Carla Fracci, recital per ripercorrere una vita sulle punte

La grande ballerina e il marito, il regista Menegatti in un ideale “passo a due” con I Solisti Aquilani
L’AQUILA. Carla Fracci e il marito Beppe Menegatti, la regina della danza classica venuta dalla periferia e il regista di molte creazioni da lei interpretate: i due rappresentanti della cultura italiana saranno i protagonisti dell'ultimo appuntamento della raffinata rassegna aquilana i Cantieri dell'Immaginario. La coppia, da decenni impegnata nella vita artistica e civile del Paese, (Carla Fracci dal 1995 è presidente dell'associazione ambientalista Altritalia Ambiente e nel 2004 è stata nominata ambasciatrice di buona volontà della Fao), si esibirà domani sera alle 21.30 in piazza Santa Margherita all'Aquila in un ideale “passo a due” biografico, accompagnata dalle esecuzioni musicali dei Solisti Aquilani.
La ballerina e coreografa che ha restituito la danza a una fruibilità popolare ripercorrerà, insieme al marito, i momenti salienti della propria esistenza, tratti dall'autobiografia “Passo dopo passo”, pubblicazione a cura di Enrico Rotelli, uscita per Mondadori. Con ricordi privati e professionali l'artista consegnerà al pubblico i saperi e le esperienze che l'hanno portata al successo. Il racconto a due voci si snoderà su partiture musicali del Novecento con brani di Christoph Gluck, Igor Stravinskij, Pëtr Ilic Ciaikovskij, Johann Sebastian Bach, Béla Bartók, Leonard Bernstein e George Gershwin. La performance sarà arricchita da immagini: uno schermo sul palco infatti aggiungerà suggestioni visive alla storia di parole e note, offrendo scatti significativi dell'autobiografia dei protagonisti.
«Se gli italiani hanno scoperto il balletto negli anni '50 e '60, gran merito va alla ragazza milanese di periferia, che apparve sulla scena al momento giusto, nel Teatro alla Scala del Dopoguerra diretto da Antonio Ghiringhelli e stregato dalla voce di Maria Callas», scrive in una sua pubblicazione Mario Pasi, storico e critico del balletto del Corriere della Sera.
Carla Fracci fu notata da Luchino Visconti. Era il 1955 e il grande regista ne fu colpito vedendola danzare nel “Passo d'addio”, il saggio di fine corso. Un secondo ritratto molto puntuale della ballerina ce lo offre Leonetta Bentivoglio, giornalista di teatro e danza per Repubblica: «Riverberata dagli abiti immancabilmente bianchi, sovrana di uno stile angelicato e senza tempo. Altro che femminismo, altro che mode. Fracci ha reso il tutù e le punte un sogno popolare, restituito i paradisi del balletto all'uomo della strada».
La stessa artista racconta a questo proposito: «Ho danzato nei tendoni, nelle chiese, nelle piazze. Sono stata una pioniera del decentramento. Volevo che questo mio lavoro non fosse d'élite, relegato alle scatole d'oro dei teatri d'opera. E anche quand'ero impegnata sulle scene più importanti del mondo sono sempre tornata in Italia per esibirmi nei posti più dimenticati e impensabili».
Quella di domani sera per la regina del balletto non sarà la prima volta all'Aquila: i suoi ricordi della città risalgono ai primi anni da studentessa alla Scala. In uno scritto rammenta: «La prima volta che arrivai a L'Aquila ero proprio una ragazzina, una ragazzina del quarto corso della scuola di ballo del Teatro alla Scala di Milano. Ricordo benissimo, in quella tarda mattinata, che il cielo sulla città era terso, di un azzurro pallidissimo quasi bianco e che dalla città arrivava un pullulare di voci e suoni. Era fine agosto ed eravamo arrivate con le altre della scuola dalla colonia estiva del teatro che era a San Benedetto del Tronto. Eravamo uno sciame di ragazzine, e via, tutte insieme, a bearci alla visione delle Novantanove Cannelle». Carla Fracci ritornerà più volte all’ 'Aquila nel corso della sua vita, l'ultima di recente: «Ci siamo tornati nel febbraio scorso, il cielo era nuovamente azzurro, quasi bianco, terso. Volevamo renderci conto dei tanti perché. Dio mio, perché tanto disagio, tante contraddizioni, tanti appuntamenti mancati, tanti affetti disgiunti».
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