Chiara Noschese: a Pescara porto “Chicago”, musical pieno di assassine traditrici

La protagonista (con Stefania Rocca) e regista racconta lo spettacolo L’edizione italiana è attesa domani in doppia replica al teatro Massimo
PESCARA. «“Chicago” si incastra perfettamente in un’epoca come quella attuale in cui essere un caso e finire sulle prime pagine dei giornali o diventare virali nel web sembra la necessità primaria. Me lo immagino violento, colorato, un’esplosione di eventi a tinte forti, in un mondo che è come un circo, eccessivo e irriverente, privo di etica e carico di intrighi, dove la notorietà esplode quanto più estremo è il crimine. Uno specchio grandguignolesco del nostro tempo». L’eclettica Chiara Noschese, regista nonché interprete, con Stefania Rocca, del musical “Chicago”, così presenta l’edizione italiana di uno dei maggiori successi di Broadway, vincitore di sei Tony Awards, in programma al teatro Massimo di Pescara domani 17 marzo per due rappresentazioni, alle 16,30 e alle 20,30. Prodotto da Stage Entertainment e Matteo Forte, “Chicago Il Musical” vede interpreti con Noschese (Mama Morton) e Rocca (Velma Kelly) Giulia Sol (Roxie Hart), Brian Boccuni (Billy Flynn), Cristian Ruiz (Amos Hart), Luca Giacomelli Ferrarini (Mary Sunshine). Ensemble: Federica Basso, Camilla Esposito, Anna Foria, Lorissa Mullishi, Vittoria Sardo, Carolina Sisto, Camilla Tappi, Pietro Mattarelli, Giovanni Abbracciavento, Mattia Fazioli, Alfonso Maria Mottola, Kevin Peci, Andrea Spata, Raffaele Rudilosso. Swing: Veronica Barchielli, Ilario Castagnola.
Scritto da John Kander (musica), Fred Ebb (testi e libretto) e Bob Fosse (libretto, regia e coreografia), firme presenti pure nel fortunato film del 2002 di Rob Marshall interpretato da Renée Zellweger, Catherine Zeta-Jones e Richard Gere, il musical racconta in teatro come al cinema le vicende di Roxie Hart, cantante di nightclub che uccide l’amante quando ne scopre il tradimento. Condannata per omicidio e finita in cella, Roxie trama per uscire di prigione con ogni mezzo. In galera, dove conquista le simpatie della secondina Mama Morton, Roxie incontra il suo idolo, la cantante jazz Velma, anche lei assassina. Le due uniscono le forze e con l’astuto avvocato Billy Flynn complottano per riconquistare libertà e fama nella Chicago underground. Canzoni indimenticabili trasportano lo spettatore nella metropoli degli anni Venti, negli anni ruggenti del jazz e del proibizionismo.
Non manca la denuncia del ruolo ambiguo dei media e dello svilimento della giustizia, dileggiata come fosse un circo, con la violenza che assume i caratteri di forma di intrattenimento.
Signora Noschese, com’è nata l’idea di proporre il musical “Chicago” alle platee italiane?
In realtà la scelta non è mia, la regia mi è stata commissionata dalla produzione, ma ho accettato ben volentieri perché “Chicago” è un musical molto bello, pieno di colpi di scena. Non è usuale, come il classico musical buonista, al contrario vi sono omicidi, persone brutte sporche e cattive, si parla di assassine, traditrici, fedifraghe.
Complicato essere regista e interprete?
Il lavoro di regia è stato più coinvolgente, perché dovevo rispondere a vari comparti, le scenografie, i costumi, tutta la parte tecnica dell’allestimento, oltre a dirigere gli attori. Indubbiamente curare la regia è più affascinante che fare solo l’interprete.
Da regista pretende di più da stessa interprete?
No, io sono stata molto poco concentrata su me stessa, ho iniziato a dedicarmi a me solo a partire dalla 15ª replica, prima mi sono concentrata su loro, sugli attori, avendo anche degli assistenti molto bravi ti trascuri un po’.
Aveva già lavorato con Stefania Rocca? Come vi siete trovate insieme? Sul palcoscenico nascono amicizie?
Non avevamo mai lavorato insieme, è la prima volta, ma ci siamo trovate bene. Lei era poco abituata ai musical, ma abbiamo lavorato tanto. Con gli attori a volte si diventa amici altre volte no, dipende, ma sono sempre incontri umani. Con qualcuno, invece, già ci conoscevamo, Cristian Ruiz, Brian Boccuni. Alla fine abbiamo tirato su un bel gruppo.
Come sta andando la tournée?
Abbiamo festeggiato l’altroieri la 100ª recita. Abbiamo debuttato a ottobre al Nazionale di Milano, sede della compagnia Stage Entertainment, e saremo ancora in tournée con tante altre date in giro per l’Italia.
Suo padre Alighiero Noschese, molto più che un imitatore, ha fatto la storia della Rai. Che insegnamento le ha lasciato?
Non avere gerarchie, ma nutrire rispetto. Il teatro è fatto di gerarchie, invece il suo più grande insegnamento è stato quello di rispettare tutti, dall’ultimo macchinista al primo attore.
Allieva di Gigi Proietti, diretta da Pietro Garinei e Saverio Marconi nella commedia musicale, qual è stato l’incontro più importante per il suo percorso?
La mia stella cometa è stata Gigi Proietti, avevo già deciso giovanissima di fare la sua scuola, quando ero ancora al liceo. Appena diplomata sono corsa a iscrivermi al suo Laboratorio di esercitazioni sceniche. Ma in generale tutti i grandi talenti sono sempre di grande ispirazione.
Che legami ha con l’Abruzzo?
Ultimamente ho lavorato tanto con il produttore avezzanese Michele Gentile e la sua compagnia Enfi Teatro, che ha prodotto la pièce interpretata da me e Nancy Brilli “Manola” di Margaret Mazzantini e “Taxi a 2 piazze”, in cui ho diretto Barbara D’Urso. Sono stata tanto tempo a contatto con gli abruzzesi.