Capossela dal vivo a Pescara: «Siamo in un nuovo medioevo»

22 Maggio 2019

«Il mio nuovo album è un cantico per tutte le creature in un mondo fratturato» Il cantautore in concerto al Teatro Massimo il 7 dicembre. Biglietti già in vendita

Vinicio Capossela sarà in concerto al Teatro Massimo di Pescara il 7 dicembre. Il concerto è organizzato da Alhena Entertainment e Ventidieci. I biglietti sono già in vendita nei circuiti TicketOne. Questi sono i prezzi comprensivi dei diritti di prevendita: poltronissime, 57,50 euro; poltrone, 46 euro; palchi, 35 euro; galleria, 26 euro. L’annuncio della tappa pescarese del tour del cantautore arriva quattro giorni dopo l’uscita del nuovo album di Capossela, “Ballate per uomini e bestie”.
Presentato dall’autore come «un cantico per tutte le creature, per la molteplicità, per la frattura tra le specie e tra uomo e natura», il nuovo album è stato anticipato dall'uscita del brano “Il Povero Cristo” accompagnato da un videoclip scritto da Vinicio Capossela e Miriam Rizzo per la regia di Daniele Ciprì che firma anche la fotografia. Il video è stato girato a Riace e gli interpreti sono Enrique Iatzoqui, il Gesù del “Vangelo secondo Matteo” di Pier Paolo Pasolini, Marcello Fonte, palma d’oro a Cannes nel 2018 per “Dogman”, e Rossella Brescia. Il brano riferisce dell'incapacità dell'uomo di salvarsi seguendo il precetto in cui è racchiusa la Buona Novella, «Ama il prossimo tuo come te stesso».
«È un cantico per le creature», racconta il cantautore, «e in quanto tale è compassionevole, è un andare oltre il sé, per accorgersi che ci sono anche altre creature oltre gli uomini. Un disco molto caritatevole, ma per esserlo bisogna guardare con onestà alla propria condizione e vederla nella sua nudità. La storia dell'uomo è una storia di guerre, di crimini, di pestilenze, di ingiustizie. Di persone che si fanno saltare in aria nel nome del paradiso. Dunque, bisogna vedere quanto l'uomo è incapace di applicare la buona novella».
Nel disco si mescolano, in una serie di continui rimandi, figure mitologiche e personaggi biblici, vita popolare e letteratura (tra citazioni di Oscar Wilde, John Keats e Francesco D'Assisi «tutti accumunati dalla sensibilità alla bellezza»). Come quella del Povero Cristo (che ha dato anche il titolo al brano che ha anticipato il lavoro). «Il povero Cristo è chiunque porti la sua croce, è quello di cui non si accorge nessuno, è chi passa invano nel mondo», spiega Capossela che ha scelto in maniera simbolica di ambientare il video della canzone a Riace, il paese che aveva messo in atto un modello di accoglienza per gli immigrati: «Riace è stato un tentativo di mettere in pratica la buona novella e dove questa possibilità è stata negata. Senza voler dare a nessuno la palma del povero Cristo, in questo momento storico chi lascia tutto e arriva su un barcone è più povero Cristo di altri».
«La religione», aggiunge il cantautore, «fornisce grandi mitologie, mette a fuoco l'anima degli uomini. È un peccato rinunciare alla forza e alla meraviglia delle scritture sacre, pur non disponendo della fede. Ad affascinarmi è la potenza del linguaggio, delle metafore, i rituali. E il fatto che fornisce immagini e figure universali che sono nell'inconscio collettivo. Tra le invenzioni più mirabolanti che l'uomo abbia elaborato».
Per raccontare «tutte le creature», il cantautore irpino nato in Germania che anche quest'anno omaggerà la sua terra con lo Sponz Fest, ha scelto la forma della ballata. «Al contrario della canzone che deve essere breve e orecchiabile, la ballata si prende tutto il tempo per raccontare una storia. I piani di lettura e i riferimenti possono essere diversi e se uno vuole perderci tempo può trovare tanti raccordi. C'è commistione tra letteratura, storia e, cosa inedita per me, arti figurative. Il disco inizia dalle pitture rupestri: con Uro, animale scomparso che si ritrova dipinto nelle grotte di Lascaux».
Uno dei brani, La Peste, al grido di let's tweet again, è una critica alla tecnologia e al mondo dei social, in ricordo di Tiziana Cantone, la giovane che si è uccisa per i suoi video intimi divenuti virali in rete. «Siamo all'inizio di un'era in cui non sono ancora codificati né l'etica né la normativa di qualcosa che è già nella via di tutti. Siamo in una meravigliosa pestilenza, come diceva Arnaud, che però consente di azzerare tutto. La cosa terribile è il senso di deresponsabilizzazione collettiva, con il quale si distruggono vite ridendo. E l'uso politico in cerca di consenso: siamo davanti alla dottrina dello slogan pestilenziale, che attecchisce facilmente. La denunzia è un richiamo alla consapevolezza».
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