Cecilia Gasdia: «L’arte del bel canto affascina ancora tanti giovani»

Il celebre soprano è direttore artistico dell’Arena di Verona «Dopo tanti anni, a Sulmona mi sento un po’ a casa mia»
SULMONA. «Studiare canto ha un fascino che sta al di sopra di qualsiasi altra disciplina a mio avviso. Una grande tradizione che non morirà mai, è questa la sua forza nonostante le mille altre cose che oggi possono attirare i giovani». Per la grande soprano Cecilia Gasdia, oggi direttore artistico e sovrintendente della Fondazione Arena di Verona, «nessuna meraviglia dell'interesse che i giovani mostrano per l'arte del bel canto: l'opera lirica esiste da qualche centinaio di anni e ha sempre attirato giovani talenti».
Gasdia è da undici anni nella giuria del concorso internazionale di canto “Maria Caniglia”, da due in qualità di presidente, e questa sera alle 17 sarà sul palco del Comunale per rendere noti i nomi dei vincitori della 37° edizione del Concorso. Per loro e per tutti i giovani talenti aspiranti a diventare famosi, il suggerimento della grande artista veronese è di studiare, sempre. «Mai smettere di studiare», dice Gasdia, raggiunta telefonicamente dal Centro mentre è in viaggio sul treno lungo l'Adriatica. «Lo studio è indispensabile anche per chi ha molto talento. Cantare l'opera è un lavoro artistico ma anche di artigianato, la voce è uno strumento che va continuamente tenuto sotto controllo, limato, curato per tutta la vita».
Signora Gasdia, l' Arena di Verona, tempio della musica, coniuga lirica e pop affascinando il pubblico ad ogni età. È il suo segreto?
«Non ci sono strategie speciali, anche prima del mio arrivo a capo della Fondazione (nel 2018, ndr) l'Arena era aperta ai concerti rock, un luogo che ha sempre attirato un pubblico giovane di appassionati dell'opera, turisti, ragazzi, curiosi. Quest'anno abbiamo avuto una programmazione davvero particolare che sicuramente ha richiamato molti giovani. Ma l'Arena è un caso a se stante e vive del suo mito».
Quali sono i criteri per riconoscere i giovani talenti del bel canto?
«Non ci sono criteri, è sufficiente che il candidato apra bocca e hai già capito chi è e quali qualità possiede, e questo senza poter spiegare il perché. Ma non bastano solo le qualità, c'è la tecnica, lo studio, si valutano tanti aspetti, anche la tenuta psicologica. Partecipare a un concorso è sempre un terno al lotto e non è detto che chi non si afferma al concorso non sia altrettanto bravo di quello che arriva in finale, i fattori sono molteplici e diversi tra di loro».
Come si entra in questo mondo, come si scopre la propria chiamata?
«Molti nascono già predestinati, molti vengono dal conservatorio e si appassionano strada facendo: cambiano strumento in qualche modo, si affacciano all'opera e magari scelgono di misurarsi con la vocalità. Molti altri si accostano allo studio del canto andando a vedere l’opera, moltissimi ancora perché lavorano nei teatri d'opera come maschere o con altre mansioni e poi finiscono per appassionarsi al canto».
Un pensiero sull'Abruzzo e Sulmona?
«A Sulmona mi sento un po’ a casa, sono sempre felice di incontrare gli amici del Concorso, per me è come tornare a casa. In tanti anni con mio marito abbiamo avuto modo di visitare l'Abruzzo, una regione eccezionale con ricchezze archeologiche, monumentali e religiose, la natura incontaminata e la cucina».