“Buon 68° compleanno Paz” I ricordi degli anni Settanta rivivono in centinaia di fumetti

23 Maggio 2024

La puntata di “31 minuti” dedicata ad Andrea Pazienza, scomparso nel 1988 Gli insegnanti dell’artistico Misticoni che lo scoprirono: un genio, eravamo amici

PESCARA. Oggi sarebbe stato il compleanno di Andrea Pazienza: il genio del disegno italiano avrebbe compiuto 68 anni. E invece manca dal 1988: sono passati 36 anni da quella notte del 16 giugno quando fu trovato morto nel bagno della sua casa di Montepulciano. Pazienza aveva 32 anni e, da poco più di dieci anni, aveva cominciato una carriera fulminea. Era affamato e onnivoro e ha legato il suo nome alle riviste di fumetti più prestigiose come “Alter” e “Linus”, alla pubblicità, al cinema e al teatro. Si chiama “Buon compleanno Paz” un’altra puntata di “31 minuti”, settimanale di approfondimento giornalistico di Rete8, in collaborazione con il Centro, per la regia di Antonio D’Ottavio e le riprese di Luigi Cinquino.
Pazienza era un pugliese nato a San Benedetto del Tronto che, a Pescara, aveva trovato un habitat naturale: quel tempo passato nella Pescara vivace degli anni Settanta si è rivelato fondamentale per le tappe successive di una carriera troppo veloce. Sul suo cammino, Pazienza ha incrociato l’Abruzzo dal 1971 quando è diventato uno studente del liceo artistico Misticoni di Pescara. All’epoca quella scuola era un’avanguardia dell’arte, più che un istituto scolastico un collettivo che sfornava artisti. E tra i professori, due su tutti avevano capito subito che, davanti alle loro cattedre, c’era un fenomeno dei fumetti, uno capace di fermare il tempo presente con uno schizzo. Quegli insegnanti sono Sandro Visca e Albano Paolinelli: non erano i prof di Pazienza, erano guide, amici e forse anche figure paterne. «Abbiamo recitato i ruoli», racconta Visca, «io il prof e lui lo studente ma, finita la scuola, ci vedevamo anche per pranzo. Non sono mai stato l’insegnante di Pazienza». Stesso copione per Paolinelli: «Ero il professore di Pazienza ma non lo ero. Non aveva bisogno di insegnamenti». Paolinelli conserva ancora un’opera del 1973, eseguita proprio negli anni della scuola: ci sono soldati sullo sfondo promontorio del Gargano. Risalgono a quegli anni migliaia di disegni, anche su pezzi di carta di fortuna, caricature fatte anche al ristorante tra un primo e un secondo.
Visca, invece, ha donato la sua collezione di 140 pezzi per la fondazione del Clap Museum che accoglie una mostra permanente dedicata a Pazienza. Una donazione per ricambiare un affetto eccezionale: Visca è un personaggio ricorrente nei fumetti di Pazienza e spunta anche nell’ultima scoperta, il ritrovamento di un murale nella casa familiare a San Menaio, in Puglia. “Hasta la Visca sempre”, recita la scritta accanto al viso stilizzato del prof.
Dopo la parentesi pescarese, il disegnatore dal talento eccezionale si è iscritto al Dams di Bologna ma senza mai terminarlo: gli mancavano solo due esami. In un’intervista raccontava divertito che quella laurea l’avrebbe presa ad honorem all’età di sessant'anni. La sua attenzione era tutta per le storie: tra i suoi personaggi più noti, Penthotal e Zanardi.
Tra i contributi della puntata, anche un’intervista con il giornalista Luigi Di Fonzo che ha dedicato un libro al genio dei fumetti: “Il mio nome è Penthotal”. «Con Pazienza, per la prima volta in Italia, il fumetto diventa strumento per raccontare fenomeni sociali e dove il narcisismo autobiografico dell’artista si confronta duramente con la cronaca e il vissuto, e quindi con la storia. Andrea Pazienza è stato nel fumetto una rivoluzione e una sfida, di pensiero e di stile».
Nel 1985, Pazienza ha conosciuto la fumettista Marina Comandini e l’anno si sono sposati. Un matrimonio interrotto dalla tragedia: è stata proprio la moglie a trovare Pazienza ormai morto.
La puntata comprende anche stralci del documentario “Andrea Prima di Paz - Appunti della vita pescarese”, firmato dal regista Peter Ranalli: un viaggio negli anni pescaresi di Pazienza «evidenziando il suo ruolo centrale nel fervido contesto culturale e artistico della città. Attraverso interviste ai suoi compagni di scuola e amici dell’epoca, emerge un ritratto vivido dello studente-folletto del liceo artistico, immerso nella lettura vorace e nell’assorbimento di tutte le forme di arte. Questo periodo, spesso trascurato, ha avuto un impatto significativo sulla formazione intellettuale e artistica di Pazienza, mostrando la vitalità di Pescara prima della sua associazione con il ’77 bolognese». Nel documentario c’è una testimonianza di Nino D’Annunzio, amico di Pazienza, recentemente scomparso.