Arriva Montesano «Vorrei sapere cos’è la comicità...»
L’attore in scena in un omaggio a Trovajoli con l’Orchestra sinfonica abruzzese
di Michela Corridore
All'Aquila veniva da ragazzo. D'estate alloggiava al Grand Hotel del Parco, alla villa comunale, in pieno centro storico. Una struttura oggi in gran parte inagibile.
Romano, 70 anni compiuti nel giugno scorso, Enrico Montesano, attore e cantante, da tre David di Donatello e un Nastro d'argento, è tornato ieri per la prima volta nella città distrutta dal terremoto, per le prove con l'Orchestra sinfonica abruzzese dello spettacolo che si terrà stasera alle 21.30 al Parco del Castello, nell'ambito del cartellone “I cantieri dell'immaginario”.
Un omaggio a Trovajoli con un excursus sulle note delle commedie musicali italiane, soprattutto quelle firmate da Garinei e Giovannini. Un vero e proprio one man show, in cui Montesano interpreta quelle che sono diventate le intramontabili colonne sonore della musica italiana, accompagnato dai musicisti dell’Osa, diretti dalla sapiente bacchetta dal maestro Roberto Molinelli: da “Roma nun fa’ la stupida stasera” a “Ciumachella de Trastevere”, da “La ballata di Rugantino” a “‘N zai che pacchia”. Tra una canzone e l’altra Montesano riporterà alla memoria piccole perle di illustri personaggi come Delia Scala, Alida Chelli e Aldo Fabrizi, senza disdegnare qualche incursione satirica sui fatti di cronaca. Come racconta in questa intervista al Centro.
Era mai stato in città prima di oggi?
«Certo. All'Aquila venivo da ragazzo al Grand Hotel del Parco. A dire la verità, però, dopo il terremoto ho avuto modo di visitare solo i paesi del circondario, mai la città. Sono stato sotto le tende con altri amici della zona. Ricordo anche una scossa terribile nei giorni successivi al 6 aprile 2009. È per questo che sono davvero felice di tornare e spero di trovare la città meglio di come l'ho lasciata. Questo per me è un appuntamento davvero importante».
Come è nato il legame con l'Orchestra sinfonica abruzzese?
«L'artefice è stato il maestro Molinelli. L'organizzazione dello spettacolo è della Parma concerti. Poi, sa: gli artisti vengono chiamati, si occupano di fare al meglio il proprio lavoro, ma del resto sono un po' all'oscuro».
Cosa può anticipare dello spettacolo?
«Si tratta di un omaggio a un grande musicista italiano. Ce ne sono molti che non sono altrettanto conosciuti, ma di grande valore. Canterò i testi più noti, ma anche due canzoni che lui ha scritto per due mie commedie musicali. Poi intratterrò il pubblico con aneddoti per divertire e distrarre. Lo spazio maggiore, comunque, sarà dedicato alla musica».
Lei, che della comicità ha fatto il suo mestiere, come pensa sia cambiata negli anni?
«Questa è una domanda che molti mi fanno, ma a cui non so rispondere. La comicità cambia perché cambia il pubblico, cambiano i tempi. Se sapessi cosa veramente è la comicità, la farei».
Cosa la diverte? Cosa la fa ridere?
«Personalmente mi diverte quello che mi sorprende. La comicità deve sorprendere: non c'è ragione perché si ride o non si ride. Non c'è una regola. È una materia in continuo cambiamento, di continua ricerca. Una materia opinabile e imponderabile. Per fortuna. A volte si ride, a volte no: non ci sono ricette».
Cosa pensa, invece, della satira e in particolare di quella politica, esplosa negli ultimi anni?
«La satira politica dipende in primo luogo da chi fa politica. Quando ci si trova di fronte a persone che non incidono, figure evanescenti, è difficile fare satira. Ritengo, tuttavia, che la satira politica sia un esperimento arguto e intelligente. Ovviamente nasce soprattutto dalla critica e la critica è importante. Se è ironica è meglio».
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