Capolavori restaurati in sala Barry Lyndon di Stanley Kubrick

TERAMO. Festa di 40esimo compleanno per il capolavoro di Stanley Kubrick “Barry Lyndon”, che torna oggi in sala restaurato e nella versione originale con sottotitoli italiani grazie alla Cineteca di...
TERAMO. Festa di 40esimo compleanno per il capolavoro di Stanley Kubrick “Barry Lyndon”, che torna oggi in sala restaurato e nella versione originale con sottotitoli italiani grazie alla Cineteca di Bologna e al suo progetto “Il cinema ritrovato. Al Cinema”. Sarà possibile (ri)vedere questa meraviglia a Teramo nella multisala Smeraldo, dove la parabola ascesa-rovina dell’avventuriero irlandese Redmond Barry verrà stasera proposta nell’ambito di Alternativa Cinema, rassegna d’essai curata dalla giornalista Anna Fusaro. Spettacoli alle ore 18 e alle ore 21.30, biglietto € 5, info: 0861 415778, www.multisalasmeraldo.net.
Stanley Kubrick scrisse e diresse “Barry Lyndon” adattando per lo schermo l'omonimo romanzo del 1848 dell'inglese William Makepeace Thackeray (più noto come autore di "Vanity Fair"). Il film, interpretato da Ryan O’Neal e Marisa Berenson, uscì nel 1975 negli Stati Uniti e l’anno dopo in Italia. Il risultato al botteghino fu un mezzo fiasco: troppo pessimista da digerire la visione del maestro Kubrick, che negava all’individuo una vera possibilità di elevarsi socialmente. Oggi, in tempi in cui i poveri sono sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi e avidi, il lucido e spietato teorema kubrickiano appare non solo esatto ma anche profetico. Perché in fondo di questo parla “Barry Lyndon” dietro la bellezza pittorica delle immagini: di leggi economiche, divisioni sociali, dell’ipocrisia e della silenziosa violenza delle società classiste.
Tutto ciò è riassunto nel tentativo di impossibile ascesa sociale e conseguente inevitabile caduta del protagonista (O’Neal), che arriva a sposare l’eterea Lady Lyndon (Berenson) senza essere tuttavia accettato dall’aristocratico mondo di lei. La vicenda inizia in un villaggio irlandese. Dopo aver ferito in duello un capitano inglese (sfidato per amore di una cugina), Redmond Barry fugge verso Dublino; rapinato, si arruola nell’esercito inglese; diserta e si dirige verso Brema, ma viene imprigionato dai prussiani che lo costringono a arruolarsi con loro. Dopo aver salvato in battaglia un ufficiale prussiano viene incaricato da questi di sorvegliare un cavaliere straniero gran giocatore d’azzardo, sospettato di essere una spia; Redmond però fa il doppio gioco e diventa amico e complice dell’uomo, che lo introduce, una volta lasciata insieme la Prussia, nei salotti aristocratici di mezza Europa.
Tra gli appassionati del tavolo da gioco Redmond conosce Lady Lyndon, infelice moglie del vecchio malato e bisbetico ma ricchissimo Sir Charles Reginald Lyndon. Alla morte del marito, Redmond Barry sposa la vedova del lord. Fin qui l’ascesa del protagonista, coronata dalla nascita di un figlio, ma seguita poi da una serie di sventure.
Per realizzare quella che resta la più compiuta rappresentazione cinematografica del Settecento Stanley Kubrick si documentò tantissimo, soprattutto a livello iconografico, attingendo dai più famosi paesaggisti e ritrattisti inglesi del XVIII secolo, da Gainsborough a Reynolds, da Hogarth fino a Constable, per definire paesaggi, ambienti, personaggi. Le matrici iconografiche sono evidenti fin dalle prime inquadrature. Immediatamente si percepisce la sensibilità visiva di Kubrick, che proprio per non tradire le sue fonti pittoriche girò esclusivamente con luce naturale, comprese le scene in interni, rischiarate solo da candele e lumi a olio: un virtuosismo formale possibile grazie all'utilizzo di lenti rivoluzionarie, studiate dalla Zeiss per la Nasa, e di nuove macchine da presa messe a punto dalla Panavision. Sette candidature e 4 Oscar vinti: fotografia (John Alcott), scenografia (Ken Adam), musica (Leonard Rosenman, che adattò Bach, Mozart, Händel, Paisiello), e costumi, ideati da Milena Canonero e dalla svedese Ulla-Britt Söderlund.
©RIPRODUZIONE RISERVATA