Arriva Diabolik: il mito anni ’60 in mostra e in film

13 Dicembre 2021

Il fumetto in esposizione alla Mole Antonelliana e sullo schermo, diretto dai Manetti Bros

ROMA. Diabolik, il genio del male nato dal talento delle sorelle Giussani, incarna molte anime e il suo personaggio dal fumetto arriva al grande schermo con il nuovo atteso film dei fratelli Manetti, in sala dal 16 dicembre con Luca Marinelli, Miriam Leone e Valerio Mastandrea. Intanto una mostra evento a Torino, Diabolik alla Mole, (Museo Nazionale del Cinema, Mole Antonelliana dal 16 dicembre al 14 febbraio) consente di ricordare in grande stile un personaggio davvero pop, nel dna culturale italiano a partire dagli anni '60.
Il primo fumetto esce il 1° novembre del 1962 nelle edicole italiane: titolo Il re del terrore, sottotitolo Il fumetto del brivido». Le sorelle Angela e Luciana Giussani, creatrici del personaggio, avevano ideato un formato adatto alla lettura in treno, calibrato per le migliaia di pendolari che ogni giorno arrivavano a Milano. «Già alla fine del 1963 Diabolik è parte dell'immaginario collettivo degli italiani: è l'antieroe cinico e vagamente inquietante che permette di uscire da un macrocosmo perbenista e puritano, inseguendo metaforicamente un'affermazione personale in cui conta solo il soddisfacimento del proprio piacere. Un inafferrabile criminale e spietato assassino, in linea dunque con una moralità nuova, che lascia da parte le remore dell'immediato dopoguerra e le preoccupazioni di ordine morale», dice Domenico De Gaetano, curatore della mostra insieme a Luca Beatrice e Luigi Mascheroni.
Vari i tentativi cinematografici, una sola la trasposizione, nel 1968. L'autore è Mario Bava, autentico mago degli effetti speciali. Per il ruolo di Diabolik viene scelto il californiano John Phillip Law. Per il ruolo di Eva Kant Marisa Mell. Il risultato non piace praticamente a nessuno: produttore, Giussani, regista. Oltre cinquant’anni dopo, ecco il progetto dei Manetti, fan del fumetto.
Diabolik è un antieroe, un criminale per cui si parteggia, un personaggio ambiguo: feroce e dignitoso, un mistero, un ladro inafferrabile, uno dei più celebri fumetti italiani di sempre, un fenomeno editoriale, giornalistico, sociale e culturale. Tra cronaca di ieri e miti d'oggi, come racconta il giornalista e curatore Luigi Mascheroni, Diabolik debutta un nebbioso e grigio inizio di novembre del 1962, un mese dopo lo schianto di Enrico Mattei nelle campagne di Bascapè, un mese prima del collaudo della Linea 1 della metropolitana milanese e pochi mesi dopo la rivolta operaia di piazza Statuto a Torino.
Un fumetto rivoluzionario, ribelle, inventato dalle borghesi sorelle Giussani, destinato negli anni a diventare conservatore e corretto, come il suo protagonista, capobanda di una lunga serie di eroi in nero. Atmosfere nere e formato tascabile, è la lettura perfetta per i pendolari che in quegli anni affollano i treni locali. Da lì il genio del male inventato da due ragazze della Milano bene conquista prima migliaia, poi milioni di lettori, diventando un simbolo sia del noir sia dei coloratissimi Sixties all'italiana. Dice Mascheroni: «Diabolik è uno straordinario caso sociale, editoriale, imprenditoriale a cavallo tra l'Italia del boom economico, dei mutamenti di mentalità e di costume e l'Italia del desiderio, inquietante e oscura, che vuole emanciparsi, arricchirsi, possedere. L'Italia di un modello diverso di donna, elegante e irriverente, di nuove abitudini e vizi, un Paese che, trasformandosi da agricolo a uno tra i più industrializzati del mondo, conosce imponenti flussi di migrazioni interne, conflitti sociali, diseguaglianze economiche e un forte aumento della criminalità: furti, traffico di droga, rapine, omicidi». L'Italia in nero del grande Nord ricco, brumoso, bramoso, peccaminoso. È il Nord che ha due capitali. Torino, la città più misteriosa d'Italia, magica, diabolica e nera. E Milano, la città più ricca d'Italia, sfrontata, feroce, mondana e irriverente, un carosello di negozi di lusso, palcoscenico della spettacolare rapina compiuta dalla banda dei marsigliesi nell'aprile 1964 in una gioielleria della centralissima via Montenapoleone, della speculazione immobiliare, della moda, delle minigonne.
Figlio di Fantômas, Rocambole e Arsenio Lupin, padre di una sterminata serie di criminali moralmente efferati e mediaticamente a effetto, Diabolik ha attraversato sulla sua Jaguar la cronaca e il costume di sessant'anni di storia italiana. Sopravvissuto alle sue due madri (Angela Giussani è morta nel 1987, Luciana nel 2001), uscito indenne da critiche e processi, salvatosi dai mutamenti epocali, ha resistito persino di fronte allo tsunami globale della Rete. Diabolik, con accanto la fedelissima, blondissima Eva, è ancora tra noi con le sue centomila copie al mese, terzo fumetto d'avventura più venduto in Italia dopo Tex e Dylan Dog.
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