Cento anni fa nasceva Cascella, lo scultore che reinventò la pietra

Per onorare il Maestro pescarese, indetto il Centenario nazionale Figlio d’arte, Pietro era il nipote di Basilio, fondatore della dinastia
PESCARA. Cento anni fa, il 2 febbraio 1921, nasceva a Pescara uno degli artisti più versatili e significativi del Novecento, Pietro Cascella, scultore, pittore, ceramista. Figlio d’arte, Pietro era erede di una grande dinastia di artisti abruzzesi, iniziata con il nonno pittore, Basilio, e proseguita con il padre Tommaso, gli zii Michele e Gioacchino, e il fratello maggiore Andrea. Una dinastia che fa arte ancora oggi, alla quinta generazione, con il nipote di Pietro, Matteo Basilé (1974). Conosciuto e celebrato in tutto il mondo per le monumentali sculture geometriche, il suo stile rigoroso e arcaico resta con le radici ben piantate nel Mediterraneo, testimonianza, come raccontava in qualche intervista, di quel Mare Adriatico di cui si riteneva figlio.
Per celebrare la ricorrenza, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha indetto il Centenario nazionale delle celebrazioni di Pietro Cascella, tornato tra l’altro di attualità proprio in questi giorni della Memoria per la realizzazione ad Auschwitz del Monumento ai martiri del popolo polacco e di altri popoli, costruito nel campo di concentramento con un lavoro protrattosi per quasi dieci anni e inaugurato nel 1967. Artista poco incline alle tendenze di voga e ai compromessi, come racconta la storica dell’arte e studiosa dello scultore pescarese Francesca Triozzi, Pietro impara il mestiere nella bottega di famiglia, iniziata dal nonno Basilio Cascella nel centro storico di Pescara e continuata dal padre Tommaso, pittore e ceramista, che portava con sé il figlio fin da piccolo, nelle continue escursioni tra la costa e le montagne abruzzesi, alla scoperta del paesaggio, della variazione della luce con le stagioni, e della trasfigurazione dei soggetti sulla tela. È con tale bagaglio di esperienza che Cascella si recherà a Roma, negli anni ’40, per frequentare l’Accademia di Belle arti della Capitale, e già dal 1942 verrà chiamato a partecipare alla Biennale di Venezia, e in seguito alla Quadriennale di Roma. È in questo clima di fervente rinascita generale del Paese e in particolare delle arti, che ritroviamo Pietro a sperimentare il suo estro originalissimo, insieme al fratello Andrea, nella fornace di laterizi di Valle Inferno, alla periferia dell’Urbe tra l’Aurelia e il quartiere Prati, spalla a spalla con i “mattonari”. Plasmerà ceramiche coloratissime di dimensioni inusitate, stabilendo quel contatto viscerale con la materia che lo condurrà in breve a prediligere la pietra come principale elemento di elaborazione artistica. Eppure la vera scultura è di pietra. Nella pietra è insito il desiderio primordiale di eternizzare, di trasmettere un messaggio ai posteri. La scultura ha un valore al di là della sua stessa forma, del risultato al quale l'artista giunge: quello determinato dal bisogno perenne dell'uomo di mettere un sasso all'angolo del campo, come piantare un albero. Il travertino, il marmo, ogni tipo di pietra, sono per lui cera plasmabile. Quasi inevitabile il trasferimento in Versilia, centro delle leggendarie cave di Michelangelo e incrocio internazionale di ogni bottega artistica, dove entrerà in contatto con scultori di fama come Henry Moore e Jacques Lipchitz. Convolerà anche a seconde nozze con la scultrice svizzera Cordelia von den Steinen, oggi attenta e devota custode della memoria e delle opere del marito nel Castello della Verrucola, dove Pietro concluderà i suoi giorni, lavorando incessantemente e dando vita a uno sterminato numero di opere di ogni soggetto e dimensione, che lo condurranno a disseminare impronte incancellabili in decine e decine di città e paesi della Penisola.Viene chiamato alla presidenza dell’Accademia di Belle Arti di Carrara e il 20 aprile del 2006 sarà insignito della Medaglia d’Oro ai Benemeriti della Cultura e dell’Arte.
Sono più di 150 i monumenti, quasi tutti attraversati da forte tensione civile, distribuiti tra Camaiore, Massa Carrara, Pisa, Fivizzano. Su commissione del celebre industriale e collezionista Pietro Barilla, Cascella realizza a Parma Dialogo della Majella, Oracolo, Cento anni di lavoro, Fontana. Nel 1994 viene ultimata ad Arcore la Volta Celeste, il mausoleo commissionatogli da Silvio Berlusconi per Villa San Martino. A Pescara, costruisce la Nave, divenuta simbolo e orgoglio della città, e il Monumento ai Caduti in Piazza Garibaldi.
La città di Pescara, il Museo Cascella e la Regione Abruzzo renderanno omaggio all’illustre figlio nel corso dell’anno, dedicando al Maestro iniziative di studio, ricordo e ddivulgazione. Una preziosa opportunità per far rivivere Pietro Cascella e i suoi sogni impressi per sempre nella pietra.