Artemisia Gentileschi una donna artista tra i grandi del Seicento

In mostra a Palazzo Braschi a Roma la più grande antologica di quadri della pittrice del Seicento fra i vertici del Barocco
di Anna Fusaro
È il simbolo del genio artistico femminile, ma anche della forza e fierezza delle donne, della capacità di autonomia e ribellione. E tutto ciò vivendo in un secolo buio per le donne, il Seicento della Controriforma. La pittrice Artemisia Gentileschi (Roma 1593 - Napoli 1653), tolta dall'oblio intorno alla metà del Novecento dal grande critico e storico dell'arte Roberto Longhi, innalzata dalle femministe nel pantheon delle loro eroine, ha alimentato con i suoi testi pittorici e con la sua esistenza complessa e tormentata una miriade di altri testi, tra saggi, romanzi, spettacoli teatrali e film, come quello del 1998 della francese Agnes Merlet con Valentina Cervi. Tra i romanzi su Artemisia donna e artista si ricorda il libro più noto e sofferto di Anna Banti, moglie di Longhi, perso nella prima stesura sotto i bombardamenti a Firenze nel 1944 e riscritto tre anni dopo.
Ora il genio della grande pittrice barocca viene celebrato nella sua Roma dalla mostra "Artemisia Gentileschi e il suo tempo" allestita nel Museo di Roma, a Palazzo Braschi, in piazza Navona. Inaugurata il 30 novembre, l'esposizione presenta fino all'8 maggio 2017 una trentina di opere provenienti da musei e collezioni di tutto il mondo e copre un arco temporale che va dal 1610 al 1652. Ideata da Nicola Spinosa, la mostra è curata dallo stesso Spinosa per la sezione napoletana, da Francesca Baldassari per la parte fiorentina, e da Judith Mann per il capitolo romano. Artemisia infatti visse e lavorò principalmente in tre città: Firenze (dal 1613 al 1620), Roma (1620-26) e Napoli (1626-30). Ma ebbe operose parentesi a Venezia e Londra, dove fu chiamata da Carlo I Stuart.
L'esposizione, la più completa finora dedicata ad Artemisia Gentileschi, è un percorso nella sua vita e nella sua arte, così compenetrate come dimostrano i due capolavori "Susanna e i vecchioni" e "Giuditta che decapita Oloferne".
Ma la carrellata approfondisce anche scambi e influenze con gli artisti vicini ad Artemisia, accostando alle sue opere una sessantina di creazioni di altri protagonisti del Seicento: il padre pittore Orazio, celebrità del suo tempo, importante nella sua formazione, e altri artisti, per lo più caravaggeschi, Guido Cagnacci, Cristofano Allori, Simon Vouet, Giovanni Baglione, Antiveduto Gramatica, Jusepe Ribera. Massimo Stanzione.
Prima donna ammessa all'Accademia delle arti e del disegno di Firenze, artista donna più nota del XVII secolo, Artemisia Gentileschi è diventata un'icona nel Novecento per l'intensità cromatica ed emotiva dei suoi dipinti, ma soprattutto per la vicenda umana, che ne fa una proto-femminista. Artemisia, non solo fu capace di imporsi in una scena artistica di soli uomini, ma sfidò le convenzioni ribellandosi al silenzio e denunciando nel 1611 il suo stupratore, il pittore Agostino Tassi, amico del padre Orazio. E nel celeberrimo "Giuditta che decapita Oloferne", soggetto di due suoi olii caravaggeschi (quello degli Uffizi,1620-21, e quello di Capodimonte, 1617, che arriverà a Roma il 17 febbraio), nella calma determinazione dell'eroina biblica, molti hanno visto la vendetta sublimata di Artemisia. Come pure nel "Giaele e Sisara" del 1620. Lo straordinario "Susanna e i vecchioni", dipinto a 17 anni (in mostra sino a fine marzo) rivela il talento precoce di Artemisia, la grande qualità della sua pittura, evidente nella perfetta anatomia del nudo e nel morbido gioco di luce e ombra.
Nella mostra s'incontra il volto dell'artista nel celebre "Autoritratto come suonatrice di liuto" (1617-18 circa), prestato fino a febbraio dal Wadsworth Atheneum di Hartford. Nella parte finale del percorso espositivo ecco "Ester e Assuero" (1626-29 circa), in prestito dal Metropolitan Museum di New York, e la splendida "Annunciazione" del 1630, opere appartenenti al periodo napoletano, quando la pittrice ormai famosa aveva una sua bottega.
Orari: dal martedì alla domenica ore 10-19; 24 e 31 dicembre ore 10-14. Giorni di chiusura: il lunedì, 25 dicembre, primo gennaio, primo maggio. Biglietto intero 11 euro. Info: 060608, tutti i giorni ore 9-21. Promotori: Roma Capitale, assessorato Crescita culturale, Sovrintendenza capitolina Beni culturali, ministero Beni e attività culturali. Organizzazione: Arthemisia Group con Zètema Progetto Cultura. Catalogo Skira.
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