Chen e D’Alberto, due talenti destinati a svecchiare il mondo della musica colta

4 Aprile 2016

Il prodigio taiwanese-australiano e l’artista abruzzese autori insieme di un “Bach-Teaser” che sta spopolando sul canale SoundCloud

di Anna Fusaro

TERAMO

Sono giovani, carini, molto occupati. E soprattutto sono eccellenti musicisti, talenti straordinari che hanno incrociato per caso traiettorie di viaggio e carriere internazionali e al fato hanno voluto dar retta, realizzando un comune progetto musicale. L'uno è il prodigio taiwanese-australiano Ray Chen, virtuoso del violino vincitore degli autorevoli concorsi Queen Elisabeth e Yehudi Menuhin, protagonista di album (Sony) acclamati in tutto il mondo, abituato a suonare con le maggiori orchestre e bacchette in eventi super (dalla serata dei Nobel al concerto parigino al Campo di Marte per 800mila persone). L'altro è il teramano Luca D'Alberto, geniale violista e compositore, autore per il teatro e cinema italiano, da Delbono a Albertazzi a Placido, per firme del cinema e dell'arte mondiali come Peter Greenaway e Saskia Boddeke (per la loro installazione “Gehorsam” nel Museo Ebraico di Berlino), nonché stretto collaboratore del Pina Bausch Tanztheater di Wüppertal. A Chen e D'Alberto, autori di un “Bach-Teaser” che sta spopolando sul canale SoundCloud del primo, il Centro ha rivolto un'intervista a due voci.

Com'è avvenuto il vostro incontro?

Ray Chen: «Il nostro incontro è stato strano e insieme bellissimo, perché avvenuto per caso. Ero all'aeroporto di Berlino, diretto a Roma, quando ho sentito una voce che chiedeva: cosa c'è in quella valigia, un violino? Questa domanda mi viene rivolta spesso, specie negli aeroporti, ma dopo 30 secondi di educata conversazione mi sono sorpreso a constatare che quella persona non era semplicemente un viaggiatore curioso ma un musicista, che inoltre conosceva tutto il mio staff manageriale. La sera, dopo aver ascoltato la sua musica, la sorpresa è aumentata: non solo era un compositore ma anche un fantastico compositore. Così è stato naturale pensare di dover collaborare con lui».

Luca D'Alberto: «Novembre 2105, ero in partenza dalla Germania dove avevo iniziato a registrare il mio nuovo lavoro musicale. Solitamente, attendendo l'imbarco, mi viene naturale osservare gli altri viaggiatori. Nonostante quanto sta accadendo, voglio continuare a percepire l'aeroporto come un luogo magico e positivo. La mia attenzione è caduta sulla custodia di violino di un passeggero che come me volava verso l'Italia. Quel passeggero era Ray Chen. Abbiamo iniziato a parlare di musica, scoprendo di avere conoscenze comuni nel management. Stupiti da queste coincidenze ci siamo scambiati i contatti e dopo una settimana già parlavamo di una collaborazione».

Cosa vi colpisce della musica dell'altro?

RC: «Ciò che mi fa impazzire della musica di Luca è la sua intelligenza e la capacità di mischiare i tempi attuali con le vecchie tradizioni. È il primo compositore con cui mi è mai capitato di collaborare, non perché non ne abbia mai incontrato uno, ma perché ho avvertito che la sua musica parlava alla maggioranza delle persone, specialmente ai giovani. Luca non è solo un musicista-compositore classico o semplicemente un compositore di musiche da film o un produttore musicale. È tutto questo insieme e rappresenta il musicista ideale del 21° secolo».

LD'A: «Ray Chen è uno dei più grandi violinisti della musica classica della sua generazione, le sue interpretazioni rispettano la tradizione e nel contempo “vivono” nel presente. Non è solo un musicista eccezionale, ma sta facendo tanto per il mondo della classica a livello internazionale per farla uscire dai soliti canoni e cliché. Svecchiare il mondo della musica colta è una missione che non si può più rimandare per avvicinare un pubblico giovane e non far morire la tradizione, che va tramandata per avere un futuro. Ray dà un contributo fondamentale a una nuova visione».

Dopo “Bach-Teaser” cosa avete in mente?

RC: «SoundCloud è stato un modo fantastico per testare la nostra abilità di lavorare insieme con un tipo di pubblico particolare abituato ad ascoltare nuove idee di tipo sperimentale. In soli 6 giorni “Bach-Teaser” è stato suonato più di 20mila volte e questo ci rassicura sul fatto che piaccia al pubblico. Per quanto riguarda i programmi per il futuro, ce ne sono molti».

LD'A: «Il canale di Ray su SoundCloud ha oltre 2 milioni di ascoltatori e il nostro lavoro sulla Ciaccona di Bach è stato un grande successo. In pochi giorni abbiamo avuto una risposta eccezionale da parte del pubblico e invogliati da questo risultato, con i nostri corrispettivi management, stiamo valutando i prossimi passi da percorrere».

È possibile contaminare musica classica e contemporanea?

RC: «Non è impresa facile unire due mondi diversi in modo convincente e con successo. Molti hanno provato e hanno fallito, o non sono riusciti a raggiungere il giusto equilibrio. È difficile compiacere l'industria della musica classica, mentre è difficile sfondare in quella della musica pop poiché vi regna grande competitività. Detto questo, troppe preoccupazioni legate al tentativo di rivolgersi a pubblici diversi possono creare confusione e avere un effetto negativo sulla nostra capacità di creare musica».

LD'A: «Assolutamente possibile, ma è un lavoro complesso, tutto deve essere in equilibrio. Molti hanno provato a contaminare musica classica e musica del “presente”, ma trovo che la maggior parte dei risultati sia poco convincente e/o kitsch. Io e Ray, condividendo le nostre esperienze, riusciamo a inserirci in fragili equilibri e a trovare il nostro personale mondo musicale. La sinergia tra questi due universi ha tanto da dire e questo progetto ci dà la possibilità di avvicinare il grande pubblico a un nuovo approccio ai capolavori della classica».

Siete entrambi molto attivi sui social e altre piattaforme digitali: solo così si possono interessare alla musica classica i giovani?

RC: «I social media ci mettono in relazione gli uni con gli altri a livello individuale. Sono un'espansione dei nostri stili di vita. Un numero sempre maggiore di giovani frequenta i social, quasi tutti hanno uno smartphone e navigano in rete. Se non sei sui social media è più difficile contattarti. Viviamo tempi in cui un numero vasto di scelte è offerto all'utente da angoli differenti. Se non cerchi di raggiungere il tuo pubblico qualcun altro lo farà al tuo posto. Per gli artisti giovani è un fattore molto importante. Più facile è il rapporto di accesso fra l'artista e il pubblico, tanto più probabile la possibilità che la gente abbia un rapporto emotivo con la musica».

LD'A: «Sicuramente il mondo dei social ha tanti aspetti negativi, ma è anche un veicolo importante per avvicinare diverse generazioni di ascoltatori. I social sono entrati a far parte della nostra vita quotidiana con tutti i loro difetti e pregi, obbligando il mondo a rivedere il modo di comunicare. Ovviamente i giovani nascono e crescono con questo tipo di tecnologia e per loro rappresenta la normalità, quindi è ovvio che la conoscenza della musica classica avvenga anche tramite i social, senza però dimenticare l'importanza di altre forme “classiche” di coinvolgimento e ascolto».

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