Arbore e Avati ricordano il jazz «Siamo due musicisti falliti»

ROMA. Non si tratta di nostalgia, ma di «amore per la memoria». È questo lo spirito con cui Renzo Arbore e Pupi Avati hanno deciso di raccontare come due testimoni privilegiati l'arrivo e l'età dell'o...
ROMA. Non si tratta di nostalgia, ma di «amore per la memoria». È questo lo spirito con cui Renzo Arbore e Pupi Avati hanno deciso di raccontare come due testimoni privilegiati l'arrivo e l'età dell'oro del jazz in Italia, nello speciale «...Le chiamavano jazz band», firmato da Fabrizio Corallo, in onda su Rai Storia stasera alle 21.10.
«Sono un jazzista fallito: dopo quasi 50 film posso dire che il cinema è stato un ripiego, perché avrei voluto essere un grande musicista», ammette Avati, presentando lo speciale a Roma insieme ad Arbore, «anche ora ho sempre il clarinetto vicino quando scrivo ma la musica non mi vuole bene. Io invece gliene voglio tanto. Mentre ho invidiato Lucio Dalla, che nella mia band bolognese mi mortificava facendo degli assoli meravigliosi».
«Il jazz è nel nostro dna, il primo disco inciso di questo genere fu di un italiano, Nick La Rocca», prosegue Arbore. «Io e Pupi oggi siamo due grandi “ricordatori”: in quell'epoca noi ci sentivamo una élite, andavamo “appresso alla musica” e sapevamo cose che gli altri non sapevano. La nostra è una lunga amicizia: noi che suonavamo jazz ci conoscevamo tutti, anche senza esserci mai incontrati. Ognuno sapeva dell'altro, da Nord a Sud dell'Italia».
Nello speciale i due emozionati protagonisti passano in rassegna un periodo indimenticabile della propria vita, i nomi celebri di Louis Armstrong, Dizzy Gillespie, Miles Davis, Charlie Parker si mescolano con i talenti “nostrani” come Giorgio Gaslini, Lelio Luttazzi, Franco Cerri, i cantanti Natalino Otto e Fred Buscaglione, fino ai personaggi del jazz di oggi, da Enrico Rava e Danilo Rea a Stefano Bollani e Paolo Fresu.
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