Castellitto: «Sto con Asia Argento Sulle molestie troppa reticenza»

10 Aprile 2018

ROMA. Sulla lettera firmata dalle 100 e passa artiste di Dissenso comune («Noi non puntiamo il dito solo contro un singolo molestatore, noi contestiamo l'intero sistema»), Sergio Castellitto è...

ROMA. Sulla lettera firmata dalle 100 e passa artiste di Dissenso comune («Noi non puntiamo il dito solo contro un singolo molestatore, noi contestiamo l'intero sistema»), Sergio Castellitto è critico: «L'ho trovata molto generica. Quando si parla di «sistema» si rischia di diluire le responsabilità individuali e spegnere il problema. Si è scelta, anche nella protesta, la via più ecumenica. È una lettera - spiega l'attore e regista in un'intervista alla rivista GQ (in copertina nel numero di aprile) - sostanzialmente democristiana, che non ha mosso nulla. Questo è un Paese che ha una capacità impressionante di mangiare, digerire, vomitare e far sparire l'immondizia sotto il tappeto. E non basteranno quattro spillette ai David di Donatello per dire che siamo ancora vigili».
Castellitto rileva: «Bisogna rispondere: no, no, no. Non siamo tutti così, io non sono così, tanti non sono così. I molestatori sono semplicemente merde umane, e va detto: tu sei una merda umana e io non lo sono. Bisogna schierarsi, dire da che parte si sta, e da che parte bisogna stare? Semplice: dalla parte delle vittime. Si sta dalla parte delle donne. Come direbbe Totò: a prescindere. Io sto dalla parte di Asia Argento».
Se Sergio Castellitto fosse un hashtag, sarebbe #NotMe. La voce di un uomo, di un regista, di un attore - dal 19 aprile al cinema con “Il tuttofare”, e la sera dell'8 maggio, su Rai1 protagonista della docufiction “Il Professore” - che non vuole rubare i riflettori al #MeToo, e anzi sostiene le donne del movimento. Ma che proprio per sostenerle vuole ribadire, di fronte a chi ha interesse a fare di ogni erba un fascio per diluire la gravità delle accuse, che la predatorietà non è un corollario naturale dell'essere maschio: è una scelta criminale. Che tanti uomini non molestano né molesterebbero, e chi molesta non merita alibi. Che esiste una mascolinità sana. Che un uomo può benissimo scegliere di essere, ogni giorno, un gentiluomo. Con una constatazione particolarmente amara: da noi le donne che hanno denunciato non hanno ricevuto molta solidarietà dalle altre donne. «Diciamo che in Italia, unico Paese, gran parte del gotha delle artiste è stato molto ambiguo, dice Castellitto a GQ, e questo la dice lunga sul fatto che da noi quello della gestione maschile del potere è un tema molto più grave che altrove. L'ambiente fa quadrato. La reazione dei maschi non mi stupisce: mi ha stupito nelle artiste questo essere d'accordo sulle parole d'ordine da usare per circoscrivere lo scandalo».
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