Brunori: il mio Cip! è la leggerezza nel mondo che urla

13 Gennaio 2020

MILANO. «Canto dell’uomo e non degli uomini, perché non mi approccio alle vicende come prima: mi sono calato nei panni dell’uomo, più di pancia che di testa, vedendo le cose da una prospettiva...

MILANO. «Canto dell’uomo e non degli uomini, perché non mi approccio alle vicende come prima: mi sono calato nei panni dell’uomo, più di pancia che di testa, vedendo le cose da una prospettiva diversa, spirituale, con slancio idealistico e con la voglia di raccontare ciò che ho provato». Dario Brunori presenta così a Milano il suo novo album “Cip!” di undici brani, uscito venerdì col nome d’arte Brunori Sas.
«Volevo che il disco avesse un titolo sonoro, legato alla natura e alla leggerezza», aggiunge. «Il tono è più lieve e delicato, più pacificato in un mondo dove bisogna fare molto clamore, anche nella musica». Quali sono le novità di questo album rispetto ai precedenti. «Mai come in questo album ho affrontato la canzone classica», precisa l’artista calabrese. «Ho sentito la necessità di strutturare le canzoni che non fossero troppo cantautorali, giusto in linea con ciò che volevo raccontare: ho trattato dell’esistenza, del bene e del male, in una forma di accettazione che non fosse rassegnazione, per non farsi disincantare. Comunque non racconto l’io». Dario Brunori si è posto dei paletti quando ha cominciato a lavorare a questo disco: «Sicuramente avrei cercato di scrivere in modo più poetico e meno prosaico, prediligendo argomenti di ordine etico e filosofico», confessa. «Si tratta di territori ambigui e spinosi, ne sono cosciente, in cui è facile cadere nel pedante, nel moralismo spicciolo o, peggio, nella banalità: li ho affrontati, al limite, solo col guizzo del poeta, non di certo con la preparazione e la cura dell’accademico, dello studioso o dell’erudito». Il cantautore ha scavato nel quotidiano, come ne “Il mondo si divide”: «Certi giorni sono il peggiore dei coglioni, un giorno sì e un giorno no. A volte ci sono esempi di vita vissuta o semplicemente cose che vedo intorno che mi creano una forma di disincanto, perché il mio è un canto che si muove fra un incanto e un disincanto. C’è chi dice che i violenti debbano essere trattati con violenza». L’album è stato preceduto dal singolo estivo “Al di là dell’amore” e dal nuovo “Per due che come noi”. Brunori si è detto preso dal fenomeno delle Sardine. «A Cosenza ha dato l’impressione di un movimento assolutamente spontaneo che farebbe storcere il naso alla vecchia guardia», riflette. «I toni sono di una coralità e di uno stare insieme, in un momento storico in cui partecipare è fondamentale: credo che la cosa peggiore sia non andare a incontrare in carne e ossa degli esseri umani e limitarsi a studiare queste cose facendosi un giudizio solo sulla base mediatica. Ma non so dove andrà a finire». “Parla con Dario” è la nuova forma di instore tour in molte città italiane da nord a sud, in librerie e sale. «Molto semplicemente sono io che incontro delle persone», ha spiegato il cantautore. «Parleremo di ciò che vuole ognuno, del disco, del tour, di calcio, del “noi2 che è molto presente nel disco ma anche di una serie di suggestioni».
E poi il Brunori Sas Tour 2020 che è in partenza da marzo nei palazzetti di tutta Italia, prodotto da Vivo Concerti: il bebrutto martedì 3 marzo al PalaInvent di Jesolo, poi il 7 al Pala Alpitour di Torino, il 13 marzo al Mediolanum Forum di Assago a Milano, il 15 all’Unipol Arena di Casalecchio di Reno (Bo), il 21 al Mandela Forum di Firenze, il 24 al PalaPrometeo di Ancona, ìl 27 al Palazzo dello Sport di Roma, il 28 al PalaPartenope di Napoli, il 3 aprile al PalaFlorio di Bari e il 5 al PalaCalafiore di Reggio Calabria. «Andrò a prediligere l’aspetto musicale con la musicalità che nel disco è giusta per i suoi contesti», ha annunciato. «Faremo un live un po tirato, ci saranno momenti diversi, molto corale, una sorta di celebrazione ma non mia, per dieci anni di musica, ma un incontro con il pubblico. I brani li devo scegliere fra il meglio del meglio perché sono tutti dei capolavori, canzoni vecchie che potranno star bene con le nuove e momenti di amore verso il pubblico con i pezzi che non potrò fare a meno altrimenti non mi faranno uscire dal palazzetto».
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