“C'era una volta il crimine”: la sfida è l’ironia sulla Guerra

9 Marzo 2022

Terzo e migliore capitolo della saga di viaggi nel tempo di Massimiliano Bruno  Nel super cast Giallini, Tognazzi, Leo e le new entry Morelli, Crescentini, Pastorelli

ROMA. Il nuovo film di Massimiliano Bruno, C'era una volta il crimine, terzo capitolo della saga di viaggi nel tempo iniziata con Non ci resta che il crimine (2019), ci porta questa volta nell'Italia occupata dai nazisti del 1943 dove tutto è possibile, anche incontrare Mussolini, Hitler e Pertini. Un po’ fumetto che non si vergogna di cavalcare degli stereotipi un po’ film che non ci tiene a prendersi troppo sul serio, l’opera guarda alla tradizione della commedia all'italiana, quella di Mario Monicelli ed Ettore Scola, dove gli italiani, sempre un po’ “vigliacchetti”, alla fine, se occorre, sono anche capaci di diventare eroi.
In questo terzo capitolo, in sala da domani in cinquecento copie distribuite da 01, ritroviamo la banda di criminali, questa volta decisa a tornare indietro nel tempo fino al 1943 per rubare la Gioconda e riportarla in terra italiana. Di scena Moreno (Marco Giallini), Giuseppe (Gian Marco Tognazzi) e, new entry, Claudio Ranieri (Giampaolo Morelli), un professore di storia polemico e molto irascibile.
Nel film, i tre si vedranno costretti a trovare un riparo a casa della nonna “giovane” di Moreno, Adele (Carolina Crescentini), dove lui rivede la mamma Monica ancora bambina. Quando quest'ultima viene presa dai nazisti, la banda si ritroverà a viaggiare per un'Italia distrutta, dove incontreranno Benito Mussolini, Adolf Hitler, il Re Vittorio Emanuele e Sandro Pertini. Ma i tre eroi incontreranno anche alcuni elementi della banda della Magliana come il suo leader Renatino (Edoardo Leo), che li affiancheranno nello scontro finale con i nazisti. Tra questi ci sono anche Gianfranco (Massimiliano Bruno) e Lorella (Giulia Bevilacqua).
«Volevamo fare un film importante che riuscisse a parlare con ironia di una data storica come l'8 settembre», dice il regista Massimiliano Bruno, spiegando come è nata l’idea di C'era una volta il crimine, film prodotto da Fulvio e Federica Lucisano insieme con Rai Cinema. «E cosa c'è di meglio per riuscire a fare questo, che fare una classica “commedia all'italiana”? Quella commedia con vigliacchetti alla Sordi che, alla fine, diventano eroi (come accade appunto nel film di Mario Monicelli, La grande guerra, ndr)».
Ma Massimiliano Bruno ha altro da dire sull'attuale crisi della sala e del cinema in generale: «La commedia all'italiana ha sofferto tantissimo in quest'ultimo periodo a causa della pandemia e ora della guerra. Questo ha sicuramente depresso le persone ed è comprensibile che ora trovino più difficoltà ad andare al cinema quando hanno un'offerta enorme in tv. Credo che per risolvere la cosa occorra riconsiderare l'accordo con le piattaforme per le “finestre” che stabiliscono la distanza tra uscita in sala e l’utilizzo in streaming. Non vorrei», conclude Bruno, «far diventare il cinema come è stato il vinile per la musica».
Quarto episodio? «Non è previsto» dice risolutamente il regista. Per Carolina Crescentini, c’è stata una «grande felicità nel raccontare questa donna del 1943 che è molto moderna, fa la fotografa, ma che alla fine, pur essendo molto forte, è comunque sola».
Dice invece del suo personaggio Giampaolo Morelli: «Sono l'unico del gruppo che ha due nozioni di storia, anzi ha addirittura scritto un saggio sulla seconda Guerra Mondiale, ma questo è poco importante, vale di più il fatto di aver potuto dare due ceffoni ai nazisti, una cosa davvero catartica».
Un confuso Marco Giallini non va oltre la battuta e una, va detto, gli riesce bene quando definisce il collega Morelli «uno degli attori troppo poco sottovalutati».