Brignano: «Corriamo troppo e non assaporiamo la vita»

21 Dicembre 2019

Il comico a Pescara oggi e domani con lo spettacolo “Un’ora sola vi vorrei” «La gente ha fretta, guarda senza vedere e così perde la dimensione più umana»

Torna a Pescara Enrico Brignano. Lo fa con il suo nuovo, esilarante, spettacolo “Un’ora sola vi vorrei”. Un one man show che sfida e rincorre il tempo, della durata di un’ora e mezza («La mezz’ora accademica non ce la mettiamo?»), in cui l’attore e regista romano andrà a spasso nel suo passato, “tra ricordi e nuove proposte che rappresentano un ponte gettato sul futuro”. Quello pescarese sarà un doppio, attesissimo, appuntamento: “Un’ora sola vi vorrei” è, infatti, in programma questa sera, a partire dalle ore 21, e domani, dalle ore 18, al Palasport Giovanni Paolo II (l’organizzazione della doppia tappa è di Elite Agency Group/M&P Company). Del suo spettacolo e di altro Enrico Brignano parla in questa intervista al Centro.
Un one man show che sfida e rincorre il tempo. Come nasce “Un’ora sola vi vorrei”?
«Mi sono guardato intorno, in un giorno in cui stranamente non ero di corsa, e quello che ho visto mi ha fatto riflettere: la gente aveva fretta e, in questa concitazione, non si curava degli altri, guardava senza vedere, perdeva la dimensione più umana. Questa cosa mi ha un po’ spaventato, perché io stesso di solito sono così. Allora mi sono detto: io, a fermare il tempo, ci voglio provare. Voglio ritagliarmi una nicchia, chiedere l’attenzione ed esortare me stesso e gli altri a non passare e basta, ma a gustarsi anche il viaggio. Parafrasando la pubblicità di un famoso amaro, Il tempo è meglio goderselo che misurarlo».
Com’è il suo rapporto con il tempo?
«Lo rispetto, ma non lo temo. Il tempo che passa lascia sempre dietro di sé qualcosa che arricchisce: esperienza, ricordi, affetto. A volte anche dolore, ma il tempo sa essere un dottore che, passando, cura tutte le ferite».
«Non è vero che abbiamo poco tempo: la verità è che ne perdiamo molto”, scriveva Seneca. Quanto tempo sprechiamo oggi?
«Corriamo troppo, non sappiamo assaporare i momenti significativi. La vita stessa ci porta a “perdere” tempo: nel traffico, nel mondo virtuale degli smartphone, inseguendo false priorità. Non è sempre così, ma ogni tanto fermarsi e rifletterci un po’ fa bene a tutti».
Come si articolerà il suo one man show?
«E’ uno spettacolo in cui si guarda al passato, ricco di personaggi, di storia, di ricordi, e ci si proietta nel futuro, nel domani, portando dietro le spalle uno zainetto di speranze per i nostri figli in un mondo difficile. In mezzo a passato e futuro, ovviamente, ci sono il presente, il palcoscenico, la mia compagnia di attori e ballerini e anche io, che cerco di divertire e di divertirmi insieme al pubblico».
Tra i più visti in questo mese di dicembre al cinema, c’è il film di animazione “Frozen 2 - Il segreto di Arendelle”. Lei ha prestato la voce all’amatissimo pupazzo di neve Olaf. Cosa le piace del personaggio e qual è la forza di Frozen”?
« Olaf ha una forza comica incredibile e al tempo stesso una gran tenerezza; mi piace per questo, perché in fondo mi somiglia. È un sentimentale, un po’ svagato, buffo e dal cuore buono: ha tutti gli ingredienti per farsi amare dai bambini di tutto il mondo. La forza di Frozen è sicuramente la sua verve, ma lo sono anche e soprattutto le caratteristiche estremamente umane dei personaggi, in cui ci si può riconoscere e con cui ci si sente solidali».
Lei ha origini abruzzesi. Nella nostra regione ha prestato anche il servizio militare. Qual è il suo legame con l’Abruzzo e con i fan abruzzesi?
«L’Abruzzo è la mia regione d’adozione: ci vivono ancora i miei parenti, ci venivo da piccolo a passare l’estate e ogni volta che ci torno mi sento indubbiamente a casa. Mi basta assaporare un arrosticino e subito mi assalgono i ricordi. Sui fan non posso fare favoritismi: li ringrazio tutti indistintamente, abruzzesi e non. Certo, magari con gli abruzzesi mi ci faccio anche una chiacchierata in dialetto…».
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