Apre il Festival di Berlino C’è l’italiano “Disco Boy” in corsa per l’Orso d’oro

Sono tante le registe donne in sfida, 19 i film in gara: ecco le trame Per l’inaugurazione voci su una presenza del presidente Zelensky
Un’edizione con sei registe in corsa sui 19 film in concorso. Si presenta così il 73° Festival di Berlino che si apre oggi – e si rincorrono le voci su una presenza del presidente ucraino Zelensky – il quarto con la direzione di Carlo Chatrian e Mariette Rissenbeek. Per l’Italia corre per l’Orso d’oro solo Disco boy, opera di esilio e redenzione di Giacomo Abbruzzese, mentre dal resto del mondo altri 18 film che raccontano sessualità sbagliate, incendi, gabbie nel deserto, padri e figli, famiglie allargate, amori impossibili e guerre. Ecco in sintesi i film.
“20.000 Especies De Abejas” della regista spagnola Estibaliz Urresola Solaguren. Si tratta della storia di Lucía, una bambina di 6 anni, nata in un corpo maschile e che tutti chiamano Aitor. C’è poi sua madre Ane, in piena crisi esistenziale e, infine, la zia Lourdes appassionata di apicoltura. Tre donne la cui vita cambierà in una sola estate. Margarethe von Trotta porta alla Berlinale “Ingeborg Bachmann”, la storia di questa scrittrice radicale tra Berlino, Zurigo e Roma, del suo rapporto con Max Frisch e del suo viaggio in Egitto. “Monodrome” di John Trengove, con Jesse Eisenberg, Adrien Brody e Odessa Young racconta invece di Ralphie in crisi per la gravidanza della sua ragazza e del suo incontro con una misteriosa famiglia di uomini. “Roter Himmel” di Christian Petzold è ambientato durante una torrida estate ricca di incendi boschivi. Tra le vittime di questa tragedia 4 giovani che in vacanza in una casa sul Mar Baltico.
“Art college 1994”, del regista e pittore cinese Liu Jian, ci porta nella Cina degli anni Novanta. Un film d’animazione dedicato alla passione per l’arte e la vita. Protagonista un gruppo di giovani tra tradizione e modernità. “Le grand Chariot” di Philippe Garrel con Louis Garrel, Francine Bergé e Léna Garrel racconta la storia di tre fratelli che costituiscono l’ultima generazione di una famiglia di burattinai. “Past Lives” della regista coreano-canadese Celine Song, racconta invece di Nora e Hae Sung, due amici d’infanzia. Separati quando la famiglia di Nora decide di emigrare dalla Corea del Sud al Canada finiscono col perdersi di vista. Crescendo in America, Nora corona il suo sogno di scrivere, nel frattempo Hae Sun fa la leva militare obbligatoria in Corea. “The survival of kindness” del regista australiano Rolf de Heer racconta di una donna che viene abbandonata in una gabbia nel deserto. Riesce a fuggire, cammina fino alla città, per poi trovare, probabilmente, un’altra prigione.
“Sur l’Adamant” di Nicolas Philibert è un documentario incentrato appunto su l’Adamant, centro diurno costruito su una struttura galleggiante sulla Senna, nel cuore di Parigi, che accoglie e cura coloro che soffrono di disturbi mentali. “Totem” della regista messicana Lila Avilés, ha come protagonista Sol, 7 anni, che trascorre la giornata a casa di suo nonno, aiutandolo con i preparativi di una festa a sorpresa per suo padre. Ma il caos prende lentamente il sopravvento distruggendo le fondamenta della famiglia.
“Suzume no tojimari”, film di animazione diretto da Makoto Shinkai ha come protagonista la 17enne Suzume che scopre una porta misteriosa tra le montagne. Presto altre porte iniziano a comparire in tutto il Giappone. Quando si aprono scatenano disastri e distruzione e spetta a Suzume richiuderle. Echi di Edipo Re in “Music” di Angela Schanelec con un 2enne che vive con i genitori adottivi in Grecia e uccide involontariamente il padre. Mentre sconta la pena, si innamora e ha un figlio con una donna che lavora in prigione. Entrambi non sanno però che lei è la madre biologica. “Mal viver” di JoÒo Canijo, è la storia di 5 donne che ostinatamente cercano di far sopravvivere un albergo che hanno ereditato. Ma questo non è il loro unico problema in quanto vivono un irrisolvibile conflitto.
“Limbo” di Ivan Sen ci porta in Australia dove il detective Hurley indaga sull’omicidio di una giovane aborigena. Viene così a conoscenza di verità difficili da accettare, rivelazioni che mettono in risalto le ingiustizie subite da questo popolo negli anni. “Someday well tell each other everything” di Emily Atef ha come protagonista la 16enne Maria che vive nell’ex Germania dell’Est. Siamo nell’estate 1990 e la ragazza abita in una fattoria in campagna con il fidanzato Johannes. Tutto scorre tranquillo fino al giorno in cui Maria incontra Henner, che ha più di 40 anni e un carisma fuori dal comune. In “Blackberry” di Matt Johnson c’è invece la storia dell’ascesa fulminea e della catastrofica scomparsa del primo smartphone al mondo. “Till of the end of the night” di Christoph Hochhäusler affronta l’eterno dilemma del conflitto d’interessi. Al centro Robert, agente di polizia gay che per incastrare uno spietato trafficante di droga dovrà fingere di avere una relazione con la transessuale Leni. La finzione si confonderà presto con la realtà. In “The shadowless tower” di Zhang Lu un single di mezza età scopre dove si trova il padre sparito 40 anni prima e decide di affrontarlo e riconquistare la relazione padre-figlio.