Carboni, la docu-serie alla Mostra di Venezia «È stato un successo»

Il regista pescarese protagonista con “Constitutional Circus” «In 21 episodi immagino la trasformazione della società»
PESCARA. Una docu-serie sulla piattaforma ItsArt e il film “Greta e le favole vere” coprodotto da Rai Cinema. Curioso, profondo, fuori schema, tra i cineasti italiani più interessanti e imprevedibili, autore di film spiazzanti come “Shooting Silvio” (2006) e “Youtopia” (2018, con Matilda De Angelis), Berardo Carboni ha presentato alle Giornate degli Autori della 78ª Mostra di Venezia la prima stagione della sua docu-serie “Constitutional Circus”, dal 15 settembre su ItSArt. E anche sulla “Netflix della cultura italiana”, come il ministro della cultura Franceschini battezzò la piattaforma, sta riscuotendo interesse il lavoro cross-mediale del regista pescarese, che unisce teatro, serialità, social per interrogarsi sull’apocalisse del capitalismo e sulle basi del sistema Europa, e immaginare una trasformazione radicale della società. La docu-serie è pensata in tre stagioni da 7 episodi: la prima, dal titolo “Fusis”, racconta la costruzione dello spettacolo; la seconda, “Polis”, racconta la tournée italiana; la terza, “Stasis”, la tournée europea. Parallelamente è aperta una discussione sui canali social per invitare tutti a diventare autori dello spettacolo. I primi 7 episodi sono stati girati nell’estate 2020 tra Abruzzo (Roccascalegna) e Calabria (Bisignano e Longobucco) seguendo i 7 attori e la nascita del loro spettacolo; anche la produzione è divisa tra la pescarese Piroetta e la calabrese Smart Network Group. «Ho voluto fare una cosa sulla strada, libera, spontanea e autonoma, che partisse come parte un circo. Tre settimane, in cui abbiamo girato la serie e creato lo spettacolo con artisti con cui avevo già lavorato o conoscevo, Demetra Bellina, il decano Giovanni Visentin, col quale mi sono formato. C’è solo un acrobata puro, Mario Russo, gli altri sono attori professionisti di teatro, cinema, tv. È un circo filosofico, anche nelle clownerie».
Com’è stata accolta la docu-serie “Constitutional Circus” a Venezia? E com’è arrivata su ItSArt?
«Molto bene, pur essendo un prodotto anomalo per Venezia. Non immaginavo di incidere nell’immaginario del festival. Anche Giorgio Gosetti, direttore delle Giornate, era contento. Abbiamo scelto ItSArt, non ha la visibilità di Netflix o Amazon, ma ha un pubblico colto. La piattaforma è nata mentre stavamo montando la docu-serie, li abbiamo subito contattati perché sapevamo che il nostro lavoro era adatto a loro, il racconto della preparazione di uno spettacolo con implicazioni politiche e utopiche».
Tre parole greche per intitolare le tre stagioni. Perché?
«Hanno un loro senso rispetto al nostro percorso. Fusis, natura, perché la prima stagione è ciò che è all’inizio, come la natura. L’ipotesi di un nuovo sistema che abbia le basi nel rapporto di relazione con la natura e non di sfruttamento. Polis, perché la seconda stagione è collegata a 7 città italiane in cui andremo la prossima estate e che saranno indagate ed esplorate dagli attori. Stasis, conflitto, rivoluzione, perché la terza stagione racconta il viaggio della compagnia alla ricerca di 7 importanti intellettuali europei nei loro Paesi, tra loro Yanis Varoufakis, Greta Thunberg, Slavoy Zizek. Ci faremo ispirare e trasformare da queste grandi personalità».
Ha dichiarato che l’idea di “Constitutional Circus” è nata dopo un incontro col regista inglese Ken Loach.
«Stavo lavorando al documentario “Ethos”, per capire quale fosse il baricentro del sistema europeo, e tra le persone incontrate c’era Ken Loach. Gli ho chiesto cosa ci fosse per lui al centro del mondo e lui ha risposto “io sono solo un umile filmmaker, cosa vuoi che ti dica?”. Poi ha aggiunto, “al centro c’è il mondo stesso e il rapporto con la natura”. La parola “umile” mi ha colpito. Ho pensato che il circo è umile e autoironico, il mezzo più idoneo a creare un rapporto diretto con le persone».
Sta dirigendo “Greta e le favole vere”, con Raoul Bova, Donatella Finocchiaro, Sabrina Impacciatore, Darko Peric, la giovanissima Sara Ciocca e il pescarese Federico Rosati. Cosa racconta e quando uscirà?
«A novembre 2022. Una bambina entra in crisi perché non crede più a Babbo Natale. L’aiuterà un vicino di casa disegnatore raccontandole la storia di Greta Thunberg come una favola. La ragazzina si appassionerà al tema ambientale. Federico fa un ruolo divertente, un musicista col mito di Johnny Depp».