Cesareo e Faso: «Rieccoci, “Elio e le Storie Tese” è qui a riprendersi il suo spazio»

21 Ottobre 2023

Questa sera a Pescara “Mi resta solo un dente e cerco di riavvitarlo” «Il titolo viene da uno di quei sogni mandati agli astrologi di Astra» 

PESCARA. «Sfiniti dal dover rispondere quotidianamente ad almeno 20 persone a testa che chiedono “Quando tornate insieme?”», Elio e le Storie Tese sono di nuovo in scena con uno show tutto da gustare. Il tour di “Mi resta solo un dente e cerco di riavvitarlo”, titolo preso in prestito dalla sintesi di un sogno di quelli che i lettori inviavano al periodico di astrologia Astra, farà tappa anche al teatro Massimo di Pescara. L’appuntamento è fissato a questa sera alle 21. Cesareo, al secolo Davide Luca Civaschi, e Faso, nome d’arte di Nicola Fasani, si sono raccontati al Centro in occasione della tappa abruzzese dello show.
Di nuovo insieme sul palco. Un ritorno che avete annunciato come “sgradito”, ma che è in realtà è stata una bellissima sorpresa per i vostri fan…
Non pretendiamo di piacere a tutti, quindi intanto mettiamo le mani avanti e ci riteniamo sgraditi, poi tutto oro che cola se alla fine invece è molto gradito. Per il momento ci sembra che stia disattendendo abbastanza le nostre aspettative. Scherzi a parte, inizialmente il “ritorno sgradito” si riferiva a tutt’altra questione: il manifesto della tournée è una riedizione dei nostri manifesti che realizzavamo con la tecnica del collage, ritagliando strilli di vari giornali, rotocalchi, parliamo del 1995, di quando Elio e le Storie Tese si esibivano nei localini di Milano. Ci piaceva l’idea di riproporre questa cosa.
Disattendendo, dunque, le vostre iniziali aspettative, si sta rivelando un ritorno molto più che gradito. Come sta andando il tour?
Diciamo che la nostra fortuna è di essere un momento musicale abbastanza variegato. Quindi abbiamo scoperto che, mentre prima avevamo paura di essere di troppo, adesso lo spazio che avevamo non è riuscito a riempirlo nessuno e ce ne riappropriamo.
Il regista dello show, Giorgio Gallione, l’ha definito “una radiografia folle e ragionata della nostrana Terra dei Cachi 2023”. Com’è questa radiografia?
Il torace è nella stessa condizione nel 1996, quando abbiamo scritto “La terra dei cachi”, purtroppo ora abbiamo anche delle vene varicose. È stabile, ci aspettavamo un miglioramento e invece non c’è stato. L’Italia è stabile con vene varicose. È stato Gallione a selezionare i brani da mettere in scaletta, dicendo: “Secondo me con questa serie di brani si può fare una radiografia della nostra penisola”. E noi abbiamo risposto: “Ok, regista Giorgio Gallione! Ci fidiamo di te!”. E aveva ragione.
Come è nata questa collaborazione?
È nata da un’esperienza precedente di Elio, che Gallione aveva diretto in tributi a Gaber e a Jannacci. Ci sembrava giusto esportare l’esperienza anche con le Storie Tese. Tanto più che è un nostro grandissimo fan.
“Mi resta solo un dente e cerco di riavvitarlo”. Perché questo titolo?
Tornando al 1995, in quegli anni ritagliavamo anche delle sintesi di sogni inviate dai lettori di allora al giornale Astra. Il titolo di uno di quei sogni era “Mi resta solo un dente e cerco di riavvitarlo”. Anche il titolo del nostro disco “Esco dal mio corpo e ho molta paura”, di un po’ di anni fa, era il sogno di un lettore. Ci fa ridere pensare che in giro per l’Italia ci sia qualcuno che, aggirandosi per le vie della sua città, potrebbe vedere il nostro manifesto e dire: “Ma guarda che coincidenza! Ho fatto un sogno identico quarant’anni fa!”, senza sapere che è proprio il suo sogno. Che poi è una frase attualissima, perché è l’immagine della resilienza. Uno può dire: “Mi è rimasto solo un dente…che disperazione!”, ma anche: “Me ne è rimasto uno, cerco di riavvitarlo, lo riavvito e vado avanti. Trovo un’alternativa, non mi perdo d’animo”. Ne approfittiamo per inventarci un altro possibile significato: siccome è un dente che cerchi di riavvitare, si presuppone sia finto, quindi questo titolo può essere anche una velata critica alla società dell’immagine, dove tutto è apparenza.
Non si sono mai palesati i vostri due autori inconsapevoli?
No, ma possono ritenersi entrambi invitati ai nostri concerti come “inventori”.
Come sarà lo spettacolo?
È diverso dal solito. Se uno si aspetta di vedere Elio e le Storie Tese “classic”, non è così. C’è spazio per le varie individualità e anche per alcune cose a sorpresa. La forma è ovviamente più teatrale, ci sono tanti colori e tanti sapori. Ci saranno i grandi classici, ma anche delle novità e cose un po’ più curiose. Viene appagato anche il lato estetico? Certo! Chi ci vedeva come una boy band ora ci vede come una “man band”, però comunque belli.
Tornando a “La terra dei cachi”, se doveste riscriverla oggi sarebbe uguale ma con le vene varicose?
Esattamente. Essendo la nostra penisola uno stivale, si presuppone che ci sia dentro un polpaccio. La vena varicosa è la parente della vena che si lascia andare, che non ne può più. Sono un segnale pericoloso, si devono tenere sott’occhio.