«Che belle estati a Vasto Da lì partivo per i concerti»

28 Luglio 2021

La cantante venerdì, 30 luglio, canterà a Ortona in piazza del Teatro Tosti «Non mi sono mai pentita di niente, quello che è capitato lo ha voluto il destino» 

ORTONA. Con “Mille” sta dominando l’estate. Spiritosa, curiosa, una voce sempre bellissima, Orietta Berti vive una seconda colorata giovinezza grazie al pezzo con Fedez e Achille Lauro, fa concerti in giro per l'Italia, prepara progetti autunnali. Venerdì, 30 luglio, canterà a Ortona in piazza del Teatro Tosti, nell’ambito del festival Non solo Blues (inizio alle 21.30). Per lei un ritorno a una regione amata. «Quando avevamo i bambini piccoli andavamo sempre a Vasto d’estate. Venivano anche mia madre e mia suocera e degli amici di Montecchio. Prendevamo tre bungalow e da lì ci spostavamo per fare i concerti». Una carriera straordinaria iniziata a vent’anni nel 1965 col trionfo a Un disco per l’estate con “Tu sei quello”, 16 milioni di dischi venduti, 4 dischi d’oro, un disco di platino, tournée e successi in tutto il mondo, l’affetto sempre nuovo del pubblico e canzoni entrate nella memoria collettiva.
Di cosa va più fiera e c’è qualcosa di cui si pente?
«Nel tempo non mi sono mai pentita di niente, tutto quello che è capitato lo ha voluto il destino. Di cosa vado fiera? Io amo cantare e amo questa vita da nomade, nelle prime tournée all’estero si stava anche un mese fuori, per esempio quando si andava negli Usa. Oggi si parte e si torna nel fine settimana. Qualsiasi cosa era molto tosta, più difficile, ora è tutto più banale. Pubblichi una cosa e già la sanno tutti. Prima serviva più fatica, specie per la promozione, c’erano solo due canali tv Rai e allora si andava a Telemontecarlo e Telecapodistria, reti molto attente alla musica italiana. All’epoca la musica leggera italiana piaceva molto e andava in tutto il mondo».
Ha una voce sempre bellissima. Cosa fa per preservarla e allenarla?
«Almeno una mezz’ora al giorno canto, faccio i vocalizzi, metto le cuffie e canto sulle basi. Non si può pretendere di non cantare per un mese e poi andare sul palco, alla terza canzone la voce va via. Se ti alleni le note escono belle, piene, non stanche. La voce è un muscolo, è sempre bella e fresca se la si allena».
Al Festival di Sanremo ha criticato l’autotune, usato da molti cantanti.
«Volevano darlo a me! Invece io ho detto che volevo lo stesso microfono di Amadeus, quello con cui si parla, che la vibrazione poi l’avrei data io con la mia voce. E non volevo gli auricolari, ho preferito avere le spie come una volta, in modo da sentire come suonava l’orchestra nella sala, che non fosse sopra la mia voce. Ho voluto tutto più naturale».
Si aspettava l’ottavo posto?
«No. Editori, autori, discografici mi dicevano: a Sanremo i cantanti della tua generazione vengono spazzati via. È stato così negli ultimi dieci anni, col televoto dei giovani che va ai cantanti famosi sul web che non conosciamo. Io però venivo dal successo del libro (l’autobiografia “Tra bandiere rosse e acquasantiere”, Rizzoli 2020, ndc) e dal “tavolo” di “Che tempo che fa” di Fabio Fazio, con cui prendevo già un pubblico giovane e curioso. E poi “Quando ti sei innamorato” è una bella canzone, semplice, tipicamente italiana, basata sul belcanto, in linea con la nostra tradizione melodica. La melodia è l’indole della musica italiana, ha conquistato il mondo. Possiamo essere tecnicamente bravi a fare altri generi, ma non ci appartengono, non sono innati per noi».
L’impressione è che a Sanremo si sia divertita come una pazza, ha violato il coprifuoco, allagato un bagno, chiamava i Maneskin Naziskin. È rimasta il maschiaccio che descrive nelle pagine del libro?
«(Ride) Coi Maneskin ho sempre scherzato, li conosco da quando, dopo la finale di XFactor, sono andata con loro a Zurigo come inviata del programma di Fazio. Abbiamo cantato insieme a Zurigo. Ho sempre storpiato il loro nome in Naziskin, come quello di altri, Ermal Meta lo chiamo Ermal Metal, Argentero Formentero, non è una gaffe mi escono così, convinta di dirli bene (ancora una risata, ndc)».
Hanno colpito i suoi abiti al Festival.
«Chi veste me, lo stilista Nicolò Cerioni, cura anche l’immagine di Maneskin, Achille Lauro, Jovanotti. Nicolò ha disegnato i miei modelli. Mi ha detto: gli abiti di chiffon non vanno bene, arrivi da Bordighera, dove stavamo in albergo, a Sanremo che sembri un organetto, facciamo abiti di paillettes. Erano molto pesanti, con dieci chili di decorazioni. Ma sono piaciuti molto ai giovani, perché mi vedevano come un cartone».
Un anno fa il duetto con Lodo dello Stato Sociale, ora il singolo “Mille” con Fedez e Achille Lauro che impazza. Come vive questa seconda giovinezza?
«Devo ringraziare Fedez, l’ultimo giorno di Sanremo mi ha detto che aveva una canzone per l’estate, l’ho incisa subito, poi l’ho rifatta un tono sopra, e poi si è aggiunto Achille Lauro. Li ringrazio molto per l brillante idea che mi fa vivere una bella estate. Io sono sempre molto curiosa, sono dei Gemelli, mi butto nelle nuove esperienze. In autunno altre novità e cambiamenti».
Quali?
«Sarò a The Voice come opinionista e giudice. E a settembre uscirà il cofanetto con sei cd per i 55 anni di carriera, quattro cd antologia dei successi, un cd con 20 canzoni inedite e un altro coi duetti fatti negli anni con altri colleghi. Dall’80 mi produco da sola e tutti i miei successi sono stati riarrangiati con una grande orchestra. Naturalmente hanno suoni diversi, più attuali, perché è cambiata la tecnologia».
Col suo Osvaldo 54 anni di matrimonio. Il vostro segreto?
«Stare insieme 24 ore su 24. Abbiamo sempre vissuto una vita di coppia unica, anche lavorando insieme. Ora a lui è subentrato nostro figlio Otis per tutte le cose tecniche e tecnologiche, anche perché mio marito è stanco, per lui è faticoso andare in giro, prendere gli aerei, ora si annoia».
Lei invece non si stanca. «Sono appena arrivata in aereo da Reggio Calabria».