Brandimarte: «Il mio romanzo di formazione all’ombra della luna...»

26 Marzo 2015

PESCARA. «Se dovessero chiederle chi è l’Amalassunta, risponda pure a mio nome, che Amalassunta è la Luna nostra bella, garantita d’argento per l’eternità, personificata in poche parole, amica di...

PESCARA. «Se dovessero chiederle chi è l’Amalassunta, risponda pure a mio nome, che Amalassunta è la Luna nostra bella, garantita d’argento per l’eternità, personificata in poche parole, amica di ogni cuore un poco stanco». E’ questo uno dei momenti più intensi di “L’Amalassunta” (Giunti, 14 euro 185 pagine) l’esordio narrativo di Pier Franco Brandimarte, il giovane teramano – classe 1986, originario di Torano Nuovo – che nel 2014 si è aggiudicato il prestigioso Premio Calvino, uno dei più importanti premi letterari italiani. Un libro che si legge dall’inizio alla fine come un incanto, che lascia sospeso il lettore tra l’urgenza di diventare adulti e il trattenersi, ancora per un poco, in compagnia di quella sognante e malinconica giovinezza cui bisogna dire addio. Al centro del romanzo la serie di dipinti dell’Amalassunta di Osvaldo Licini (1894-1958), l’assorta musa “amica di ogni cuore stanco” dalla cui enigmaticità il protagonista, Antonio, sorta di alter ego dell’autore, viene rapito, tanto da metterlo in cammino sulla strada di una ricerca che diventa ricerca del significato di sé. E’ così che Antonio decide di ripercorrere la vita di Licini, è così che lascia a Torino la sua fidanzata Nina per trasferirsi a Monte Vidone, nelle Marche, dove il nonno del narratore era stato titolare di una barberia e dove il pittore, mezzo secolo prima, si era ritirato con la moglie, lontano dai furori della guerra e dalla frenesia della vita artistica d’inizio secolo. Un esordio, quello di Brandimarte, che impone un modo inedito di fare narrativa, e di cui lo scrittore parla in questa intervista al Centro.

Partiamo dalla fine: cosa ha significato per lei aggiudicarsi il Premio Calvino?

E’ stato guadagnare un’identità di scrittore, che tu non è che dici a tutti sono scrittore, magari te lo dici a te, nella tua cameretta, ma poi alla lunga se non pubblichi un libro e dici sempre che sei uno scrittore diventi un disadattato. Invece se vinci il Calvino e pubblichi un libro anche gli altri poi ti credono, e così quando tutti dicono che fanno gli scrittori o qualcos’altro di artistico tu, a richiesta, puoi fornire delle prove e vivi meglio. Certo, è un’occupazione vista con sospetto, ci vuole cautela. L’ultima volta che m’è scappato di dire che facevo lo scrittore ci ho rimesso un bellissimo bilocale con vista. La proprietaria si è affrettata a farmi sapere mezzo agenzia che non se ne faceva nulla(e io che pensavo di far colpo!). Al proprietario scafato, scrittore può suonare come insolvente, si può capire. Poi, e innanzi tutto, vincere il Calvino ha significato la possibilità per quest’opera, poco conforme al “classico” esordio e al “classico” romanzo, di essere ben pubblicata e trovare i suoi lettori.

Come, quando, perché è nata in lei l'esigenza di scrivere l'Amalassunta?

L’Amalassunta è nata per caso. Esiste il caso, esiste che qualcosa ti investa, certo in quel periodo, quando mi è entrata in testa questa specie di nebulosa, ero già in cerca di qualcosa, avevo scritto racconti, avevo fatto esperimenti, ma volevo scrivere un romanzo, ragionavo intorno a certe immagini, a certi temi a cui volevo dare espressione concreta. Allora diventi magnetico, accumuli e poi a un certo punto, a una certa data e ora e in un certo luogo, si trova. La storia di Licini e la sua opera sono stati la puntura, la via d’uscita per le altre cose, gli hanno dato il modo. E quindi, pressappoco quattro anni fa, dentro la mia fu-Peugeot 206, tornando da Monte Vidon Corrado, provincia di Fermo, verso le otto di sera, è successo. Una vaghissima forma, una sensazione elettrizzante, e poi lunghe giornate a tentare di prendere questa cosa con le parole. E’ stato un gioco di corrispondenze: andando verso qualcosa che ti attira finisci per avvicinarti a qualcosa di te – e qui le citazioni si sprecano.

Diventare adulti significa perdere il senso della meraviglia o apprezzarne finalmente l'autentico valore?

Una poetessa, così citiamo la poesia, ha scritto che “Sulla via dal falso alla verità smetti di essere giovane”. A tale verso si può aggiungere anche “e cominci a diventare morto”. Questo per dire che non lo so proprio. Tuttavia, a proposito di meraviglia, se non sì rimane su espressioni del tipo “oh quant’è bello!” ma si prende anche la porzione, secondo me connaturata al sentimento meraviglioso, della vertigine, quindi dello sgomento, si può avere un “oggetto” più articolato, più vicino magari a quello scossone che può darti un grande spazio, mettiamo un panorama particolarmente avvincente, qualcosa che forza la limitatezza umana e fa venire i brividi. Per un bambino è tutto nuovo, poi la cultura, l’educazione…e ci si abitua, ma insomma, in ogni momento si può alzare il vento e allora ci sono i brividi. La meraviglia ha questa faccia ambigua quindi, come l’Amalassunta.

Il suo esordio è stato definito “romanzo-inchiesta”, e infatti siamo davanti a un libro formalmente indefinibile: scelta o vero e proprio stile della sua scrittura?

Sì, “libro formalmente indefinibile” mi piace molto e anche “romanzo-inchiesta” ha il suo fascino perché se è inchiesta non può essere romanzo, bisogna mettersi d’accordo: un’inchiesta dev’essere credibile, rigorosa, un romanzo è l’opposto, e allora se dico “romanzo-inchiesta” ne viene fuori qualcosa come un falsissimo rigore, che mi va benissimo, ecco, una rigorosa invenzione, benissimo. Che poi si può dire anche soltanto romanzo, che già garantisce.

Lei è originario di Torano Nuovo: quanto Abruzzo c'è, e quanto Abruzzo manca, in questa storia?

La domanda è spinosa, potrei offendere diverse amministrazioni comunali a seconda dei pezzi che includo e di quelli estromessi, tuttavia la regione ne sarà comunque contenta perché l’Abruzzo c’è, c’è n’è molto, manomesso, alterato, più o meno riconoscibile ma presente. C’è il mio paese, la fascia di confine tra Abruzzo e Marche e c’è la costa dei Trabocchi. Il paesaggio, il rapporto tra questo e chi guarda è uno dei temi ricorrenti: il mare, le strade provinciali, gli Appennini, la segreta armonia che si produce tra il carattere e il luogo. C’è molto Abruzzo, sì.

Chi è l'Amalassunta di Pier Franco Brandimarte?

E’ molto riservata, non posso darle l’indirizzo.

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