Carlo Verdone a Pescara: «Flaiano ha capito Roma meglio di noi romani»

26 Giugno 2023

PESCARA. Carlo Verdone e la scrittura. Un mondo che gli consente di donarsi nella sincerità più completa. L’attore, regista, sceneggiatore e scrittore romano, tra gli artisti italiani più amati, è...

PESCARA. Carlo Verdone e la scrittura. Un mondo che gli consente di donarsi nella sincerità più completa. L’attore, regista, sceneggiatore e scrittore romano, tra gli artisti italiani più amati, è stato tra i protagonisti della serata finale dei Premi Internazionali Flaiano di Narrativa e Italianistica. Verdone ha ritirato ieri, all’Aurum di Pescara, il Premio Flaiano Speciale di Narrativa conferitogli nel 2022 per il suo libro La carezza della memoria, edito da Bompiani. L’artista aveva partecipato in collegamento video alla serata, ospitata lo scorso anno al Teatro D’Annunzio, a causa di un problema di salute che gli aveva impedito di essere presente alla premiazione. Dal legame con il padre, Mario, ai preziosi momenti condivisi con i figli, dai viaggi alla scoperta del mondo alle trasferte di lavoro, passando per le amicizie e un delicato amore di gioventù. Nel suo nuovo libro, arrivato a nove anni di distanza dal precedente, La casa sopra i portici (Bompiani), Verdone ha regalato al suo pubblico il suo «film più autentico»: il film della sua vita.
Ennio Flaiano scriveva che “un libro sogna. Il libro è l’unico oggetto inanimato che possa avere sogni”. Cos’è per lei la scrittura?
« Quando ho scritto La casa sopra i portici mi sono reso conto che avevo una grande libertà nel parlare e nel raccontare delle cose intime, private, finalmente di far uscire fuori quella che è la mia personalità, il mio carattere, la mia anima. La casa sopra i portici è stato un libro molto importante, perché in qualche modo ha fatto fermare il tempo della mia giovinezza, il tempo in cui ho vissuto nella casa dei miei genitori. Mi ha fatto raccontare un periodo, da quando sono nato fino a quando mi sono sposato, mi ha fatto raccontare le stanze di quella casa. La scrittura è assoluta libertà in cui non sento la pressione di nessuno dietro le spalle. L’autore sono io e finalmente posso anche farmi conoscere meglio dal lettore. È meglio di un film, secondo me, perché è tutto più sincero, è tutto più vero. Più vado avanti, più la scrittura mi piace, ma è complicato ritagliarmi il tempo necessario.
Con La carezza della memoria credo di aver terminato con i ricordi autobiografici, con le memorie. Ho raccontato quelle più importanti. Se dovessi fare un salto, in futuro, vorrei farlo con un romanzo, ma ci vorrà molto tempo a disposizione. Sicuramente questo riconoscimento è una spinta a farmi continuare su questa strada.»
Lei ha incontrato Flaiano. Che ricordo ne ha?
«Ero giovane, molto giovane. Eravamo sulla spiaggia dell’Hotel Excelsior, a Venezia. C’erano mio padre, il direttore dell’Editalia Lidio Bozzini, un altro intellettuale di cui non ricordo il nome ed Ennio Flaiano. Ricordo che ridevano tutti molto, io ascoltavo e non ascoltavo. A quei tempi non è che avessi una gran cultura per capire l’importanza di Ennio Flaiano, però mi sembrava un uomo che faceva ridere tutti. Quando sono diventato più grande, ho letto i suoi libri, i suoi diari, e ho scoperto un uomo estremamente intelligente.
Quali tra le opere di Flaiano l’hanno appassionata di più?
Diario notturno, Diario degli errori. Piccole considerazioni acute, argute, con un’ironia elegante, un po’ surreale. Flaiano è stato un grande uomo. Non sarebbe diventato, sennò, così amico di Fellini. E poi è un uomo che ha capito Roma meglio di noi romani.
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