Carandini domani a Pescara: l’Abruzzo tesoro della natura ma senza piano paesaggistico

PESCARA. Ha idee chiare, su quanto dovrebbe fare l'Abruzzo, anche se le sue frequentazioni regionali non sono state numerose. Il ricordo, infatti, va soprattutto ad una gita in famiglia, di qualche...
PESCARA. Ha idee chiare, su quanto dovrebbe fare l'Abruzzo, anche se le sue frequentazioni regionali non sono state numerose. Il ricordo, infatti, va soprattutto ad una gita in famiglia, di qualche anno fa, a Pescasseroli, il cuore del Parco nazionale, ma anche il paese che diede i nati a Benedetto Croce. E il binomio cultura-ambiente, è proprio nel dna sia del Fai, il Fondo ambiente italiano, sia del suo presidente, Andrea Carandini, il quale domani sarà al Museo delle Genti d'Abruzzo, per partecipare a un incontro con i capi delle delegazioni Fai in Abruzzo e Molise, i referenti per i gruppi Fai giovani, la nuova referente della segreteria Daniela Santurbano e il delegato alla comunicazione Fai Abruzzo e Molise, Massimo Di Cintio. Un'assoluta novità, per la regione, visto che l'arrivo di Carandini rappresenta la prima visita di un presidente Fai in Abruzzo, come racconta in questa intervista al Centro.
Presidente, come sta l'Abruzzo? Gode di buona salute ambientale?
È il motivo per il quale è stata organizzata questa visita. Non sono stato molte volte nella regione e dunque vengo appositamente per ascoltare direttamente dalle persone che incontrerò, quale sia la situazione. Tempo fa, sono stato in gita, con la famiglia, a Pescasseroli.
Chiederle, dunque, sin d'ora, quali siano i punti di forza e i punti di debolezza della regione, da un punto ambientale, è forse prematuro.
Voglio prima avere un quadro più preciso, che appunto sarà più chiaro dopo la riunione che si terrà a Pescara.
Nel frattempo, qualcosa si può dire. Cosa, professore?
Che l'Abruzzo non ha un piano paesaggistico. E questo vuol dire che si trova in una situazione di grave abuso, poiché l'adozione di un piano paesaggistico è previsto dal codice, che impegna le regioni a redigerlo. La domanda, dunque, diventa: perché non lo si fa?
Ecco, appunto. Perché non lo si fa? In generale non lo si fa perché si ha il desiderio di avere le mani libere e quindi di trattare il territorio con arbitrio. Ma questo vale per tante regioni, non solo per l'Abruzzo. Finora, ad avere adottato un piano paesaggistico sono stati solo in due: Puglia e Toscana.
In che cosa consisterebbe un piano paesaggistico?
Le rispondo subito: un piano paesaggistico serve a distinguere il bene paesaggistico e pertanto a proteggere l'ambiente in maniera differenziata. L'Abruzzo è proprio una regione che ha un ambiente diversificato: c'è la montagna, ma ci sono anche il mare e la campagna, con le sue colline. Un potenziale, tra l'altro, da sfruttare da un punto di vista turistico. Certo, il turismo non deve ridursi a una scelta solo su Firenze e Roma. L'Italia è anche altro e vanno incentivati anche altri luoghi. E questi luoghi bisogna promuoverli. Non a caso, il Fai, in questo senso, ha organizzato delle iniziative con tanti "ciceroni" giovani. In quest'ambito, poi, vanno coinvolte anche le scuole. E poi va detta un'altra cosa: se l'agricoltura è abbondante, bisogna considerarla un dono.
In particolare, perché?
Certamente perché un'agricoltura fatta bene, rappresenta una salvaguardia per l'ambiente e il territorio. È molto importante sotto quest'aspetto e noi, su questo, siamo molto attenti. L'agricoltura è uno dei punti di forza dell'Abruzzo.
La regione, anche da un punto di vista turistico, dovrebbe puntare su questo settore?
Sicuramente. Secondo me l'Abruzzo dovrebbe puntare sugli agriturismo.
Tuttavia, l'Abruzzo, professore, è anche una regione della cultura e il Fai pone molta attenzione al turismo culturale.
Lo so. E la cultura deve essere legata al territorio. Non a caso cultura e agricoltura hanno la medesima radice in latino. E concluderei dicendo che la mente è cultura, mentre la terra è memoria.
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