Biancaneve, il capolavoro Disney compie ottant’anni

21 Dicembre 2017

Follia da un milione e mezzo di dollari, dopo tre anni di lavorazione il primo cartoon a colori esordì il 21 dicembre 1937

Biancaneve compie ottant’anni. Il capolavoro animato di Walt Disney “Snow White ad the Seven Dwarfs”, dalla favola dei Fratelli Grimm, fu proiettato la prima volta il 21 dicembre 1937 al Carthay Circle Theatre di Los Angeles, davanti a un pubblico plaudente di stelle del cinema, da Charlie Chaplin a Mary Pickford, da Judy Garland a Clark Gable, da John Barrymore a Marlene Dietrich.
In Italia “Biancaneve e i sette nani” fu presentato l'8 agosto 1938 alla Mostra del Cinema di Venezia (vinse il Grande Trofeo della Biennale) e uscì nei cinema l'8 dicembre.
Dopo l’anteprima anche la stampa fu entusiasta della pellicola, che pure era stata preventivamente bocciata come “Follia Disney” per le spese pazze, un milione e mezzo di dollari, affrontate nei tre anni di lavorazione dal giovane Walt (33enne nel 1934), indebitatosi ipotecando l’abitazione.
Ottant’anni dopo, mentre alla Disney pensano a una versione live action, “Biancaneve” resta un film da record: primo cartone tutto a colori, primo lungometraggio prodotto dalla Disney, e soprattutto prima principessa a regnare nei cuori dei bambini. E poi i numeri della lavorazione: 32 animatori, 102 assistenti, 20 scenografi, 25 acquarellisti, 65 animatori per gli effetti, 158 pittrici e inchiostratrici per 2 milioni di illustrazioni.
Disney ebbe per “Biancaneve” un Oscar alla carriera, consegnato dalla piccola Shirley Temple con altre sette statuette mini, una per nano: Doc (Dotto), Grumpy (Brontolo), Sneezy (Eolo), Bashful (Mammolo), Happy (Gongolo), Sleepy (Pisolo), Dopey (Cucciolo). Lodi giunsero da Sergej Èjzenštejn, che definì “Snow White” il più grande film mai realizzato.
Tanti gli ingredienti dell’intramontabile capolavoro, oltre alla sfrenata fantasia di Walt Disney e all’abilità tecnica e artistica delle maestranze. L’amore, certo, tra Biancaneve (che inizialmente somigliava a Betty Boop per virare poi verso Ginger Rogers e infine all’aspetto rassicurante da ragazza della porta accanto) e il Principe, il contrappunto comico dei nani anche, ma soprattutto il lato gotico-horror della storia, con la matrigna Grimilde dark lady alla Joan Crawford (con birignao chic della doppiatrice Tina Lattanzi) e con le citazioni del cinema espressionista per la mutazione della regina in strega e la fuga di Biancaneve nella foresta. Per non parlare della colonna musicale: chi non ha cantato almeno una volta “Hey-Ho!” e “Impara a fischiettar”? (afu)
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