Arriva in sala “Gli anni amari” storia di Mario, «anzi Maria»

Applaudito alla Festa di Roma e bloccato dal Covid uscirà il 2 luglio il film del regista aquilano Adriatico su Mieli l’attivista e scrittore gay degli anni ’70
L’AQUILA. Una classe nel liceo classico della borghesia milanese, inizio anni '70. Compito in classe, ognuno deve parlare di sé in un tema. Uno dei ragazzi esordisce: «Mi chiamo Mario. O, se preferite, Maria».
Inizia così “Gli anni amari”, il film del regista aquilano Andrea Adriatico sull’attivista e scrittore omosessuale Mario Mieli (1952-1983 ) che il 2 luglio esce nei cinema dopo il limbo della sospensione imposta dal Covid-19. Prima dell’emergenza sanitaria l’uscita del lungometraggio, scritto da Adriatico con Grazia Verasani e Stefano Casi, era programmata per il 12 marzo, giorno in cui Mieli morì suicida. Il film racconta la breve, intensa, scomoda parabola esistenziale dell’inquieto, visionario e provocatorio intellettuale milanese, precursore in Italia degli studi di genere e tra i fondatori del movimento omosessuale italiano.
“Gli anni amari” è stato pre-apertura il 16 ottobre della Festa del Cinema di Roma e a fine maggio ha ripreso il cammino delle vetrine internazionali partecipando a Calgary al Fairy Tales Queer Film Festival. Il 7 luglio uscirà in Nord America. Da giovedì il film dell’autore abruzzese sarà in diverse sale del circuito Uci Cinemas e non solo. L’elenco (su gliannimari.it) si va aggiornando man mano che i cinema riaprono. «Gli anni amari è l’attraversamento di un’epoca, di quei vitali, difficili, creativi, dolorosi e rimossi anni Settanta», spiegano i tre sceneggiatori. «È anche la rievocazione di un necessario movimento per i diritti, quello omosessuale, che doveva inventare forme nuove per farsi riconoscere. Ed è soprattutto il ritratto di un ragazzo la cui genialità, libertà interiore e gioia di vivere erano troppo intense per il mondo che lo circondava».
Figlio di ricchi imprenditori comaschi della seta di origine ebraica e penultimo di sette figli, Mario Mieli visse un rapporto complicato con il padre Walter e la madre Liderica a causa della sua esuberanza e omosessualità. Il film di Adriatico racconta con efficacia e sensibilità i rapporti familiari sullo sfondo di un affresco degli anni '70, coi suoi movimenti (evocati, tra l’altro, col Festival dei giovani proletari nel 1976 al Parco Lambro di Milano). Il film segue Mario al liceo Parini, nella vita notturna tra sesso e droga, nell’incontro con dei giovani poeti e nell’epifania del viaggio a Londra, in cui scopre il Gay Liberation Front e la possibilità di fare attivismo politico per i diritti degli omosessuali senza rinunciare al travestimento, anzi facendone arma politica. Nicola Di Benedetto è Mario Mieli, Sandra Ceccarelli e Antonio Catania i genitori, Lorenzo Balducci il rigido fratello Giulio, erede degli affari di famiglia. Tobia De Angelis è Umberto, ultimo grande amore di Mario, mentre Irene Serini, Davis Tagliaferro e Matthieu Pastore impersonano figure cardine della militanza e cultura omosessuale: Marc de’ Pasquali, Alfredo Cohen e Angelo Pezzana, con Mieli prima cellula del F.U.O.R.I!, il Fronte unitario omosessuali rivoluzionari italiani.
©RIPRODUZIONE RISERVATA