«Bestiale Comedìa è il mio viaggio nell’aldilà»

Il cantautore incorona il festival con il suo progetto per il 700 anni del Sommo Poeta: «È l’eroe della mia giovinezza»
PESCARA. C’è un filo rosso che lega Dante Alighieri a Vinicio Capossela. L'attrazione per le passioni umane, per il peccato e la virtù, per quella scia di «santi, eroi e viziosi» che compaiono tanto nei canti della Commedia quanto in alcuni dei più intensi brani messi in musica dal cantautore. Un legame strettissimo che sarà celebrato venerdì 30 luglio con il concerto-tributo che chiude la rassegna Pescara jazz, in programma al teatro d'Annunzio di Pescara.
Il titolo è emblematico: nell’anno in cui ricorre il settecentesimo della morte del Sommo Poeta, Capossela si fa interprete di un personale omaggio al padre della lingua italiana attraverso il progetto “Bestiale Comedìa” concepito come un viaggio nell'aldilà tra santi, creature mitiche, bestie, eroi e peccatori.
«Un itinerario», si legge nella presentazione, «nell’immaginazione musicale e letteraria per redimere il reale dallo smarrimento in cui sembra gettato». Il tour di Capossela per celebrare l’Alighieri è iniziato a luglio e lo porterà ad attraversare l’Italia da Nord a Sud con tappe a Trani, a Castelnuovo Magra (La Spezia), Firenze e Castiglione del Lago (Perugia).
Vinicio Capossela è considerato da molti critici il miglior cantautore italiano della sua generazione. Acclamato per il suo profilo di musicista eclettico, polistrumentista, capace di mescolare alle melodie pop arrangiamenti jazz e folk, e per la scrittura di brani come “Ovunque proteggi”, “Il Ballo Di San Vito”, “Che coss’é l’amor”, “Con una rosa” e “Si è spento il sole”, da tempo porta avanti una ricerca musicale, artistica e letteraria ricca di riferimenti danteschi. Citazioni esplicite ad alcuni passi della Divina Commedia sono già presenti in alcuni brani dell’album “Marinai, profeti e balene” del 2011.
Ma è in tutta la discografia di Capossela che riecheggia l’universo metafisico dantesco attraverso una ricerca della ritualità, del primordiale, delle radici mitiche della propria cultura, volta a decifrare e restituire la complessità dell’animo umano. Il cantautore racconta di essersi avvicinato a Dante «per mito interposto». «L’eroe della mia giovinezza», sottolinea Capossela, «è stato il dannato, il bohémien, il distillatore di bellezza Amedeo Modigliani. Modigliani sgranava come un rosario ebbro i versi di Dante a memoria, mentre dipingeva i suoi volti dagli occhi vuoti. E così provai a mandarli a memoria anche io, scoprendo la più sublime forma di preghiera umanistica. Una esperienza di spiritualità, che nella ripetizione conduce a una specie di trance». Per Capossela «affacciarsi a Dante è affacciarsi al pozzo della natura umana». «A partire dalla forma a imbuto della cosmogonia della Comedìa», spiega il cantautore, «l’attrazione è sempre stata presente. L’attrazione per l’umano, per i suoi miti, per il sublime, per l’inferno, per il peccato e per la virtù, per tutto ciò che desta “maraviglia” è quello che da15 anni conduce il mio cammino in musica e parole. Non c’è cosa che Dante non comprenda già. Santi, eroi e viziosi, una certa attrazione per il misticismo, una visione del mondo non specialistica, ma enciclopedica, il cui soggetto è la natura tutta a partire dalla natura umana sono tra le cose dantesche che più mi attraggono. Galeotti per me sono stati molti libri, ma Dante soltanto li comprende tutti». Dopo il suo progetto discografico “Ballate per uomini e bestie” definito dall'autore «un cantico per tutte le creature, per la molteplicità, per la frattura tra le specie e tra uomo e natura» ha presentato “Bestiario d’amore” alla Union Chapel di Londra. Durante il periodo di quarantena ha tenuto una rubrica quotidiana sui suoi canali social dal titolo “Pandemonium”. Nei mesi estivi del 2020 Capossela ha portato in tour il progetto "Pandemonium. Narrazioni, piano voce e strumenti pandemoniali" accompagnato da Vincenzo Vasi.