Chez d’Annunzio dall’eroe di Fiume al Vittoriale

Per gli ottanta anni della morte del poeta pubblicato il memoir dell’amico Boulenger
«Questo libro è un piccolo lago della memoria, di quella italiana, della geografia storica, dei luoghi di un tempo passato in cui specchiarsi e riflettere. A suo modo rappresenta un tassello importante del nostro patrimonio culturale oltre che un inedito sguardo sulla figura, sull’uomo, il Poeta e il guerriero d’Annunzio». Così Alex Pietrogiacomi nell’introduzione del volume “Chez d'Annunzio” (Collana Odoya Library, 160 pagine, €14) di Marcel Boulenger, traduzione Simona Malesci Turchet, uscito il 29 marzo con il patrocinio della Fondazione Vittoriale degli Italiani.
Marcel Boulenger (1873-1932) fu schermidore (vincitore della medaglia di bronzo nel fioretto individuale ai Giochi Olimpici del 1900 a Parigi), giornalista e uno dei primi scrittori a introdurre lo sport nella letteratura. Le sue opere – romanzi, critica, storia del costume – hanno tutta l’abilità e il mestiere che gli assicurano un posto nella letteratura francese contemporanea. Tra le sue numerose opere ricordiamo Nos élégances (1908), Apologie du duel (1919) e Éloge du snobisme (1926). Attraverso i suoi scritti ha collaborato con il Vate al ravvicinamento franco-italiano.
«Il più fedele degli amici» si firma il Vate in una lettera all’amico Boulenger che, dal canto suo, era «innamorato» del poeta, come ricorda il prezioso testo introduttivo Giordano Bruno Guerri. Dunque amico, confidente e depositario dell'aspirazione al ravvicinamento tra il popolo francese e quello italiano, Boulenger ci lascia questo memoir che Odoya e il curatore Alex Pietrogiacomi ripropongono a ottant’anni dalla morte del poeta pescarese.
I capitoli incedono cronologicamente: «eravamo al suo fianco, quando la guerra esplose nel 1914», scrive l’autore nell’incipit, anche se il primo capitolo è dedicato a Venezia e alla medaglia che d’Annunzio fece coniare per i patrioti nel 1916. Si procede con la descrizione tra il lirico e lo storico – la penna di Boulenger è particolarmente portata per il racconto di viaggio – dei rovinati paesi sulle rive del Piave alla fine della Grande Guerra; si passa all’ingresso nella regione del Quarnaro, cuore del breve «rettorato» dannunziano. Si incede entrando nella «città sacra» di Fiume e quindi al cospetto del suo Capitano (1920), dapprima dipinto nelle sue apparizioni ufficiali, in seguito in privato, da vicino, a pranzo…
Boulenger segue infine la «caduta» delle ambizioni irridentiste del poeta e la sua «cattività dorata» nella splendida tenuta che diventerà il Vittoriale degli Italiani sulle sponde del Benaco. Parliamo di Fiume, ma chi dice Fiume, dice Gabriele d’Annunzio chiosa Boulenger, che descrive accuratamente in un momento chiave (12 Settembre 1920) questo «straordinario fenomeno storico».
«Mi serve un porto» urlava la Jugoslavia. «Sono in casa mia!» rispondeva l’Italia e nel frattempo i soldati fedeli al proprio Capitano-poeta annodavano sacchettini contenenti poesie da sganciare dagli aeroplani, oppure sottraevano («belli come Dioscuri») quarantasei cavalli all’esercito regolare per restituirne altrettanti in peggiori condizioni.
I tipi umani di Fiume non sfuggono alla prosa unica del Boulenger: oltre agli «sportivi» Arditi, ci sono il vecchio garibaldino e il signorotto trentino che per cacciare gli austriaci ha raso al suolo i suoi possedimenti.
Viene omaggiata anche la Costituzione del Carnaro, scritta di suo pugno da d’Annunzio: un testo modernissimo per l’epoca, che portava innovazioni poi “saccheggiate” da Mussolini.
Nel capitolo dedicato all’approdo sulle sponde gardesane c’è anche un chiaro accenno agli aneliti del dopo-Fiume: «Io mi auguro di essere colui a cui un giorno si farà appello dicendo: “Ecco, non ci resta più che lui solo…”». Un’operazione di repêchage culturel come quella che Odoya fece con Guglielmo Marconi di Luigi Solari: questo delizioso e circostanziato Chez d’Annunzio si candida a rappresentare il più importante testo sul poeta a ottant’anni dalla sua morte.
Come la maggioranza dei volumi della collana Odoya Library, Chez d’Annunzio è illustrato. Le immagini sono gentilmente concesse dalla Società di Studi Fiumani dell’Archivio Museo Storico di Fiume (Roma). Alex Pietrogiacomi è giornalista, speaker radiofonico, docente di comunicazione e scrittore. È autore di Biglietto, prego (2012), Semplice, Elegante (2013), della postfazione di Barbalogia di G.V. Vannetti (2017) e della prefazione a Il Duca di Windsor di Alfredo de Giglio (2016). Suoi racconti sono presenti nelle raccolte Il futuro che non c’era (2013), Una bella bici che va… (2014), Siria. Scatti e parole (2014) e in varie riviste letterarie. Come curatore ha riproposto il Trattato della vita elegante (2011) di Balzac e, insieme a Simona Malesci Turchet, Apologia del duello (2017) di Marcel Boulenger.
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