Cerasi: «Le mie farfalle libere portano leggerezza a Roseto»

25 Giugno 2020

Le installazioni dell’artista dal giorno del solstizio si incontrano lungo le strade «Credo che la bellezza possa essere anche utile e andare incontro alle persone»

ROSETO. «Da bambino, durante la prima Guerra del Golfo, rimasi turbato dagli uccelli che non riuscivano a volare perché fermati dal petrolio. Da quell’immagine, rielaborandola, ho iniziato a lavorare sull’idea dello smalto che intrappola le farfalle». Da domenica 21 giugno ha preso il via “IØn”, il nuovo progetto artistico di Bruno Cerasi.
«Una mostra in uno spazio aperto», dichiara l’artista di Roseto degli Abruzzi, «da visitare passeggiando per un’ora circa per la città. Si tratta della riproposizione in formato adesivo di 30 farfalle in origami di varie colorazioni, che ho realizzato ispirandomi alle foto di nebulose pubblicate dalla Nasa». 37 anni, nato a Bologna ma rosetano da sempre, Cerasi si è trovato improvvisamente catapultato in un momento cruciale della propria vita, lavorativa e non, nel 2009, quando a causa di un ictus ha subito dei gravi danni alla vista, con angoli di buio totale nel proprio campo visivo.
«Da quel giorno il mio lavoro è profondamente cambiato, con il passaggio dalla tela alle installazioni», racconta l’artista, «utilizzando luci e ombre come elementi principali della mia ricerca artistica». La voglia di ricompensare in qualche modo l’ospedale Mazzini di Teramo e i medici che gli hanno salvato la vita, assieme al desiderio di fare qualcosa per la Roseto post-lockdown, hanno indotto Cerasi negli ultimi mesi a dare vita ad una serie di iniziative, di cui la mostra è solo l’ultima. «Sono stati raccolti 2500 euro con una colletta online che ho lanciato a fine marzo per la Asl di Teramo», spiega l’artista, «destinata all’acquisto di attrezzature e dispositivi per la terapia intensiva del “Mazzini”. Volevo dare una mano a una struttura ospedaliera che mi ha accolto quando ne ho avuto bisogno e che ora necessitava anche del mio aiuto». E ha premiato chi ha donato almeno 100 euro con suoi disegni autenticati e con dedica. Questi ultimi lavori sono inseriti in un libro fotografico, uscito nei giorni scorsi, le cui 100 copie numerate e firmate sono già state tutte prenotate.
Dal giorno del solstizio d’estate invece trenta adesivi delle sue farfalle hanno invaso gli spazi pubblici rosetani.
Si tratta di una mostra da poter vedere e visitare in qualsiasi momento della giornata. Si avvicina molto al concetto di street art ed è un progetto che racchiude alcuni miei lavori, anche se in formato adesivo.
In queste ore sono sempre di più le persone che stanno condividendo sui vari canali social i loro scatti dedicati alle farfalle “in trappola”. Che effetto le fa?
Punto molto sulle foto e le condivisioni, considerando che quella delle istantanee è un’abitudine sempre più diffusa per chi va in giro. Senza dimenticare che chi vorrà vedere i miei lavori dal vivo potrà prendere un appuntamento e vederli in sicurezza nel mio studio, nel rispetto delle direttive anti Covid.
Perché ha chiamato il suo progetto “IØn”?
È “noi” letto al contrario. Ci sono alcuni lavori che è possibile guardare da un verso e dall’altro, inoltre IØn lo considero una formula in cui partendo da me, quindi da ’“IO”, si arriva a “noi”.
Da dove nasce la spinta a ritrarre farfalle?
Da una ricerca che sto facendo da quasi dieci anni. La prima idea che ho avuto al riguardo nasce dal ricordo d’infanzia risalente alla Guerra del Golfo. Con le farfalle intrappolate rappresento un contrasto fra libertà e prigionia, tra smalto e carta, bianco e nero.
Quali sono gli elementi cardine del suo percorso creativo?
Nei miei lavori i contrasti e gli spazi sono fondamentali. In questa mostra si sposano due punti fermi dei miei progetti, cioè le farfalle e lo spazio fisico di una città.
Come percepisce Roseto dopo questo lungo periodo di quarantena? La trova cambiata?
Mi sembra sia stata menomata come tutte le altre città dal lockdown. Perciò ho pensato ad ideare progetti per il luogo dove vivo, perché ritenevo che in questo spazio geografico si poteva inventare qualcosa per rendere l’arte utile.
Qual è il suo rapporto con l’arte e cosa rappresenta per lei?
Ho scelto di portare avanti i progetti degli ultimi anni in totale autonomia, perché mi sono abbastanza svincolato dal “sistema2 dell’arte, che trovo spesso troppo statico e che non parla a tutti; per me le cose destinate solo all’elite non sono significative.
Pensa che i suoi lavori siano alla portata di chiunque?
L’arte deve rivolgersi a tutte le persone, perché ognuno di noi è in grado di apprezzare un’opera. Non mi piacciono le barriere di alcun tipo. Mi infastidisce sapere che molte persone non entrino nei musei perché hanno paura di non capire le opere, io vorrei abbattere questi timori. Per me la chiave sarebbe quella di portare l’arte alle persone e non le persone all’arte.
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