gli altri, di Giovanni D’Alessandro, Renato Minore ed Elio Pecora, e infarcito di testi editi e inediti. Un caleidoscopio di stili e visioni, magari disperso in mille intenti, realizzazioni o tentativi, però di grande espressività e forza coinvolgente, quasi un tentativo di sintesi poetica del primo ventennio del nuovo millennio, che viene condotta attraverso un linguaggio composito e complesso, disomogeneo a volte, ma che trova il suo apice nelle conversazioni che il poeta riesce a instaurare con una presenza divina, mai rivelata in maniera precisa, “senza nome” appunto, ma comunque evidente. Pamio non risparmia, poi, la polemica nei confronti della civiltà consumistica, ma anche della società agonistica che continua a vedere nella competizione un elemento positivo di miglioramento e non la radice di molti mali dell’umanità.