Battista: far ridere mi rende felice Ma niente politica...

14 Agosto 2015

Il comico romano in scena domenica a Rivisondoli e il 25 agosto a Pescara: «In Abruzzo mi diverto»

di Annalisa Civitareale

Schietto, diretto, divertente. Maurizio Battista è un fiume in piena, per un’intervista, come sul palco. Si racconta e non si risparmia, nel suo romanesco. In maniera semplice. Il comico romano sarà nei prossimi giorni in Abruzzo (a Rivisondoli il 16 agosto alle 21.30 in piazza Garibaldi, spettacolo gratuito; a Pescara, al teatro d'Annunzio, il 25 alle 21.30, con biglietti, in prevendita su TicketOne e CiaoTickets, che vanno dai 38 ai 23 euro e, per i gruppi, gradinate non numerate, ai 12 euro). È in giro per l’Italia con lo spettacolo “Ero felice e non lo sapevo” e nel suo futuro ci sono un libro e il ritorno al cinema, come racconta in questa intervista al Centro.

Battista, ci presenta il suo spettacolo?

Lo chiamiamo spettacolo per comodità: è un incontro con mille, duemila, tremila... cento persone e ci raccontiamo un po’ di noi, dei nostri malesseri, dei nostri benesseri, una sera una cosa, un’altra sera un’altra: non c’è un copione scritto. Forse è per questo che ci divertiamo ogni sera in modo diverso. Parlo della vita in modo semplice, genuino, ma che arriva.

Che cos’è per lei la felicità? È salire sul palco: quelle due ore e mezza; lo dico anche alla mia compagna, ai miei figli: per me sono la felicità. E non sono poche, eh!, perché le condivido con amici, gente che ti ha scelto, che ti vuole bene, perché a uno che mi fa ridere io gli voglio bene, mica lo odio, sennò manco ci andavo a sentirlo! Mi fanno felice la serata, le foto con il pubblico, gli amici, i musicisti. Non andiamo in guerra, andiamo a divertirci e a divertire.

Senza parlare di politica?

No! Se il pubblico viene a sentirti per divertirsi e tu parli di Marino, di Renzi… gli vuoi male: è come se mi invitiassi a cena e iniziassi a parlarmi di mia suocera! Non mi invitare!

Che cosa, oltre ai comici che parlano di politica, proprio non sopporta?

I maleducati, i presuntuosi, gli arroganti, con titolo e senza titolo. Quelli che pensano che, senza di loro, il mondo non gira più, anche tra i colleghi.

Nel suo mondo ce ne sono tanti?

Ma scherzi!?! Però quello non è il mio mondo: il mio mondo è il bar, la gente, quello è un altro mondo che io non frequento. Se devo scegliere tra una serata con loro e una con il pubblico, scelgo il pubblico, mi diverto di più.

Un collega che stima?

Tra i comici, il maestro Gigi Proietti, artisticamente e umanamente.

Quando ha capito di far ridere?

Da bambino. Sono nato così, pensa un po’ come sto messo! Emerge anche dal libro che uscirà il 10 dicembre per Mondadori. Si chiama “Arrivederci a Roma”: vado a prendere al cimitero una ragazza, che si capirà poi essere mia madre, e la porto in giro per Roma, e parliamo della vita, tra pianti, non pochi, risate, abbastanza, e la cultura, tanta, dei monumenti di Roma. È stata una sorta di analisi psichiatrica per me, con l'enorme ricordo di mia madre, morta a 42 anni di tumore. È un libro che consiglio a tutti, per capire l’importanza di godersi i genitori fino all’ultimo. E' stato scritto al 95% dalla mia compagna, Alessandra Moretti, e al 5% da me: io ho messo la sofferenza e lei la penna.

Le donne sono la parte fondamentale della vita…

Sì. Infatti l’uomo fa la spesa e la donna cucina.

Cosa c’è nel suo futuro?

A ottobre inizierò a girare un film con Enzo Salvi, “Fausto e Furio”, parodia di “Fast and Furious”, sempre due meccanici, corse automobilistiche. Uscirà il 4 febbraio.

Cinema, teatro, televisione: c'è tanto nella sua carriera.Ma che cosa preferisce?

Il teatro, il live prima di tutto, perché è una cosa complicata da fare; il cinema si può fare, la televisione pure, ma il teatro dal vivo per molti è un limite invalicabile. Non basta una raccomandazione, ci vuole altre, ci vuole il talento, un dono, il piacere di farlo, comunque lo si voglia chiamare.

Un ricordo dell’Abruzzo?

In Abruzzo vengo molto volentieri, perché c'è un bel pubblico, caldo. A Pescara è la terza volta. Vado solo nei posti in cui mi diverto.

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