Bellucci: «Io, fatta a pezzi da Burton in Beetlejuice 2, il perché è il vero mistero»

29 Agosto 2024

L’opera in anteprima mondiale e fuori concorso apre il Festival al Lido Il regista e compagno dell’attrice: Ortega lo fa sembrare un nuovo film

LIDO DI VENEZIA. Un po’ “sposa cadavere”, ma piena di cicatrici segno di una fresca cucitura. Appare così la bellissima Monica Bellucci in Beetlejuice Beetlejuice di Tim Burton, suo attuale compagno e regista di quest’opera allucinatoria piena di fantasmi, folletti, mostri microcefali in bicicletta, prevedibili influencer e una casa spettral-gotica sulla collina che ha aperto ieri sera l'81ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
Nel film, in uscita il 4 settembre con Warner, la Bellucci la vediamo nella prima scena fatta in mille pezzi su un pavimento. Sarà poi lei stessa a ricomporsi, pezzo dopo pezzo per diventare una sorta di Frankenstein in gonnella, ma ancora pieno di fascino nonostante le cicatrici.
«È un processo misterioso il fatto che lei sia a pezzi» ha detto ieri l’attrice al Lido «e quando mi sono dovuta ricomporre non è stato affatto facile, mi sono sentita una sorta di mimo. Il mio personaggio di Delores si muove poi come una bambola. Le cicatrici? Tutti abbiamo cicatrici emotive», conclude l'attrice. Sequel di Beetlejuice – Spiritello porcello, di cui quest’anno ricorre il 36ennale, troviamo nel film insieme al regista una buona fetta del cast originale a partire da Michael Keaton (ovvero il perfido Beetlejuice), c’è poi Winona Ryder nei panni di Lydia e Catherine ÒHara in quelli di sua madre. Su questa vecchia base Burton ha affidato la sceneggiatura agli autori della serie tv Mercoledì, dalla quale ha preso la protagonista Jenna Ortega (interpreta la figlia di Lydia).Tra le new entry, infine, oltre la Bellucci, c'è anche Justin Theroux e Willem Dafoe, che interpreterà un poliziotto fantasma con il cranio a cielo aperto. Dice ancora la Bellucci del suo personaggio di Delores: «Adoro la sua dualità, è cattiva, ma allo stesso tempo affascina tutti. E poi», aggiunge «trovo che questo film sia molto al femminile perché racconta tre generazioni di donne che si amano e si supportano». Tra queste donne appunto c’è Lydia (Ryder), ancora perseguitata da Beetlejuice, che si trova nuovamente nei guai quando la figlia Astrid (Ortega), scopre il modellino della città chiuso in soffitta e accidentalmente apre il portale verso l’Aldilà. «Ho sempre voluto realizzare un horror in italiano, con questo film è come se l’avessi fatto: sono da sempre fan di Mario Bava e Dario Argento», le parole di Tim Burton. «Non sono un regista italiano di horror, ma mi piacerebbe esserlo. Beetlejuice Beetlejuice» sottolinea ancora il regista « è stato fatto per motivi personali. Non amo i sequel e questo non è un sequel fatto per denaro. È un film personale, emotivo su una famiglia davvero strana. Negli ultimi anni sono rimasto un po’ deluso dall’industria cinematografica e ho capito che se avessi voluto fare qualcosa sarebbe dovuto venire dal cuore. Mi serviva un film energizzante, da qui anche la scelta artistica di non ricorrere alla Gci (immagini generate dal computer ndr)così che gli attori potessero realmente vedere cosa stesse succedendo intorno a loro». E alla fine il regista, sceneggiatore, produttore cinematografico, scrittore, animatore e disegnatore statunitense ammette quanto deve alla serie Mercoledì: «Jenna Ortega che viene da questa serie fa sì che sembri un nuovo film perché visto dai suoi occhi».