Bosso e Valori chiudono la Festa della Rivoluzione

E ora già si pensa alla prossima edizione Il tema sarà «la velocità e il movimento»
PESCARA. Una piazza gremita ha accolto ieri sera il concerto di chiusura della seconda edizione della “Festa della Rivoluzione, d’Annunzio torna in Abruzzo”: affidato alla bacchetta del maestro Angelo Valori, all’arte della Medit Orchestra, al magico jazz di Fabrizio Bosso e alla voce del soprano Sandra Buongrazio.
Un’edizione di successo, come si legge nei numeri: ventiquattro eventi e spettacoli in otto giorni, con posti esauriti nei teatri, nelle piazze e nell’Auditorium. Poi, migliaia di collegamenti in streaming e tanta partecipazione da parte della città. A cominciare dal Galà del Teatro, con oltre venti artisti pescarese riuniti in un unico evento, culminato nel concerto di Anastasio, per l’occasione affiancato da un fantasista musicale del calibro del maestro Enrico Melozzi. E ancora, lo spettacolo poliedrico di Massimo Ranieri, la rappresentazione de “La Figlia di Iorio” del Teatro Stabile Abruzzese, l’anteprima del film sul Vate con Sergio Castellitto.
Un’edizione molto partecipata, con centinaia di presenze, ma sempre nel pieno rispetto delle misure di sicurezza anti-Covid-19, con tutti dotati di mascherina e ben distanziati. «La prima edizione era un esperimento, la seconda una scommessa, vista la difficoltà epocale che stiamo vivendo. Mai avremmo pensato di organizzare un evento del genere, dovendo fare i conti con una pandemia. Per la terza edizione non ci ferma più nessuno», ha ironizzato il Presidente del Consiglio della Regione Abruzzo, Lorenzo Sospiri, ideatore e ‘padre’ della manifestazione. Che ha però trovato, come racconta lui stesso, «un’ottima sponda nel sindaco di Pescara, Carlo Masci. Quando un anno fa gli ho lanciato l’idea, ha impiegato meno di un minuto, forse qualche secondo, per darmi il pieno sostegno e insieme abbiamo messo in piedi una macchina che oggi, al secondo anno, possiamo considerare pienamente collaudata».
«E quest’anno non era semplice», continua ancora Sospiri, «perché nel 2019 eravamo nel centenario di Fiume, che portava con sé una certa suggestione; nel 2020, invece, avevamo come leit motiv il centenario della Carta del Carnaro, sicuramente una materia più specialistica, da pubblico più elitario. La sfida è stata di trasformare l’élite in un fiume di persone interessate».
Nell’intento degli organizzatori, dunque, non un festival ingessato, «in giacca e cravatta per intenderci», come spiega il presidente Sospiri. «Dal primo momento abbiamo voluto ‘svecchiare’ d’Annunzio, portandolo tra i millennial, che hanno colto la straordinaria attualità del suo messaggio di vita, poesia, politica, arte e anche di passione amorosa: quel d’Annunzio le cui scelte oggi non avrebbero scandalizzato nessuno». Così, mentre Anastasio ha offerto una lettura moderna di d’Annunzio, è stato Massimo Ranieri a incantare la platea con “‘A Vucchella”, musica di Tosti, parole del Vate.
Un’edizione, quella 2020, ricca e variegata, tra le incursioni satiriche delle due star de La Zanzara, Giuseppe Cruciani e David Parenzo e di Federico Palmaroli (alias, Le più belle frasi di Osho”), la musica di Nello Salza, ‘tromba’ originale del maestro Ennio Morricone, e tanti eventi culturali e gastronomici. «Abbiamo ospitato», racconta ancora Sospiri, «dieci tra i più quotati food blogger del paese, per un evento dedicato alla promozione del turismo enogastronomico abruzzese, con i piatti “dannunziani” preparati da dieci chef. Abbiamo anche presentato a Pescara la realizzazione della prima ‘Digital Valley’ del centro sud-Italia».
Chiuso il sipario, già si parla della terza edizione «che dedicheremo al tema della velocità, del movimento e dei luoghi dannunziani» ha annunciato il Presidente Sospiri. «Con il sindaco Masci abbiamo già deciso di lavorare in questo anno per la realizzazione del “Parco Letterario” in corso Manthonè, caso unico di luogo che, in cento metri di strada, ospita le case di due giganti della cultura italiana, d’Annunzio e Flaiano. Senza dimenticare il Teatro d’Annunzio: per l’anno prossimo vogliamo già avere il Progetto di riqualificazione, immaginando un teatro nuovo, aperto e scoperto. E poi la Riserva naturale dannunziana, luoghi cari al Vate che saranno il teatro privilegiato per l’edizione 2021, insieme, ovviamente, all’Aurum».